L’inclusione del Venezuela nella lista di sponsor per il terrorismo non è preludio a un’invasione

Pubblicato il 22 novembre 2018 alle 15:21 in USA e Canada Venezuela

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L’inclusione del Venezuela della lista dei paesi che promuovono il terrorismo da parte degli Stati Uniti non è il preludio ad un’operazione militare. Lo ha dichiarato alla versione in inglese dell’agenzia di stampa russa Sputnik Lazar Chejyfec, docente di studi latinoamericani presso l’Università statale di San Pietroburgo.

Non siamo più negli anni Ottanta, quando gli Stati Uniti invasero Grenada, e poi il Venezuela non è Grenada, dove non c’era nessuno a contrastare la fanteria americana” – ha spiegato l’esperto, in aperto riferimento al paragone fatto da Donald Trump nell’agosto 2017, quando presentò le operazioni contro Grenada (1983) e Panama (1989) come esempi da seguire per porre fine alla crisi venezuelana.

Secondo Chejfec, l’ipotetica invasione del Venezuela avrebbe gravi conseguenze sia nelle relazioni internazionali, sia in quelle con le organizzazioni sudamericane. Non importa quale sia l’atteggiamento di alcuni paesi latinoamericani nei confronti del governo di Nicolás Maduro – ha sottolineato l’esperto – è improbabile che anche i più duri nei confronti di Caracas vogliano il rovesciamento del governo chavista per mezzo di u ’intervento militare straniero. Di conseguenza sembra improbabile che paesi come la Colombia o il Brasile accettino di fornire il loro territorio e le loro strutture militari per favorire un’invasione via terra.

“Inoltre, sarebbero necessarie alcune sanzioni da parte di organizzazioni internazionali. Non credo che gli statunitensi si assumano la responsabilità di farlo unilateralmente”-  ha affermato Chejfec.

Le organizzazioni internazionali sudamericane e le Nazioni Unite, secondo l’esperto, non autorizzeranno mai un’operazione militare statunitense contro il Venezuela, quindi Washington si limiterà alle dichiarazioni, all’inclusione nella lista dei paesi che sostengono il terrorismo e al rafforzamento delle sanzioni già esistenti.

Riguardo ai presunti legami tra le autorità venezuelane e il movimento libanese Hezbollah, denunciato proprio dagli Stati Uniti per inserire Caracas nella lista degli sponsor del terrorismo, Chejfec crede che si tratti di dichiarazioni “illogiche e senza prove” a sostenerle. “Non mi piace molto la tendenza a creare una corrente nell’opinione pubblica, facendo accuse che non sono supportate da alcuna prova concreta” – ha affermato l’esperto pietroburghese.

Chejfec ha spiegato che, come prova, è necessario nominare persone specifiche, importi specifici, canali specifici attraverso i quali le persone in questione hanno trasferito gli importi in questioni. Tutto ciò non è stato fatto. “Il fatto che l’ex vicepresidente del Venezuela, Tareck El Aissami, sia di origine araba, non lo trasforma automaticamente in un agente dell’intelligence straniera e non significa che egli collabori con i terroristi” — ha detto Heifets.

Per quanto riguarda le conseguenze per le relazioni del Venezuela con gli altri stati, dopo la sua inclusione in questo elenco, così come per le sanzioni, l’esperto crede che non ci saranno conseguenze. “I paesi che collaborano con Caracas potrebbero non prestare particolare attenzione a queste sanzioni, dal momento che contro essi stessi sono oggetto di sanzioni. Le stesse sanzioni non impediscono in alcun modo la piena vita economica della Russia, della Cina o di Cuba” – ha spiegato l’esperto, ricordando che da Washington continua comunque ad acquistare petrolio venezuelano.

Sicurezza internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale

Traduzione dallo spagnolo e dall’inglese e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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