Gli USA installano “posti di osservazione” in Siria al confine con la Turchia

Pubblicato il 22 novembre 2018 alle 16:20 in Siria USA e Canada

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Gli Stati Uniti stanno installando “posti di osservazione” lungo parti del confine tra la Siria e la Turchia, nel tentativo di ridurre al minimo le tensioni tra Ankara e i curdi delle Syrian Democratic Forces (SDF) ed evitare che i loro rapporti conflittuali ostacolino la sconfitta definitiva dello Stato Islamico nel Paese mediorientale. È quanto riferito dal Segretario americano alla Difesa, James Mattis, mercoledì 21 novembre.

Nell’annunciare l’istituzione dei posti di osservazione, il capo del Pentagono ha sottolineato che tale decisione è stata presa in stretta collaborazione con la Turchia, che riceverà in tal modo l’assistenza di Washington nel proteggere i suoi confini dalle minacce provenienti dal Paese mediorientale, entrato, ormai, nel suo ottavo anno di guerra civile. Per tale ragione, ha spiegato Mattis, i posti di osservazione “saranno contrassegnati in modo molto chiaro, sia di giorno sia di notte, in modo che i Turchi sappiano sempre dove sono”.

I rapporti tra Washington e Ankara, alleate all’interno della NATO, sono alquanto complessi in Siria, dove gli Stati Uniti guidano una coalizione internazionale che combatte il regime di Damasco, guidato dal presidente siriano, Bashar al-Assad, sostenuto, invece, dalla Russia e dall’Iran. La Turchia, da parte sua, da un lato collabora con gli Stati Uniti, ad esempio nell’ambito dei pattugliamenti congiunti effettuati dalle forze dei due Paesi a partire dall’1 novembre nella città di Manbij. Dall’altro, non apprezza il sostegno di Washington alle SDF, l’alleanza a guida curda che combatte il regime di Damasco e i militanti dell’ISIS e che, per tale ragione, ha rappresentato invece per gli Stati Uniti un prezioso alleato. Una delle componenti principali delle SDF è l’Unità di Protezione Popolare (YPG), che Ankara considera un’estensione del Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK) e, pertanto, al pari di questo, un’organizzazione terroristica. In particolare, Ankara teme che il controllo da parte dei combattenti curdi delle SDF di una regione semiautonoma nel nord della Siria possa alimentare le ambizioni separatiste dei curdi in Turchia.

Per tali ragioni, dal 2016, Ankara ha effettuato le operazioni “Scudo dell’Eufrate” e “Ramo d’Olivo” contro le forze curde in Siria. L’operazione “Scudo dell’Eufrate” è stata lanciata dalla Turchia il 24 agosto 2016. Trattasi di una campagna militare nel nord della Siria finalizzata a “mettere in sicurezza il confine” turco-siriano dalla minaccia dell’ISIS e a frenare l’espansione dei curdi delle YPG e dei militanti dello Stato Islamico ad est di Afrin. In seguito alla conclusione di tale operazione il 30 marzo 2017, Ankara ha istituito sistemi locali di governance nel territorio da essa controllato e protetto.

Una dinamica analoga si è verificata nella regione siriana di Afrin, dove, il 20 gennaio, la Turchia ha lanciato l’operazione “Ramo d’Olivo”, una campagna militare finalizzata a sottrarre il controllo del distretto alle forze curde, per imporvi quello turco. L’obiettivo di Ankara, in particolare, era quello di liberare l’area dal terrorismo e di creare una zona cuscinetto dell’estensione di 30 chilometri al confine tra Siria e Turchia. L’esercito turco ha raggiunto il suo obiettivo il 18 marzo, quando ha preso il controllo della città, sottraendola alle forze curde.

Gli Stati Uniti lamentano da tempo il fatto che le tensioni fra la Turchia e le SDF rallentano i progressi nella lotta contro i militanti dello Stato Islamico. Il mese scorso, le SDF hanno interrotto un’offensiva diretta contro l’ISIS, dopo che la Turchia aveva bombardato le posizioni curde dal nord della Siria. L’11 novembre, l’alleanza a guida curda ha annunciato che avrebbe ripreso la sua offensiva contro lo Stato Islamico.

In tale contesto, i posti di osservazione, che non impegneranno un numero maggiore di forze statunitensi rispetto alle 2.000 unità attualmente attive nel teatro siriano, hanno lo scopo di assicurare che la Turchia e le SDF restino concentrate sulla rimozione definitiva delle roccaforti dello Stato Islamico, piuttosto che sulla reciproca rivalità. Uno degli obiettivi dell’istituzione dei posti di osservazione, ha spiegato Mattis, è mantenere le SDF impegnate nella lotta contro lo Stato Islamico, in modo che possano contribuire alla sconfitta definitiva del Califfato al livello geografico.

L’ISIS si è inserito nel conflitto siriano nel 2013, quando ha fatto la sua comparsa nella parte settentrionale e orientale del Paese, in seguito alla conquista di vaste porzioni del territorio iracheno. Il gruppo aveva dichiarato un califfato transfrontaliero in Siria e in Iraq il 29 giugno 2014, prendendo il controllo di gran parte della Siria e di 1/3 del territorio iracheno. Tuttavia, in seguito alla battaglia di Raqqa, avvenuta il 17 ottobre 2017, ha perso terreno, mantenendo solamente il controllo di piccole aree isolate e desertiche.

Attualmente, lo Stato Islamico è confinato in una piccola area della Siria orientale in prossimità del fiume Eufrate, vicino al confine con l’Iraq. Il 14 novembre, il rappresentante speciale degli Stati Uniti per la Siria, James Jeffrey, ha dichiarato che “la sconfitta del gruppo dello Stato Islamico in Siria è vicina” e che, non a caso, le SDF hanno rinnovato l’offensiva diretta verso l’ultima enclave del gruppo nella Siria orientale, grazie al sostegno aereo della coalizione. Jeffrey, tuttavia, ha aggiunto che l’ISIS dovrà essere tenuto sotto controllo anche dopo la sua sconfitta per assicurare non riemerga. In tale contesto, ha sottolineato il funzionario americano, gli Stati Uniti lavoreranno con gli altri Stati della regione per raggiungere un accordo postbellico per il Paese dilaniato dal 2011 da una guerra civile che, ad oggi, ha provocato la morte di almeno 500.000 persone e milioni di rifugiati.

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Roberta Costanzo

di Redazione

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