XXVI vertice iberoamericano senza Ortega e Maduro

Pubblicato il 19 novembre 2018 alle 19:31 in America Latina

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I due presidenti più questionati dell’America Latina, Nicolás Maduro e Daniel Ortega, non hanno preso parte al XXVI Vertice Iberoamericano che si è svolto durante lo scorso fine settimana in Guatemala. In loro assenza, molti dei leader presenti hanno lanciato un appello per la democrazia e il rispetto dei diritti umani nella regione, anche se pochi hanno fatto esplicito riferimento a Nicaragua e Venezuela.

Tra i più duri il presidente del Costa Rica, Carlos Alvarado, che ha chiesto un intervento della comunità internazionale nella crisi in Nicaragua in modo che attraverso “l’utilizzo di strumenti diplomatici” si favorisca un miglioramento della situazione, che vive negli ultimi mesi un grave deterioramento. La crisi in Nicaragua, generata da proteste contro il governo sandinista di Daniel Ortega e dalla conseguente repressione, ha provocato finora, secondo le diverse stime, tra 325 e 535 morti. La crisi coinvolge direttamente il Costa Rica, che ha ricevuto più di 30.000 richieste di asilo dal Nicaragua negli ultimi sei mesi, un nuovo esodo che diventa ogni giorno più simile al flusso migratorio che sta vivendo il Venezuela.

La profonda crisi sociale, politica e umanitaria in cui sia il Nicaragua che il Venezuela sono precipitati è il problema più urgente che deve affrontare il blocco Ibero-Americano, che raggruppa Andorra, Argentina, Bolivia, Brasile, Cile, Colombia, Costa Rica, Cuba, Ecuador, El Salvador, Guatemala, Honduras, Messico, Nicaragua, Panama, Paragauay, Perù, Portogallo, Repubblica dominicana, Spagna, Uruguay e Venezuela. Daniel Ortega ha annunciato venerdì 15 novembre, a poche ore dall’inaugurazione ad Antigua Guatemala, che non avrebbe partecipato al summit.

I leader latinoamericani hanno espresso inoltre, la necessità di misure per contenere la migrazione illegale tramite politiche di riequilibrio sociale e lotta contro la disuguaglianza. Quasi tutti i leder presenti hanno espresso preoccupazione per le sorti della carovana di migliaia di migranti che attraversa il Messico diretta negli Stati Uniti.

Il Presidente del governo spagnolo, Pedro Sánchez, che ha partecipato per la prima volta ad un Vertice Iberoamericano, ha esortato i paesi della “comunità latinoamericana” a difendere i valori della democrazia contro l’autoritarismo, perché questo è “l’unico sistema in grado di superare la paura, la costruzione di muri e il discorso xenofobo”.

“Di fronte alla tentazione di un isolazionismo nazionale a cui stiamo assistendo in molte parti del mondo, la costruzione di muri divisori, discorsi xenofobi e ultranazionalisti, la comunità latinoamericana offre un’alternativa di speranza sulla base di valori come il rispetto per la diversità, la solidarietà e l’incontro” – ha detto Sánchez, che partecipava al vertice assieme al Re Felipe VI.

Sánchez è stato criticato per aver parlato di “discorso xenofonbo” in cui molti hanno letto un riferimento al presidente eletto del Brasile, Jair Bolsonaro, che non essendosi ancora insediato, non ha partecipato al vertice, mentre non ha fatto riferimento alla crisi in Venezuela e Nicaragua. 

Il Re Felipe VI, da parte sua, ha elogiato la Costituzione spagnola nel suo quarantesimo anniversario e la ha definita “un esempio straordinario di accordo, patto e riconciliazione”. Il capo dello Stato spagnolo ha definito l’America Latina “una grande famiglia” e ha chiesto ai presidenti presenti di rendere la comunità iberoamericana “unita e attiva” indipendentemente dalle differenze politiche.

L’unico leader bolivariano presente Venezuela ad Antigua Guatemala, data l’assenza del cubano Miguel Díaz-Canel, in visita di stato in Vietnam, era il presidente della Bolivia, Evo Morales, che non ha fatto alcun riferimento ai suoi partner del Venezuela e Nicaragua, e ha preferito a concentrarsi sulla crisi migratoria e sulla la lotta contro il cambiamento climatico “conseguenza del consumismo e del capitalismo”. Morales ha fatto un riferimento indiretto al Venezuela quando ha invitato i leader presenti a condannare “ogni forma di intervento straniero” che minaccia la sovranità dei paesi della regione e pretende di “minare i governi legittimi”. Il leader boliviano ha criticato gli Stati Uniti per essere “il paese che inquina il mondo”, che ha abbandonato gli obiettivi del pianeta nel contrasto al cambiamento climatico.

Al vertice hanno preso parte i presidenti uscenti di Brasile e Messico, Michel Temer ed Enrique Peña Nieto, i presidenti di Bolivia, Costa Rica, Ecuador, El Salvador, Guatemala, Honduras, Panama, Paraguay, Perù e Repubblica Dominicana, le vicepresidenti di Argentina, Colombia e Uruguay, Gabriela Michetti, Marta Lucía Ramírez e Lucía Topolansky, i ministri degli esteri di Cuba, Nicaragua e Venezuela, il premier di Andorra Antoni Martí, il Re Felipe VI e il presidente del governo Pedro Sánchez per la Spagna, il presidente Marcelo Rebelo de Sousa e il premier António Costa per il Portogallo. Il Cile era rappresentato dalla ministra per le donne e per le pari opportunità Isabel Plà.

 

Sicurezza internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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