Presidente iracheno in visita ufficiale in Arabia Saudita

Pubblicato il 19 novembre 2018 alle 13:23 in Arabia Saudita Iraq

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Il presidente iracheno, Barham Salih, si è recato in Arabia Saudita, domenica 18 novembre, segnando la tappa finale del suo tour di 5 Paesi. Il neoeletto leader si è altresì recato in Kuwait, negli Emirati Arabi Uniti, in Giordania e in Iran prima di volare a Riad.

Per diversi anni, l’Arabia Saudita e l’Iraq hanno lavorato insieme per ricostruire i legami di vicinato che si erano inaspriti dopo l’alleanza di Baghdad con Teheran. Tuttavia, riaprendo il confine condiviso, incoraggiando gli scambi commerciali e ospitando eventi sportivi, i due Paesi hanno mostrato la volontà di riconnettersi sia politicamente sia economicamente.

L’ex primo ministro iracheno, Haider Al Abadi, aveva visitato l’Arabia Saudita due volte nel 2017, fissando come obiettivo il raggiungimento di 22,5 miliardi di Dirham di scambi commerciali per i successivi 10 anni. Nonostante ciò, già nel 2015 l’apertura dell’ambasciata saudita a Baghdad e dei consolati a Bassora e Najaf aveva segnato un cambiamento nei rapporti tra i 2 Paesi.

Tuttavia, mentre l’Arabia Saudita “corteggiava” i leader iracheni a porte chiuse, durante il fine settimana, il suo nemico regionale, l’Iran, ha fatto un’apparizione pubblica presso la Fiera Internazionale di Baghdad. Un intero hangar è stato riservato per alcune delle 60 aziende iraniane partecipanti, mentre nessuna azienda saudita ha partecipato.

Il confine tra l’Arabia Saudita e l’Iraq era stato chiuso nel 1990, dopo che i 2 Paesi avevano tagliato tutti i rapporti, in seguito all’invasione del Kuwait da parte di Saddam Hussein, avvenuta il 2 agosto dello stesso anno. Da quel momento, e per i successivi 27 anni, il confine veniva aperto una sola volta all’anno, per permettere il transito dei fedeli iracheni durante la stagione del pellegrinaggio.

I rapporti tra Iran e Iraq, invece, sono migliorati dopo la caduta dell’ex presidente iracheno, Saddam Hussein, il 9 aprile 2003 e, più in particolare, dopo l’instaurazione di un governo sciita in Iraq, che ha sostituito il regime sunnita di Saddam. Secondo quanto previsto dalla costituzione irachena del 2005, le principali cariche dello Stato rappresentano le tre comunità principali del Paese: sunniti, sciiti e curdi. Il presidente della repubblica è esponente della comunità curda, il primo ministro di quella sciita e il presidente del parlamento di quella sunnita.

In seguito all’occupazione dell’Iraq da parte dell’ISIS, l’Iran è intervenuto militarmente nel Paese per sostenere l’esercito iracheno. Il 26 luglio 2017, l’Iran e l’Iraq hanno firmato un memorandum d’intesa su una cooperazione ad ampio raggio nei settori militare e della difesa. Il rafforzamento delle relazioni tra Iran e Iraq preoccupa l’Arabia Saudita che teme l’espansione dell’influenza dell’Iran nella regione.

La trasferta di Salih arriva in un momento caratterizzato da grandi sfide per governo iracheno, le quali lo hanno spinto rientrare in contatto con “vecchi amici”. La triennale guerra dell’Iraq contro l’ISIS ha lasciato il Paese con un’economia fragile e cittadini addolorati, portando alla luce diverse difficoltà che hanno a loro volta esacerbato le divisioni presenti all’interno del governo. Già a febbraio, le autorità irachene avevano stimato che l’Iraq avrebbe avuto bisogno di 88,2 miliardi di dollari per ricostruire il Paese.

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Alice Bellante

di Redazione

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