Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Regno Unito e USA creano commissione per la guerra in Yemen

Pubblicato il 16 novembre 2018 alle 16:23 in Emirati Arabi Uniti Yemen

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Gli Emirati Arabi Uniti, lArabia Saudita, gli Stati Uniti e il Regno Unito, giovedì 15 novembre, hanno istituito una commissione per affrontare la crisi economica e umanitaria in corso nello Yemen.

Le 4 nazioni hanno concordato listituzione di un comitato consultivo che si riunirà una volta al mese per stabilire misure volte a stabilizzare la valuta dello Yemen, gestire i flussi di valuta estera e sostenere il governo nel migliorare la sua gestione economica. I promotori di questa iniziativa hanno inoltre espresso il loro sostegno per l’inviato dell’ONU nello Yemen, Martin Griffiths, il quale è deciso a portare tutte le parti coinvolte nel conflitto al tavolo dei negoziati per lavorare su una soluzione politica.

Tali sviluppi sono arrivati dopo che lo sceicco Mohammed bin Zayed, il principe ereditario di Abu Dhabi e il vicecomandante supremo delle forze armate degli Emirati Arabi Uniti hanno deciso di tenere dei colloqui con il partito di Al Islah dello Yemen. Durante tale incontro, tenutosi la sera di mercoledì 14 novembre, lo sceicco Mohammed ha esaminato gli ultimi sviluppi del Paese con il presidente di Al Islah, il colonnello Mohammed Abdullah Al Yidoumi e il segretario generale Abdulwahab Ahmad Al Anisi. I leader di Al Islah hanno espresso la loro gratitudine agli Emirati Arabi Uniti e alla coalizione a guida saudita per i loro sforzi contro i ribelli Houthi, sostenuti dall’Iran.

“L’incontro è visto come un passo positivo e importante verso il rafforzamento e l’unione della coalizione araba per aiutare le forze filogovernative a riconquistare gran parte delle aree controllate dai ribelli” ha dichiarato Adnan Al Adaini, vice capo del dipartimento di informazione del Partito Isla. Al Adaini ha inoltre accusato il Qatar di aver giocato un ruolo importante nel minare la sicurezza nello Yemen e nella regione araba. Al Islah ha combattuto a fianco delle forze fedeli al presidente yemenita Mansur Hadi nella provincia di Marib, a est di Sanaa, per 3 anni.

Hadi, mercoledì 14 novembre, si è reso disponibile a partecipare ai colloqui proposti dall’ONU per porre fine ai combattimenti nel suo Paese, ma ha anche promesso di liberare la città portuale ribelle di Hodeidah, indipendentemente dal processo di pace. Il suo collaboratore Abdullah Al Alimi ha affermato che il presidente ha dato severe istruzioni ai comandanti dell’esercito per evitare vittime civili, ma ha anche fatto pressione per portare avanti i negoziati di pace.

Giovedì 15 novembre, Hodeidah si era stabilizzata per il terzo giorno consecutivo dopo quasi 2 settimane di intensi combattimenti tra i ribelli Houthi e la coalizione araba. Un residente di Hodeidah aveva tuttavia dichiarato a The National che i ribelli sostenuti dall’Iran hanno schierato decine di bambini per sostituire i disertori e i combattenti fatti prigionieri dalla coalizione.

Il conflitto in corso nello Yemen, attualmente il Paese più povero del mondo arabo, sede di circa 28 milioni di persone, è iniziato con l’occupazione, avvenuta nel 2014, della capitale, Sanaa, da parte ribelli Houthi, i quali hanno poi rovesciato il governo internazionalmente riconosciuto del presidente Abd-Rabbu Mansour Hadi. Preoccupata per l’ascesa dei ribelli Houthi, i quali si ritiene che godano del sostegno iraniano, una coalizione militare sostenuta dagli Stati Uniti, dall’Arabia Saudita e dagli Emirati è intervenuta nel 2015 con una massiccia campagna aerea volta a reinstallare il governo di Hadi.

Nella prima settimana di novembre, il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha chiesto un’immediata interruzione dei combattimenti, avvertendo la comunità internazionale che il Paese si trova su un precipizio e potrebbe dover affrontare la peggiore carestia del mondo per decenni, se la violenza continua. Sempre secondo le Nazioni Unite, circa 22 milioni di yemeniti hanno attualmente bisogno di assistenza umanitaria.

Come se non bastasse, anche le agenzie umanitarie continuano ricordare alle parti belligeranti che combattere a Hodeidah, il punto di ingresso della maggior parte delle importazioni commerciali e degli aiuti dello Yemen, rischia di aggravare la terribile crisi umanitaria in corso nel Paese. La città portuale del Mar Rosso è il punto di ingresso per circa il 70% delle importazioni commerciali del Paese e di una vasta parte degli aiuti umanitari inviati sotto la supervisione dell’ONU.

Ogni 10 minuti, in media, un bambino muore in Yemen. Più di 400.000 bambini muoiono di fame. Un altro milione e mezzo è gravemente malnutrito e ha bisogno di aiuti per sopravvivere.

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Alice Bellante

di Redazione

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