L’EU e il mercato delle armi: siamo responsabili delle morti in Yemen

Pubblicato il 15 novembre 2018 alle 16:05 in Europa Yemen

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L’UE è il secondo maggior fornitore di armi al mondo, dopo gli Stati Uniti, ed esporta oltre un quarto delle vendite mondiali di armi. In tale contesto, le vendite europee verso l’Arabia Saudita sono state aspramente criticate: la posizione dell’Unione Europea e quella degli europei. 

I Paesi che violano le norme dell’UE sulle vendite di armi devono essere sottoposti a sanzioni, secondo quanto deciso dal Parlamento europeo il 14 novembre. La posizione comune dell’UE sulle esportazioni di armi si basa su otto criteri che i governi devono applicare per attribuire o meno la licenza per l’esportazione di armi. I legislatori europei hanno dichiarato, a tale proposito, che le vendite di armi in Arabia Saudita violano sei di questi criteri. “Nello Yemen, le armi europee sono fondamentalmente responsabili della guerra in atto”, ha dichiarato Sabine Losing, una euro-parlamentare tedesca che ha condotto numerosi sforzi, durante la sua carriera, per rendere i governi responsabili in tale settore. “La posizione comune sulle esportazioni di armi deve essere attuata in modo efficace e deve essere implementato, tra le altre cose, un meccanismo di sanzioni”, ha aggiunto la Losing. 

A seguito dell’assassinio del giornalista saudita, Jamal Khashoggi, il Parlamento Europeo ha approvato due risoluzioni che sollecitano il rispetto dei limiti alla vendita di armi e il rafforzamento dei controlli. Tali decisiono sono, tuttavia, non vincolanti. Il 9 novembre, la Norvegia è stato l’ultimo Paese ad annunciare la sospensione delle esportazioni di armi in Arabia Saudita, a seguito all’assassinio di Khashoggi e della guerra in corso in Yemen. Anche la Svizzera e la Germania hanno annunciato l’interruzione delle esportazioni nel settore della difesa verso Arabia Saudita, sempre a seguito dell’omicidio del giornalista. La Francia, invece, che è stata oggetto di attacchi da parte di alcuni gruppi per i diritti umani, proprio a proposito del commercio verso l’Arabia Saudita, ha preso una posizione meno netta. Il presidente francese, Emmanuel Macron, ha insistito sul fatto che la vendita di armi a Riad, il secondo maggior cliente francese dopo l’India, non ha nulla a che fare con il caso Khashoggi. “Non si dovrebbe mescolare tutto”, ha dichiarato Macron, definendo gli appelli per l’arresto delle vendite di armi, legati all’omicidio del giornalista, come “pura demagogia”. “Posso capire il legame con lo Yemen, ma non con il signor Khashoggi”, ha, però, aggiunto. Le decisioni a tale riguardo, tuttavia, tardano ad arrivare. 

La Francia ha dichiarato, inoltre, che non crede che le sue armi siano state usate contro i civili nel conflitto in Yemen. “A mia conoscenza, le armi che abbiamo venduto di recente non sono state usate contro i civili”, ha affermato il ministro della Difesa francese, Florence Parly. Il ministro ha difeso le esportazioni di armi “relativamente modeste” della Francia verso l’Arabia Saudita, affermando che sono soggette a severe restrizioni. Ha poi aggiunto che la Francia stava esercitando “pressioni incessanti” sulle Nazioni Unite per un accordo politico in Yemen. La Francia è il terzo maggiore esportatore di armi al mondo e annovera tra gli acquirenti più importanti gli Emirati Arabi Uniti e l’Arabia Saudita. Entrambi i Paesi sono attori principali del conflitto yemenita. Il quotidiano The New Arab sottolinea che le procedure per l’attribuzione delle licenze per l’esportazione di armi, in Francia, non sono sottoposte al controllo parlamentare e sono approvate attraverso un comitato guidato dal primo Ministro e che include i ministeri degli Esteri, della Difesa e dell’Economia. Tuttavia, il 31 ottobre, in una dichiarazione pubblica, Parly ha ribadito che la guerra in Yemen deve finire. “È decisamente ora che questa guerra finisca ed è importante – ed è una priorità per la Francia – che la situazione umanitaria migliori e che gli aiuti umanitari possano arrivare nel Paese”, ha dichiarato Parly. “Questa situazione è un vicolo cieco, quindi questa guerra deve fermarsi, è una priorità”.

Il conflitto in corso in Yemen, Paese di circa 28 milioni di persone, è iniziato con l’occupazione, avvenuta nel 2014, della capitale, Sana’a, da parte dei ribelli Houthi, che hanno poi rovesciato il governo internazionalmente riconosciuto del presidente, Abd-Rabbu Mansour Hadi. Preoccupata per l’ascesa dei ribelli sciiti Houthi, che si ritiene che godano del sostegno iraniano, una coalizione militare sostenuta dagli Stati Uniti, dall’Arabia Saudita e dagli Emirati è intervenuta nel 2015 con una massiccia campagna aerea volta a reinstallare il governo di Hadi. I combattimenti in Yemen hanno causato la morte di quasi 10.000 persone dal 2015 e ha scatenato quella che l’ONU ha denominato “la peggiore crisi umanitaria del mondo”. Circa 14 milioni di persone nello Yemen ora affrontano la carestia, con oltre 22 milioni di yemeniti, tre quarti della popolazione, che necessitano di assistenza umanitaria. Come altre nazioni europee, la Francia è stata sottoposta a una crescente pressione a causa del commercio di armi con il Regno Saudita. Tali pressioni sono aumentate a seguito dell’omicidio del giornalista Khashoggi all’interno del consolato saudita a Istanbul. Secondo un sondaggio, riportato dal quotidiano, il 75% dei francesi vuole che Macron sospenda le esportazioni di armi verso l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti. L’Europa, quindi, ora guarda alla Francia ed attende la sua decisione. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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