Eritrea: Onu revoca l’embargo dopo 9 anni

Pubblicato il 15 novembre 2018 alle 9:28 in Africa Eritrea

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Le Nazioni Unite hanno revocato l’embargo contro l’Eritrea dopo 9 anni dalla sua imposizione.

La risoluzione, adottata all’unanimità dal Consiglio di sicurezza nella giornata di mercoledì 14 novembre, segue la normalizzazione dei rapporti tra Eritrea ed Etiopia, avvenuta attraverso la firma di due accordi di pace, il 9 luglio e il 16 settembre, che hanno posto fine allo stato di guerra tra i due Paesi, in vigore dal maggio 1998. L‘Onu ha tuttavia deciso di mantenere l’embargo sulle armi e un bando sul carbone contro la Somalia, in quanto principali fonti di finanziamento per i jihadisti di al-Shabaab.

Da parte sua, il governo di Asmara ha accolto positivamente la decisione, congratulandosi con tutti i cittadini eritrei. La nuova risoluzione loda gli sforzi volti alla pace, alla stabilità e alla riconciliazione nella regione del Corno d’Africa attuati dal premier etiope, Abiy Ahmed, in carica dallo scorso 2 aprile. Ahmed, oltre ad aver avviato una serie di riforme per favorire ulteriormente la crescita economica dell’Etiopia, ha promosso la normalizzazione delle relazioni tra tutti i Paesi del Corno d’Africa, schierandosi altresì a favore della richiesta di una commissione internazionale per far sospendere l’embargo contro l’Eritrea.

Dalla firma del primo accordo di pace tra Etiopia ed Eritrea è stata inaugurata una stagione di apertura tra i vicini della regione, che hanno iniziato a normalizzare le relazioni gli uni con gli altri. Alla fine di luglio il presidente somalo, Abdullahi Fermajo, si è recato in visita ufficiale ad Asmara per riallacciare i rapporti con l’Eritrea, che erano interrotti da circa dieci anni, dallo scoppio della guerra con Addis Abeba. Infine, il 6 settembre, in occasione di un summit ad Asmara, Eritrea e Gibuti hanno deciso di rilanciare i propri legami dopo dieci anni.

Ad avviso dell’ufficio di Ahmed, la decisione dell’Onu di eliminare l’embargo contro l’Eritrea avrà effetti molto importanti, come il miglioramento della stabilità del Paese e la costruzione di una pace duratura in tutto il Corno d’Africa. “Innalzerà ulteriormente la collaborazione raggiunta nella regione nel corso dei mesi passati”, ha commentato l’ufficio del premier etiope.

L’Eritrea, ex colonia italiana, ha ottenuto l’indipendenza dall’Etiopia nel 1993. Ad oggi, il Paese, governato dal presidente Afwerki da 24 anni, non possiede una propria Costituzione. Le organizzazioni umanitarie denunciano che le violazioni dei diritti umani sono all’ordine del giorno e, spesso, riportano episodi di detenzioni forzate, abusi contro i prigionieri e torture. I media dell’Eritrea non sono altresì liberi e indipendenti. Nel 2009, il Consiglio di sicurezza dell’Onu impose un embargo sulle armi ed altre sanzioni contro l’Eritrea per l’appoggio fornito ai militanti di al-Shabaab e per il rifiuto di risolvere la disputa con il Gibuti, alleato chiave degli Stati Uniti nel Corno d’Africa. 

L’incaricato d’affari eritreo, Amanuel Giorgio, ha definito le sanzioni “misure punitive ingiustificate” e, dopo il voto del Consiglio, ha riferito che l’Eritrea è determinata a raddoppiare i propri sforzi per collaborare strettamente con i vicini per la stabilità e la giustizia. Nell’ultimo anno, secondo il Foreign Office del Regno Unito, l’Eritrea ha detenuto il tasso più basso di terrorismo di tutto il Corno d’Africa. Tale informazione è stata confermata dal Global Terrorism Index del 2017, che ha posizionato Asmara al 134 posto su una scala di 163 Paesi di cui è stata analizzata l’incidenza della minaccia terroristica.

In merito alla Somalia, il Consiglio di sicurezza ha condannato i continui attacchi di al-Shabaab, l’ultimo dei quali è avvenuto il 9 novembre a Mogadiscio, dove alcuni jihadisti armati di mitragliatori ed esplosivi hanno fatto irruzione in un noto albergo della capitale, causando la morte di 39 persone e il ferimento di altre 40. Sono stati condannati anche gli sforzi, ritenuti troppo blandi, del governo somalo per risollevare l’economia e le istituzioni finanziarie al fine di adottare nuove misure antiterrorismo e anti-riciclaggio.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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