Afghanistan: assalto die talebani nella provincia di Farah

Pubblicato il 15 novembre 2018 alle 17:17 in Afghanistan Asia

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I talebani hanno compiuto un assalto di massa, nella mattina di giovedì 15 novembre, nella provincia occidentale di Farah, al confine con l’Iran, con l’obiettivo di indebolire il controllo del governo di Kabul. Secondo le stime, sono morti almeno 30 soldati afghani.

Si tratta dell’ennesimo attacco perpetrato dai militanti nella provincia strategica di Farah. Quello precedente era avvenuto quattro giorni prima, quando i talebani hanno ucciso 50 ufficiali presso un check-point. Secondo i comandanti americani presenti in Afghanistan, i militanti continueranno a compiere offensive per estendere le porzioni di territorio sotto il loro controllo e, al contempo, manterranno i contatti con l’inviato speciale dell’Onu, Zalmay Khalilzad per procedere con i negoziati di pace.

Come riportato da Reuters, gli scontri nella provincia di Farah sottolineano la crescente pressione che le forze di sicurezza sono costrette ad affrontare. Secondo le stime della missione della NATO in Afghanistan, Resolute Support, le perdite subite dall’esercito afghano stanno raggiungendo livelli senza precedenti. Nonostante il governo non stia rilasciando stime ufficiali, ad avviso degli ufficiali dell’alleanza atlantica, si parla di 500 morti tra i soldati ogni mese, e di altre centinaia di feriti.

Nel trimestrale al Congresso presentato alla fine di ottobre, l’ispettore generale speciale per la ricostruzione afgana (SIGAR) ha dichiarato che i talebani controllano una porzione di territorio più grande rispetto al 2011. Il governo dell’Afghanistan attualmente influenza solo il 55,5% dei distretti del Paese, il livello più basso da quando il SIGAR ha cominciato a tener conto del controllo distrettuale, a novembre 2015, quando le autorità di Kabul governavano il 72% dei distretti. Le cifre ufficiali danno un’idea della diminuzione del controllo dell’esercito afgano del territorio nazionale rispetto, invece, all’insorgenza determinata e sostenuta dei talebani.

Il 9 novembre, una delegazione talebana ha presenziato per la prima volta a una conferenza diplomatica a Mosca, durante la quale hanno dichiarato di non essere pronti a entrare in trattative dirette con il governo di Kabul e che, invece, negozieranno con gli Stati Uniti. Il capo della delegazione talebana alla conferenza, Mohammad Abbas Stanikzai, ha messo in chiaro che il gruppo non riconosce l’attuale governo come legittimo e, perciò, non parteciperà a negoziati.

Nel frattempo, il 15 novembre, rappresentanti di Emirati Arabi Uniti, Arabia saudita, Stati Uniti e Afghanistan si sono incontrati ad Abu Dhabi per discutere il processo di pace in Afghanistan. Alla fine del meeting, sono state emesse alcune raccomandazioni che contribuiranno a facilitare la riconciliazione. Khalilzad, che era presente all’incontro, si è detto molto soddisfatto.

Dopo essere stati abbattuti dagli americani, in seguito all’invasione del 2001 e all’intervento della NATO nell’agosto 2003, i talebani sono tornati a essere un gruppo insurrezionale che compie numerose offensive per destabilizzare il Paese e riprendere il controllo del governo. 17 anni di invasione e più di 100 miliardi di dollari spesi, tuttavia, non sono ancora riusciti a porre fine all’instabilità del Paese, che continua a subire la furia sia dei militanti afgani, sia dei terroristi affiliati all’ISIS. Il loro obiettivo è quello di riprendere il controllo della capitale Kabul per imporre in tutto il Paese una rigida interpretazione della legge islamica.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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