Mar Egeo: 10 migranti dispersi in seguito a naufragio

Pubblicato il 12 novembre 2018 alle 17:33 in Europa Grecia

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Sono almeno 10 i migranti dispersi nel Mar Egeo in seguito a un naufragio di un barcone partito dalla Turchia e diretto in Grecia, probabilmente all’isola di Lesbo. L’imbarcazione si è rovesciata nelle prime ore del mattino di lunedì 12 novembre, per motivi ancora non chiari, al largo di Denizkoy, nella provincia di Smirne. A bordo c’erano 12 stranieri, due dei quali sono riusciti a raggiungere la riva a nuoto. Al momento, sono in corso operazioni di ricerca da parte della Guardia Costiera turca per cercare gli altri dispersi.

A inizio settembre, il network contro la povertà Oxfam aveva lanciato un allarme alle autorità europee in merito alla situazione dei migranti sulle isole greche nel Mar Egeo, dove gli stranieri sono ormai oltre 20.400. In particolare, Oxfam ha chiesto all’Europa di velocizzare le riforma del sistema di asilo, invece di focalizzare l’attenzione sul piano dei centri controllati. In tal modo, la protezione e il ricollocamento dei migranti verrebbe garantito in tutti gli Stati membri.

Di seguito, il 20 settembre, è stato annunciato che circa 2.000 migranti sarebbero stati trasferiti dal campo di Lesbos, dove sono presenti almeno 11.000 stranieri in condizioni degradanti. In seguito alle denunce da parte di Oxfam e altre organizzazioni umanitarie, il portavoce del governo greco, Dimitris Tzanakopoulos, ha reso noto che un gruppo di migranti sarebbe stato mandato sulla Grecia continentale per valutare le loro richieste di asilo. “La situazione a Lesbos è molto difficile, per non dire al limite”, aveva commentato Tzanakopoulos. Il governatore regionale, Christina Kalogirou, aveva minacciato di chiudere la struttura se il governo di Atene non fosse intervenuto per migliorare le condizioni dei migranti.

La chiusura della rotta balcanica, avvenuta con la firma di un accordo tra l’Unione Europea e la Turchia, il 18 marzo 2016, avrebbe dovuto arrestare il traffico di esseri umani e l’immigrazione illegale. Tale accordo, tuttavia, non ha prodotto gli effetti sperati in quanto, già il 14 febbraio 2017, Amnesty International aveva pubblicato un reclamo, in cui denunciava la situazione di migliaia di rifugiati, i quali, destinati a essere rimandati in Turchia, si trovavano ancora in un limbo nelle isole greche, in condizioni precarie. A tale proposito, Gauri Gulik, vice-direttore di Amnesty International per l’Europa, definì l’accordo sull’immigrazione, firmato con Ankara, “un disastro”. I migranti che sono arrivati sulle isole greche in seguito all’accordo con la Turchia possono raggiungere il territorio della Grecia continentale soltanto dopo l’esame delle loro richieste asilo. Date i lunghi periodi di attesa, i campi di rifugiati delle isole sono sovraffollati a mal gestiti.

Secondo le stime dell’Organizzazione Internazionale per la Migrazione (IOM), dal primo gennaio al 7 novembre 2018, sono giunti in Europa via mare 101.185 migranti, mentre hanno perso la vita in 2.040. Si tratta di cifre molto minori rispetto a quelle registrate nello stesso periodo del 2017, quando sbarcarono sulle coste europee 155.730 stranieri, mentre morirono in mare in 2.996. Nello specifico, dall’inizio dell’anno al 7 novembre in Grecia sono arrivati 27.771 migranti. Atene è seconda soltanto alla Spagna, che nello stesso periodo ha registrato lo sbarco di oltre 49.000 stranieri, mentre l’Italia si trova al terzo posto per numero di sbarchi, con un totale di 22.232 arrivi.

Consulta l’archivio sull’immigrazione di Sicurezza Internazionale, dove troverai centinaia di articoli in ordine cronologico.

Sofia Cecinini

di Redazione

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