Siria: le forze del regime uccidono 22 combattenti ribelli a Idlib

Pubblicato il 9 novembre 2018 alle 10:09 in Medio Oriente Siria

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Le forze del governo siriano guidate dal presidente Bashar al Assad hanno ucciso 22 combattenti ribelli, la notte tra l8 e il 9 novembre, nei pressi della provincia di Idlib. Secondo quanto riporta al Monitor, lattacco in questione si qualifica come loffensiva più letale lanciata nella zona recentemente demilitarizzata in seguito all accordo stretto tra Russia e Turchia, il 17 settembre.

I combattimenti sono scoppiati dopo che le truppe governative avevano conquistato una posizione in una zona rurale nel nord della vicina provincia di Hama, la quale era in precedenza detenuta dal gruppo Jaish al-Izza, secondo i dati dell’Osservatorio siriano per i diritti umani. Idlib e alcune aree circostanti sono l’ultimo grande baluardo ribelle in Siria. Il governo di Assad con lappoggio della Russia negli ultimi mesi ha riconquistato gran parte del territorio che aveva perso dallo scoppio della guerra civile nel marzo 2011.

Il regime siriano aveva minacciato da tempo un assalto finale diretto al territorio ribelle, dove attualmente vivono circa 3 milioni di persone, tuttavia a settembre era stato raggiunto un accordo per la creazione di una zona cuscinetto de-militarizzata attorno ad Idlib, grazie alle mediazioni tra Mosca, sostenitrice del regime, e Ankara, sostenitrice dei ribelli. Diversi scontri con diversi morti si sono verificati dopo il raggiungimento dellintesa, ma 22 risulta essere il più alto numero di morti accertate in un singolo incidente all’interno della zona cuscinetto, secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani.

Come ormai è noto, Idlib è l’ultimo rifugio dell’opposizione armata decisa a combattere contro il presidente Assad. Negli ultimi anni, la provincia è stata utilizzata come “discarica” per vari gruppi ribelli sconfitti in altre parti del Paese. Non a caso, una serie di accordi di resa in battaglie antecedenti, come quelle di Daraa e Quneitra, ha permesso alle forze dell’opposizione di ritirarsi nella provincia. Tuttavia, ad oggi, se il territorio venisse riconquistato da Assad, per i ribelli non esisterebbe alcun rifugio. Secondo alcune stime statunitensi, sarebbero circa 30.000 combattenti dell’opposizione presenti sul territorio, tuttavia secondo altri dati il numero si aggirerebbe intorno ai 100.000.

La Turchia, la quale appoggia una coalizione di gruppi ribelli, detiene una dozzina di postazioni di osservazione militari disseminate lungo il confine comune. Nonostante ciò, è importante notare che circa 2/3 di Idlib sono controllati dall’ex affiliato di Al Qaeda, Hayat Tahrir al Sham (HTS), attivo con circa 10.000 seguaci. Schierati contro di loro, ci sono circa 25.000 truppe siriane, dozzine di unità corazzate, artiglieria pesante oltre che il supporto aereo e navale russo.

I leader di Mosca e Anakara avevano raggiunto un accordo per l’istituzione di una “zona demilitarizzata” nella provincia ribelle di Idlib, lunedì 17 settembre. Il presidente russo, Vladimir Putin, e il suo omologo turco, Recep Tayyip Erdogan, avevano altresì annunciato che la nuova zona cuscinetto, larga dai 15 ai 20 chilometri, avrebbe separato i territori controllati dai ribelli di Idlib da quelli detenuti dai soldati del governo siriano. Nel frattempo, il primo novembre, sono iniziati i pattugliamenti congiunti delle truppe turche e russe.

Un attacco a pieno titolo del regime siriano su Idlib sradicherebbe nuovamente circa 800.000 persone, causando grossi problemi alle agenzie di soccorso, secondo le Nazioni Unite. Non a caso, il sottosegretario per gli affari umanitari e coordinatore delle emergenze per le Nazioni Unite, Mark Lowcock, già lunedì 10 settembre, aveva avvertito la comunità internazionale che un’offensiva guidata da Assad nella provincia di Idlib avrebbe potuto innescare la peggiore crisi umanitaria del XXI secolo. Nonostante ciò, riprendere il controllo della provincia nordoccidentale rappresenterebbe per il presidente siriano la vittoria della guerra civile in corso da 7 anni.

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Alice Bellante

di Redazione

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