I serbi residenti in Kosovo denunciano le tariffe annunciate da Pristina

Pubblicato il 9 novembre 2018 alle 20:00 in Balcani Kosovo

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Il partito Srpska Lista, che rappresenta i serbi in Kosovo, venerdì 9 novembre, si è dichiarato pronto a scendere in piazza nel caso in cui Pristina non ritiri la sua decisione di imporre una tariffa doganale del 10% ai beni importati dalla Serbia e dalla Bosnia Erzegovina. La decisione del governo kosovaro era stata resa nota martedì 6 novembre.

“Se le misure illegali di Pristina non vengono ritirate, Srpska Lista inviterà i cittadini a protestare pacificamente”, ha riferito il partito in una dichiarazione, dicendosi costretto ad optare per una tale linea al fine di proteggere gli interessi vitali dei cittadini di etnia serba, che “già subiscono gravi danni a causa delle azioni illegali del governo del Kosovo”, come riporta Balkan Insight.

La Srpska Lista ha inoltre dichiarato che i serbi residenti in Kosovo non hanno intenzione di essere “ostaggi della lotta demagogica dei loro rappresentanti albanesi, in preda al panico per la loro sopravvivenza politica”.

Il partito ha sospeso il sui coinvolgimento nell’esecutivo in varie occasioni, difendendo posizioni in contrasto con quelle adottate dalla linea governativa. Un esempio è il caso dell’arresto, avvenuto il 26 marzo ad opera della polizia kosovara, di Mario Djuric, capo dell’ufficio del governo serbo in Kosovo, che si trovava nel Paese senza autorizzazione. Tuttavia, i membri della Srpska Lista, dopo aver dimostrato il loro dissenso, sono sempre tornati nell’esecutivo, senza mai abbandonare le loro posizioni all’interno del governo, pur continuando a boicottarne le riunioni.

Una critica alle misure tariffarie è arrivata anche dall’Unione Europea. Bruxelles ha chiesto a Pristina di revocare le tariffe, definite “una chiara violazione degli obblighi del Kosovo” in riferimento all’Accordo Centroeuropeo di Libero Scambio, di cui, ad oggi, fanno parte Macedonia, Serbia, Kosovo, Bosnia Erzegovina, Montenegro, Albania e Moldavia.

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Cristina Lipari

di Redazione

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