Iraq: identificate oltre 200 fosse comuni a nord e ad ovest del Paese

Pubblicato il 7 novembre 2018 alle 11:32 in Iraq Medio Oriente

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Quasi un anno dopo che l’Iraq ha dichiarato vittoria sull’ISIS, l’ONU afferma di aver identificato oltre 200 fosse comuni nelle parti occidentali e settentrionali del Paese. La scoperta in questione potrebbe far luce sul destino delle migliaia di persone scomparse dal 2014, permettendo alle famiglie delle vittime di ottenere giustizia.

Quasi la metà dei siti coinvolti si trovano nella provincia di Ninive, la quale contiene la voragine di Khasfa, ritenuta la più grande delle fosse comuni, secondo un rapporto pubblicato martedì 6 novembre dalle Nazioni Unite. L’agenzia altresì ritiene che circa 4000 persone siano state sepolte nel sito a sud di Mosul, l’ex capitale dell’ISIS in Iraq. I siti restanti sono invece distribuiti nelle regioni settentrionali di Kirkuk, Salaheddin e Anbar, ad ovest del Paese. L’ONU stima che nelle zone in questione siano state nascoste tra le 6.000 e le 12.000 vittime, tra cui donne, bambini, cittadini anziani, membri delle forze armate e della polizia irachene.

“Le fosse comuni documentate nel nostro rapporto testimoniano una perdita umana straziante, una sofferenza profonda e una crudeltà scioccante” ha dichiarato il rappresentante delle Nazioni Unite in Iraq, Jan Kubis. Proprio alla luce di ciò, anche Belkis Wille, ricercatrice senior in Iraq presso Human Rights Watch, ha comunicato a The National che il recupero dei corpi sarà fondamentale per garantire giustizia e responsabilità in Iraq dopo lo Stato Islamico. “Durante le battaglie contro l’ISIS, abbiamo visto militanti e forze irachene commettere crimini di guerra e crimini contro l’umanità. Questi siti contengono le migliori prove forensi di queste violazioni. Migliaia di famiglie in tutto l’Iraq hanno perso i loro familiari, alcuni sono presunti morti, ma i loro parenti continuano a sperare che possano ancora essere detenuti dall’ISIS in altri paesi come la Siria. Le esumazioni sono l’unico modo per chiudere la questione” ha affermato Wille.

Secondo il rapporto ONU, ad oggi, in centinaia di siti, sono state scavate solo 28 fosse comuni, all’interno delle quali sono stati riesumati circa 1.258 i resti di corpi. Nonostante Wille abbia dichiarato di aver ragione di credere che potrebbero esserci più corpi sepolti nel terreno, la ricercatrice ha anche sottolineato che il recupero dei corpi non è sempre stato fatto in modo sistematico e conforme agli standard internazionali, il che potrebbe aver compromesso il loro valore come prova, minando i tentativi di garantire giustizia e responsabilità.

L’ente governativo iracheno, che avrebbe la responsabilità di preservare le fosse comuni, sostiene di essere sottofinanziato e avere carenza di personale. Per queste ragioni, l’agenzia statale ritiene di non poter adeguatamente proteggere e investigare i siti, ancora potenzialmente disseminati di ordigni inesplosi.

L’ISIS aveva conquistato vaste aree dell’Iraq nel 2014, terrorizzando i residenti e commettendo esecuzioni di massa di combattenti e civili. Secondo i dati delle Nazioni Unite, sono quasi 33.000 civili sono stati uccisi dal gruppo in Iraq e oltre 55.000 i feriti. Tuttavia, è importante notare che oltre al bersagliamento indiscriminato di combattenti e civili, i militanti hanno anche preso di mira membri di minoranze etniche e religiose, come gli yazidi, di cui ancora 3.000 membri risultano dispersi.

A tal proposito, Murad Ismael, direttore esecutivo e co-fondatore di Yazda, un’organizzazione no-profit che documenta fosse comuni, ha affermato che la possibilità di scavare questi siti potrebbe consentire l’identificazione di alcuni yazidi scomparsi. Nonostante ciò, Ismael ha ammesso di sospettare che la maggior parte dei dispersi non sia stata sepolta in fosse comuni, ma che potrebbe essere ancora detenuta dal gruppo in altri paesi.

Alcuni investigatori delle Nazioni Unite, ad agosto, avevano iniziato a raccogliere prove su crimini di guerra, crimini contro l’umanità o genocidio, le quali sarebbero dovute essere utilizzate nei processi di accusa dei militanti dell’ISIS nei tribunali iracheni. Malgrado ciò, la ricercatrice Wille ha precisato che le prove contenute nelle fosse comuni non sono state utilizzate nella loro accusa.

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Alice Bellante

di Redazione

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