Yemen: la presa di Hodeidah si avvicina

Pubblicato il 6 novembre 2018 alle 12:46 in Medio Oriente Yemen

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Le forze armate yemenite hanno stretto la loro presa sulla città costiera di Hodeidah, attualmente in mano ai ribelli Houthi, martedì 6 novembre, dopo aver isolato la città nei lati sud, sud-ovest e est, lasciando alle milizie ribelli solo il nord come via d’uscita.

L’esercito nazionale ha confermato che le forze del governo legittimo si trovano alla periferia del porto, a circa 5 chilometri di distanza, aggiungendo che decine di milizie Houthi si sono arrese e hanno deposto le armi. Gli Houthi stanno perdendo il controllo di diverse aree di Hodeidah dopo il lancio di una vasta operazione militare portata avanti dall’esercito nazionale e dalle forze di resistenza, i primi giorni di novembre.

Non a caso, la riconquista della città portuale è inoltre sostenuta dall’alleanza militare araba a guida saudita, la quale, domenica 4 novembre, aveva già iniziato ad avanzare verso Hodeidah, battendosi contro i militanti Houthi trincerati all’entrata della città, mentre UK, USA e Onu hanno esortato alla cessazione delle ostilità.

La coalizione ha dispiegato migliaia di truppe per la riconquista di Hodeidah, ingresso di vitale importanza per le importazioni e ancora di salvezza per milioni di residenti yemeniti fuggiti da altre aree del Paese, in guerra da oltre 3 anni. Gli scontri di domenica si sono concentrati intorno all’aeroporto, che la coalizione araba non era riuscita a riconquistare in una precedente offensiva, come pure verso l’entrata orientale della città e presso un’università situata a 4 km a sud del porto. Da tutto ciò emerge chiaramente come la coalizione militare araba, spalleggiata dagli Stati Uniti e aiutata dall’Occidente, anche per quanto riguarda i servizi di intelligence e gli armamenti, intenda riconquistare la città portuale, cercando di minimizzare quanto più possibile le vittime.

Hodeidah è sotto il controllo dei ribelli dal 2014 ed oggi vive una situazione di guerra irreversibile, con la coalizione guidata dai sauditi che continua a schierare forze massicce e porta avanti numerosi bombardamenti aerei. La recente ondata di combattimenti lascia poco spazio alla diplomazia, secondo il quotidiano The New Arab. Entrambe le parti sono pronte a tutto per ottenere o mantenere il controllo sulla città portuale, indipendentemente dai costi umani o materiali. Gli Houthi considerano la perdita di Hodeidah come una sconfitta morale ed economica, mentre la coalizione araba guidata dai sauditi ritiene che la conquista della città fermerebbe il contrabbando di armi che rifornisce i ribelli Houthi e diminuirebbe i profitti generati dai traffici portuali, costringendo i ribelli a impegnarsi in seri negoziati di pace.

Finora, i combattimenti hanno bloccato la rotta principale che collega Sana’a, la capitale, a Hodeidah. A conferma di ciò, le forze governative si sono installate in posizioni strategiche, tra cui l’area denominata “Kilo 16”, sulla costa occidentale del Paese. Le continue vittorie militari hanno incoraggiato i contingenti governativi a Hodeidah e hanno inferto un duro colpo ai combattenti Houthi. Tuttavia, il destino del conflitto sembra ancora incerto. Entrambe le parti hanno espresso il desiderio di trovare un accordo e si sono vicendevolmente accusate di ostacolare il processo di pace in Yemen. Mentre la coalizione ha dichiarato che gli Houthi non si sono presentati ai colloqui di pace perché non sono interessati alla fine del conflitto, questi continuano a puntare il dito contro la coalizione. Il ciclo di accuse e sfiducia ha creato un ambiente favorevole alla continuazione delle ostilità.

Attualmente, vivere o transitare per la città di Hodeidah è estremamente pericoloso. La mancanza di accesso a cibo, acqua e medicine ha minacciato migliaia di vite, costringendo diverse famiglie a fuggire dalle loro case. Hodeidah sta attraversando un periodo di orrore e fame. Lise Grande, coordinatore umanitario delle Nazioni Unite, ha dichiarato, la scorsa settimana, che “centinaia di migliaia di vite sono in bilico”, indicando che “le famiglie sono assolutamente terrorizzate dai bombardamenti e dagli attacchi aerei”. Grande ha aggiunto: “Siamo particolarmente preoccupati per i traffici nel Mar Rosso, al momento ci sono 45.000 tonnellate di cibo all’interno della città, sufficienti per nutrire 3,5 milioni di persone per un mese. Se gli scambi sono danneggiati o interrotti, il costo umano sarà incalcolabile”.

Leggi Sicurezza Internazionale, il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Alice Bellante

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.