Francia dona 30 milioni di euro in aiuti al Gambia

Pubblicato il 6 novembre 2018 alle 7:27 in Francia Gambia

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La Francia ha donato 30 milioni di euro di aiuti al Gambia, con l’obiettivo di supportare la sua transizione democratica e stabilizzare la regione, di vitale interesse per Parigi. La notizia è Stata annunciate lunedì 5 novembre dal governo francese che, sotto il presidente Emmanuel Macron, sta cercando di espandere la propria influenza economica nelle regioni anglofone dell’Africa, secondo quanto riportato da Reuters.

Il Fondo Monetario Internazionale ha messo in guardia il Gambia di fronte a nuovi eventuali prestiti, dal momento che il suo debito ha raggiunto il 130% del PIL alla fine del 2017. Gli aiuti forniti dalla Francia comprendono 5 milioni di euro di supporto al bilancio, 20 milioni per progetti di acqua potabile e 5 milioni per l’agricoltura. Tra le imprese francesi che stanno concludendo contratti in Gambia ci sono Bollore e Total.

Il Gambia, uno dei Paesi più piccoli dell’Africa, confinante soltanto con il Senegal e l’Oceano Atlantico, è nato dalla rivalità tra i domini coloniali francese e inglese nel XIX secolo, ed è divenuto indipendente dalla Gran Bretagna nel 1965. Dal 1994 al 2016 il paese africano è stato governato dal dittatore Hyahya Jammeh, salito al potere con un colpo di Stato. Le elezioni del primo dicembre 2016 hanno portato ad una grave crisi costituzionale all’interno del Paese in quanto Adama Barrow, leader dell’opposizione e vincitore, è stato minacciato dal dittatore, disposto a ricorrere all’uso della forza militare pur di restare al potere. Per risolvere il conflitto, i Paesi dell’ECOWAS, quali Senegal, Nigeria, Ghana, Mali e Togo, hanno attuato l’operazione Restore Democracy, concedendo due giorni di tempo a Jammeh, per lasciare il Paese.

 Il 19 gennaio 2017, le truppe dell’ECOWAS sono entrate nella capitale del Gambia per garantire la sicurezza nazionale. Il 22 gennaio, infine, Jammeh è stato costretto all’esilio nella Guinea Equatoriale e Barrow, che si era rifugiati in Senegal per sfuggire alle minacce, è rientrati in Gambia, divenendo ufficialmente il presidente. A seguito dell’estradizione dell’ex dittatore, circa 45.000 cittadini gambiani, rifugiatisi in Senegal all’inizio del conflitto, sono rientrati in patria. Ne consegue che il Paese sta facendo i conti con un’economia debole, che fatica ad assorbire un numero sempre crescente di lavoratori.

Lo scorso 22 dicembre, gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni contro 52 persone ed entità accusate di aver commesso violazioni dei diritti umani e di corruzione, tra cui Jammeh. L’ex dittatore, negli anni alla guida del Gambia, aveva creato una squadra di ufficiali, chiamata Junglers, che minacciavano, terrorizzavano e talvolta compivano assassinii sotto suo ordine. Numerosi leader religiosi, giornalisti, attivisti, membri dell’opposizione politica ed ex membri del governo hanno subito le torture della Junglers. Inoltre, Jammeh si era servito della National intelligence Agency (NIA) del Gambia come uno strumento repressivo del regime, per sedare con la violenza qualsiasi forma di dissenso. Nel corso della presidenza, il leader aveva ordinato altresì l’uccisione e la tortura di tutti coloro che erano sospettati di essere contro la sua autorità. Per saccheggiare le casse dello Stato e arricchirsi, Jammeh aveva messo in atto pratiche corrotte, riuscendo a estorcere almeno 50 milioni di fondi statali.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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