Siria: 12 combattenti delle Syrian Democratic Forces uccisi dall’ISIS

Pubblicato il 5 novembre 2018 alle 10:43 in Medio Oriente Siria

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12 combattenti delle Syrian Democratic Forces (SDF), appoggiati dagli Stati Uniti, sono stati uccisi e 20 sono stati feriti in un attacco a sorpresa dei militanti dello Stato Islamico nella Siria orientale al confine con l’Iraq, domenica 4 novembre. L’attentato suicida ha coinvolto diverse autobombe e scontri nella provincia orientale di Deir Ezzor, secondo quanto riferito dall’Osservatorio siriano per i diritti umani. Nonostante ciò, un portavoce delle SDF ha negato tali affermazioni, sostenendo che nessun membro della sua alleanza sia stato ucciso.

Secondo il capo dell’Osservatorio, Rami Abdel Rahman, l’attacco di domenica sarebbe iniziato con un’autobomba guidata da un attentatore suicida contro una posizione delle Syrian Democratic Forces tra Hajin e Al-Bahra. L’offensiva avrebbe poi permesso ai militanti dell’ISIS di avanzare verso al Bahra e respingere le prime linee di difesa delle SDF, attualmente sostenute dalla coalizione a guida statunitense.

Gli attacchi in questione sono arrivati un giorno dopo che la coalizione guidata dagli Stati Uniti ha effettuato diversi bombardamenti aerei contro alcune posizioni dell’ISIS nella Siria orientale, nei villaggi di Hajin, Sousa e Al-Shaafa, nella provincia di Deir Ezzor, uccidendo almeno 14 civili, tra cui 5 bambini di età inferiore ai 18 anni. Oltre ai civili, almeno 9 militanti dell’ISIS sono stati uccisi nei raid, secondo Abdel Rahman.

Le Syrian Democratic Forces, con il supporto aereo della coalizione, nel mese di settembre, hanno deciso di lanciare un’offensiva mirata a sottrarre all’ISIS la zona di Deir Ezzor, inclusa Hajin. Tuttavia, i progressi delle SDF sembrano essere limitati dal momento che l’alleanza ha subito una battuta d’arresto l’ultima settimana di ottobre, essendo costretta a ritirarsi dall’intera area in seguito ad alcuni attentati suicidi dell’ISIS e alla scarsa visibilità causata delle tempeste di sabbia.

A conferma di ciò, lo scorso mercoledì 31 ottobre, le Syrian Democratic Forces hanno deciso di sospendere la lotta contro i jihadisti, dopo che le forze turche hanno sparato contro le posizioni del gruppo nel nord della Siria. In linea generale, la coalizione stima che siano circa 2.000 i combattenti dell’ISIS rimasti nella zona di Hajin.

In risposta all’offensiva delle SDF, le forze dello Stato Islamico, mercoledì 10 ottobre, avevano lanciato una contro-offensiva volta respingere le forze sostenute dagli Stati Uniti. In tale occasione, i terroristi avrebbero ucciso almeno 10 combattenti delle Syrian Democratic Forces e ne avrebbe presi altri 35 in ostaggio. Nonostante ciò, le SDF avevano negato tali affermazioni, sostenendo che nessuno dei propri combattenti fosse stato catturato durante l’attacco.

L’ISIS è apparso nel nord e nell’est della Siria nel 2013, dopo la conquista di vaste porzioni del territorio iracheno. Il gruppo aveva dichiarato un califfato transfrontaliero in Siria e in Iraq il 29 giugno 2014, prendendo il controllo di gran parte della Siria e di 1/3 del territorio iracheno. Tuttavia, in seguito alla battaglia di Raqqa, avvenuta il 17 ottobre 2017, ha perso terreno, mantenendo solamente il controllo di piccole aree isolate e desertiche.

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Alice Bellante

di Redazione

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