Egitto: 19 islamisti uccisi in recenti operazioni di sicurezza

Pubblicato il 5 novembre 2018 alle 6:00 in Africa Egitto

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Le forze di sicurezza egiziane hanno ucciso 19 militanti islamici appartenenti a una cellula che si crede sia responsabile di un attentato contro i fedeli cristiani nella provincia di Minya, nell’Egitto centrale, nel quale erano morte 7 persone.

Le forze di sicurezza hanno ucciso i sospetti in uno scontro a fuoco dopo un inseguimento avvenuto in una zona montagnosa del deserto a ovest del governatorato di Minya. A rendere noto l’esito dell’operazione di sicurezza è stato il Ministero dell’Interno egiziano, tramite un comunicato rilasciato domenica 4 novembre. Nella dichiarazione non si forniscono ulteriori dettagli su data ed eventuale bilancio dei caduti da parte delle truppe governative. Il Ministero egiziano ha altresì reso noto che, dopo lo scontro, le unità di sicurezza nazionali hanno recuperato alcuni armamenti in mano ai nemici, tra cui carabine automatiche e semiautomatiche, fucili e munizioni.

Nel pomeriggio di venerdì 2 novembre erano morte 7 persone, mentre altre 14 erano rimaste ferite, nel corso di un assalto contro i cristiani copti che si stava dirigendo verso il monastero cristiano di San Samuele il Confessore, situato a Minya, nel Nord dell’Egitto a 260 km dal Cairo. A rivendicare l’attentato, perpetrato da alcuni uomini armati ai danni di due pullman carichi di pellegrini, è stato successivamente lo Stato Islamico, anche se il gruppo terroristico non ha fornito alcuna prova.

Dal 9 febbraio, l’esercito egiziano ha avviato l’operazione Comprehensive Operation – Sinai 2018, con l’obiettivo di abbattere i ribelli islamisti insieme a tutte le altre attività criminali che mettono in pericolo la sicurezza e la stabilità del Paese. Le stime ufficiali del governo del Cairo indicano che, dall’inizio del 2018, sono stati eliminati più di 350 militanti islamisti, mentre almeno 35 soldati egiziani sono morti nel corso dei raid. La scorsa settimana, lo Stato Islamico ha annunciato la morte del palestinese Abu Hamza al-Maqsidi, uno dei suoi leader nella Penisola del Sinai, giunto nella regione del Paese nordafricano attraverso la striscia di Gaza.

A partire dal mese di dicembre 2017 si è verificato un forte aumento degli attentati in Egitto. A sancire l’inizio della scia di aggressioni era stato l’assalto perpetrato da un uomo armato in motocicletta contro una chiusa e il negozio attiguo non lontano dal Cairo, il 29 dicembre. 9 persone, tra cui 8 cristiani copti, erano rimaste uccise in due attentati in quel medesimo giorno in Egitto: 7 vittime (6 civili e un poliziotto) presso la chiesa di Mar Mina di Helwan, a sud del Cairo, e in un altro attacco, nella stessa località e quartiere, altri 2 cristiani copti.

La minoranza dei cristiani copti rappresenta il 10% dei 90 milioni di cittadini egiziani e, da anni, è oggetto degli attentati e di persecuzioni, poiché gli estremisti li accusano di aver supportato il rovesciamento militare del precedente presidente islamista, Mohammed Morsi, nel 2013. In particolare, lo Stato islamico ha rivendicato la maggior parte degli ultimi attentati contro chiese copte, tra cui quelli di Alessandria e Tanta del 9 aprile 2017, in cui morirono complessivamente 44 persone e ne furono ferite altre 126. L’ISIS ha rivendicato anche l’attacco dell’11 dicembre 2016 contro la Cattedrale copta di San Marco al Cairo, in cui sono morte 28 persone. La corte militare egiziana che ha emesso le sentenze ritiene che i 17 sospettati siano coinvolti anche in un quarto attacco contro le forze di polizia, avvenuto lo scorso anno nel deserto occidentale. 

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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