Turchia e Stati Uniti eliminano sanzioni reciproche relative al caso Brunson

Pubblicato il 3 novembre 2018 alle 10:03 in Turchia USA e Canada

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La Turchia ha eliminato le sanzioni che aveva imposto su 2 funzionari di alto livello degli Stati Uniti, subito dopo la decisione, da parte di Washington, di sospendere le restrizioni contro 2 ministri turchi.

Venerdì 2 novembre, il Ministero degli Esteri della Turchia ha rilasciato una dichiarazione che le sanzioni contro il segretario della Sicurezza nazionale, Kirstjen Nielesen, e contro il procuratore generale, Jeff Sessions, che includevano un divieto di viaggio nel Paese e il congelamento dei beni in Turchia sono state eliminate, in risposta alla precedente mossa statunitense. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e la sua controparte turca, Recep Tayyp Erdogan, si erano accordati per la rimozione delle sanzioni durante una telefonata avvenuta durante l’ultima settimana di ottobre.

Ad agosto, Washington aveva imposto una serie di restrizioni sul ministro della Giustizia turco, Abdulhamit Gul, e il ministro degli Interni, Sleyman Soylu, in seguito all’incarcerazione del pastore statunitense Andrew Brunson, che è stato rilasciato a ottobre. L’uomo, che ha vissuto in Turchia per più di 20 anni, era stato fermato durante le incursioni avvenute in seguito al fallito colpo di Stato del 2016 contro Erdogan. Brunson era stato incarcerato 2 anni e, da luglio fino al suo rilascio, avvenuto a ottobre, si trovava agli arresti domiciliari. L’amministrazione Trump aveva lanciato una grande campagna per liberarlo in seguito alla decisione del tribunale turco di spostarlo ai domiciliari, provvedimento, quest’ultimo, da molti interpretato come una possibile apertura verso l’attenuazione delle tensioni tra i due Paesi membri della NATO.

Brunson era stato accusato di reati terroristici, collegamenti con i militanti curdi e con i sostenitori di Fethullah Gulen, incolpato dal governo di Ankara del golpe, e pertanto, durante una sentenza pronunciata a ottobre, era stato condannato a 3 anni, 1 mese e 15 giorni in prigione. Tuttavia, il pastore era stato immediatamente liberato poiché i funzionari turchi avevano considerato il tempo che Brunson aveva già passato in carcere e la sua buona condotta durante il processo.

L’alterco dovuto al caso Brunson aveva provocato una crisi nelle relazioni fra Stati Uniti e Turchia. L’imposizione di sanzioni su Ankara da parte di Washington  aveva causato una crisi di valuta, con la lira turca ai minimi storici, ad agosto, lasciando il Paese in una situazione di fragilità economica. Inoltre, i funzionari della banca centrale turca a settembre avevano aumentato severamente i tassi d’interesse, nel tentativo di sollevare la valuta locale, ottenendo risultati positivi.

Secondo il quotidiano americano The New York Times, le relazioni tra Stati Uniti e Turchia erano “sconnesse per decenni”, a partire dall’intervento militare turco a Cipro nel 1974 e dal rifiuto di Ankara di consentire alle truppe americane di utilizzare le basi in territorio turco nell’imminenza della guerra in Iraq, iniziata nel 2003. Di recente, i legami bilaterali si erano ulteriormente logorati a causa di nuove poste in gioco internazionali. Da una parte Washington guarda con timore alle crescenti tendenze autocratiche di Erdogan nonché all’acquisto da parte della Turchia degli S-400, i sistemi di difesa missilistica russi che Washington considera incompatibili con quelli della NATO. Dall’altra, Ankara non apprezza il sostegno americano alle forze curde, considerate dal Paese terroristiche, in Siria, né il rifiuto da parte degli Stati Uniti di estradare il predicatore islamico, Fethullah Gulen, che Ankara accusa di aver orchestrato il tentativo di colpo di Stato del 15 luglio 2016.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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