Yemen: nessuna tregua all’orizzonte, la coalizione attacca Sanaa

Pubblicato il 2 novembre 2018 alle 12:36 in Medio Oriente Yemen

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L’alleanza militare guidata dagli Emirati Arabi Uniti e dallArabia Saudita, in guerra con i ribelli yemeniti Houthi, ha dichiarato di aver bombardato l’aeroporto internazionale di Sanaa e una base aerea adiacente, il 2 novembre. Gli obiettivi in questione, secondo la coalizione, sarebbero stati usati per lanciare attacchi con droni e missili balistici dagli Houthi. Il colonnello Turki al-Malki, portavoce dell’alleanza, ha precisato che l’aviazione aeroportuale e gli aiuti internazionali non sono stati colpiti.

L’agenzia di stampa Houthi, Al-Masirah, non ha ancora risposto alle affermazioni dell’alleanza, riferendo invece che più di 30 attacchi hanno preso di mira la base aerea di al-Dulaimi, a Sanaa, e diverse aree circostanti. Fonti nella capitale hanno comunicato ad Al Jazeera che il numero di attacchi sarebbe più vicino a 20.

I raid aerei sono arrivati poche ore dopo che il governo dello Yemen, riconosciuto a livello internazionale, ha dichiarato di essere pronto a riprendere i colloqui di pace con gli Houthi. Lamministrazione aveva altresì comunicato che avrebbe accolto “tutti gli sforzi per ristabilire la pace” dopo che gli Stati Uniti e le Nazioni Unite avevano invitato le parti belligeranti ad avviare i negoziati, programmati per fine mese in Svezia. Il Segretario della Difesa statunitense, James Mattis, e il Segretario di Stato, Mike Pompeo, il 30 ottobre, avevano altresì chiesto la fine della guerra, compresi gli attacchi aerei, in un implicito riconoscimento del coinvolgimento dell’alleanza emiratina-saudita in bombardamenti di civili.

Nasser Arrabyee, un giornalista yemenita di stanza a Sanaa, ha affermato che il termine di 30 giorni, imposto dagli USA per la ripresa dei colloqui, è stato interpretato dai sauditi e dagli Emirati come un invito ad intensificare la loro campagna di bombardamenti e recuperare territori dai ribelli. “Se gli Stati Uniti volessero fermare la guerra, potrebbero fermarla in un minuto” ha dichiarato Arrabyee ad Al Jazeera. “In questo momento, gli Houthi sono disposti a negoziare perché ogni soluzione negoziata è una vittoria per loro. Ma tocca ai sauditi, tocca agli Stati Uniti porre fine ai combattimenti mentre gli Houthi continueranno a difendersi” ha aggiunto il giornalista.

Martedì 30 ottobre, l’alleanza Emirati Arabi Uniti aveva inviato più di 10.000 truppe aggiuntive verso la città portuale di Hodeidah, in una nuova offensiva volta ad assicurare le cosiddette “aree liberate” dagli. Il porto di Hodeidah è il principale canale per le importazioni commerciali e le forniture di soccorso nel Paese e proprio per questo svolge unincredibile importanza strategica. Alcuni funzionari dell’Arabia Saudita e degli Emirati hanno inoltre affermato che il porto è anche il principale punto di ingresso per le spedizioni di armi iraniane agli Houthi, unaccusa che sia Teheran, sia i ribelli negano.

“Il porto di Hodeidah rappresenta un’ancora di salvezza per milioni di bambini in tutto lo Yemen, in particolare nelle parti settentrionali” ha dichiarato Geert Cappelaere, direttore regionale dell’UNICEF, ad Al Jazeera. “Oggi 1,8 milioni di bambini di età inferiore ai 5 anni si trova di fronte a malnutrizione acuta e 400.000 sono affetti da una grave malnutrizione acuta. Alla luce di ciò, qualsiasi offensiva su Hodeidah mette a rischio la vita dei bambini ha affermato Cappelaere.

Secondo lo Yemen Data Project, l’alleanza guidata dallArabia Saudita e dagli Emirati Arabi Uniti ha effettuato almeno 335 raid aerei nella provincia di Hodeidah, tra il 1 giugno e il 30 settembre, e sono i civili ad aver subito il peso maggiore. Almeno 15 persone sono state uccise nel mese di settembre quando le incursioni della coalizione hanno colpito un’autostrada che collegava la città di Hodeidah con la capitale, Sanaa. Nonostante lalleanza abbia riconosciuto errori nelle sue operazioni aeree, essa ha soprattutto difeso il suo record, negando aver colpito deliberatamente i civili. Tuttavia, la narrativa del Regno sulle azioni commesse in Yemen ha affrontato crescenti critiche in seguito all’uccisione di Jamal Khashoggi, il giornalista saudita e editorialista del Washington Post.

All’inizio di novembre, l’Armed Conflict Location and Event Data Project (ACLED), un organismo di supervisione indipendente, ha comunicato che sono circa 56.000 i cittadini yemeniti uccisi a causa di violenze armate, un bilancio delle vittime 5 volte superiore a quello segnalato dall’ONU, i cui dati, aggiornati al 2015, ne contavano solo 10.000.

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Alice Bellante

di Redazione

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