Qatar sostiene appello USA per una tregua in Yemen

Pubblicato il 1 novembre 2018 alle 10:39 in Qatar Yemen

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Il Qatar ha accolto positivamente e spalleggiato il rinnovato appello statunitense a raggiungere un cessate-il-fuoco in Yemen e a un conseguente ritorno alle trattative di pace favorite dall’Onu, volte a porre fine a un conflitto in corso ormai da 3 anni e mezzo.

L’appello degli Stati Uniti è “un incoraggiante passo avanti nella direzione di una soluzione politica e della conclusione delle sofferenze del popolo yemenita”, ha reso noto il Ministero degli Esteri del Qatar, tramite una dichiarazione rilasciata nella mattina di giovedì 1 novembre.

L’amministrazione Trump, nella giornata di mercoledì 31 ottobre, ha dichiarato che le condizioni sono ora adatte a riprendere le trattative di pace, facendo eco a quanto affermato pochi giorni prima sia dal Segretario di Stato americano, Mike Pompeo, sia dal segretario alla Difesa degli Stati, Jim Mattis.
Mattis aveva chiesto un cessate-il-fuoco in Yemen ed un contestuale avvio dei negoziati di pace entro i successivi 30 giorni. La dichiarazione è stata pronunciata dal capo del Pentagono durante un evento a Washington, nel quale Mattis ha commentato che gli Stati Uniti hanno osservato “per troppo tempo” il conflitto in corso tra i ribelli Houti e le forze filo-governative sostenute dall’Arabia Saudita e dagli Emirati Arabi Uniti. Il segretario alla Difesa ha inoltre aggiunto che  anche questi ultimi due Paesi, membri della coalizione araba sunnita a guida americana, sono ormai pronti per i colloqui, e che dunque ora serve “una soluzione a lungo termine” che riesca a riunire tutti “attorno a un tavolo di pace basato su un cessate-il-fuoco e su un ritiro dal confine”.
Infine, Mattis ha affermato che il sostegno di Washington all’Arabia Saudita, relativamente alla guerra civile in Yemen, è da considerarsi come una questione separata dalla crisi attualmente in corso per l’omicidio del giornalista Jamal Khashoggi.

La guerra civile in Yemen, iniziata il 19 marzo 2015, è entrata ormai nel suo terzo anno. Nel conflitto si contrappongono due fazioni che rivendicano la legittimità del potere. Da un lato, gli Houthi, un gruppo sciita, dall’altro le forze del governo del presidente Rabbo Mansour Hadi, deposto con un colpo di stato il 22 gennaio 2015, ma tuttora riconosciuto dalla comunità internazionale. La situazione del Paese è resa ancora più complessa dall’esistenza di gruppi secessionisti e dall’intervento delle forze straniere. La coalizione araba, guidata dall’Arabia Saudita, che comprende Emirati Arabi Uniti, Egitto, Kuwait, Sudan e Bahrein, è intervenuta nel conflitto yemenita il 26 marzo 2015, a sostegno del presidente Hadi. L’Arabia Saudita ritiene che Teheran si celi dietro il rifornimento di armi ai ribelli yemeniti, nonostante, da parte sua, Teheran abbia più volte respinto tali accuse. Sia la coalizione araba sia l’Iran mirano a stabilire il proprio controllo nel Paese e temono che la fazione avversa stabilisca la propria presenza nel territorio, determinando così l’influenza sciita o sunnita nella regione.

Circa 10.000 persone sono state uccise nel corso del conflitto in corso nello Yemen, tra cui 2.200 bambini, secondo le stime dell’Onu, che ha definito la situazione nel Paese la “peggiore crisi umanitaria del mondo”.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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