Politica e calcio in Iran: la rivoluzione dello stadio Azadi

Pubblicato il 1 novembre 2018 alle 7:33 in Iran Medio Oriente

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In una sola serata, due eventi hanno sconvolto le vite di uomini e donne iraniani: le novità della Repubblica Islamica dallo stadio Azadi di Teheran.

La partita più importante del calendario calcistico del Medio Oriente è iniziata martedì sera a Teheran, con una squadra iraniana, il Persepolis, e la portabandiera di Doha, l’Al-Sadd, che si sono incontrate per la semifinale dell’Asian Champions League. Lo stadio Azadi era pieno, oltre 100.000 fan, con altri 40.000 che aspettavano fuori, alla ricerca di biglietti. Il Persepolis ha vinto l’andata a Doha per 1-0, motivata dall’obiettivo di una qualificazione storica alla finale della Champions League asiatica. Ma la partita non è iniziata bene per gli iraniani. Baghdad Bounedjah, l’algerino della squadra qatariana, ha segnato dopo 16 minuti. Migliaia di fan urlanti hanno esortato il Persepolis, fino a quando Siamak Nemati ha pareggiato al 49’. Il risultato finale di 1-1 è stato sufficiente per portare Persepolis alla finale, vincendo per 2-1 complessivo. Teheran era in festa.

Il Persepolis è stato da sempre un club ambizioso. La loro testardaggine è provata dall’atteggiamento di noncuranza di fronte alle richieste avanzate dal Corpo delle guardie rivoluzionarie iraniane, l’élite militare del Paese, che chiedono da tempo al club di cambiare il proprio nome in qualcosa di maggiore “identità rivoluzionaria”, riferendosi alla rivoluzione del 1979, che ha portato alla proclamazione delle Repubblica Islamica. La vittoria su quella che è probabilmente la migliore squadra dell’Asia occidentale ha rappresentato una conquista impressionante per il calcio iraniano. La squadra qatariana aveva schierato in questa partita i suoi migliori campioni: Xavi, ex Barcellona, Gabi, ex Atletico Madrid, e Bounedjah, capocannoniere dell’Asia. Il Persepolis ora guarda alla finale. L’ultimo club iraniano a vincere il torneo è stato il PAS Teheran nel 1991.

Secondo il quotidiano The New Arab, il calcio è uno sport in cui un secondo di disattenzione potrebbe cambiare la fortuna di una nazione. Sicuramente, un evento storico e raro ha avuto luogo nello stesso stadio Azadi di Teheran, il medesimo giorno. Un evento socialmente più rilevante della qualificazione in finale del club iraniano. Per la prima volta in quasi 40 anni, la prima volta dalla rivoluzione islamica in Iran, le donne hanno potuto assistere ad una partita della nazionale maschile dell’Iran, dall’interno dello stadio. Mentre Carlos Queiroz e i suoi giocatori hanno vinto contro la Bolivia 2-1, grazie alle reti di Alireza Jahanbakhsh e Mehdi Torabi, circa 300 fan di sesso femminile si trovavano in tribuna. Alcune erano familiari e amiche di giocatori, altre di funzionari, raggiunte da giocatrici e allenatrici della nazionale femminile iraniana, così come da altre fan femminili.

È stato un momento di svolta notevole, avvenuto a seguito di anni di lotte da parte delle donne iraniane per essere ammesse negli stadi di calcio nel proprio Paese. I risultati di questo proibizionismo sportivo sono numerosi e paradossali. Secondo il The New Arab, durante le partite di campionato ci sono donne che si vestono da uomini nel tentativo di entrare negli stadi. Per i movimenti per i diritti delle donne e numerosi attivisti, questo è un passo importante verso la piena integrazione della tifoseria femminile nel calcio iraniano e i segnali sono positivi. Hossien Mahini, il capitano di Persepolis, ha twittato dopo la partita: “Spero che un giorno la metà dello stadio Azadi sarà vostro”. L’Iran è tra i pochi Paesi rimasti nella regione a vietare ufficialmente alle donne di partecipare alle partite di calcio per legge. Martedì sera, gli eventi che si sono svolti allo stadio Azari hanno avuto un ruolo importantissimo nel cambiare la realtà di milioni di donne e uomini nel Paese. Il Persepolis si preparano alla finale, le donne iraniane alla prossima rivoluzione. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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