Turchia: bombardate ancora milizie curde in Siria

Pubblicato il 31 ottobre 2018 alle 14:27 in Siria Turchia

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La Turchia, mercoledì 31 ottobre, ha bombardato i villaggi di Selim e Kor Ali a ovest di Kobane, i quali si trovano nella regione curda della Siria settentrionale. Tale offensiva arriva un giorno dopo che il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha promesso di distruggere le milizie curde a est del fiume Eufrate.

L’assalto di mercoledì 31 ottobre è il secondo in 4 giorni diretto contro posizioni curde in Siria. Ankara aveva altresì sparato proiettili di artiglieria contro le milizie dell’Unità di Protezione Popolare (YPG) curde siriane posizionate sulle rive orientali dell’Eufrate, nella regione di Kobane, nel nord della Siria, già domenica 28 ottobre.

“Calpesteremo i gruppi terroristici con operazioni più efficaci. Abbiamo terminato tutti i preparativi, i piani e il programma relativo al problema” ha dichiarato il leader turco, il 30 ottobre, aggiungendo che la Turchia non può “guardare al futuro con fiducia senza risolvere la questione siriana” e di conseguenza abbatterà tutti i nidi del terrore presenti sul lato orientale dell’Eufrate.

L’Unità di Protezione Popolare, più comunemente nota con l’acronimo curdo YPG, è stata fondata dapprima nel 2004 come ala militare del Comitato Supremo curdo, svolgendo un ruolo difensivo nella guerra civile siriana, scoppiata il 15 marzo 2011. In seguito al ritiro delle truppe del governo siriano di Assad dal Rojava, nel 2012 l’YPG è diventata la milizia della regione a maggioranza curda nel nord della Siria e forza armata del Rojava. L’YPG ha stretti rapporti con il Partito dei Lavoratori del Kurdistan, il PKK, che rappresenta la principale organizzazione militante dei curdi in Turchia. Perciò, essendo le forze YPG considerate da Ankara come un’estensione del PKK, sono anch’esse giudicate dallo Stato come un’organizzazione terroristica.

All’inizio del mese, nella giornata di sabato 6 ottobre, Erdogan aveva giurato che  avrebbe “finito” i militanti curdi nelle regioni irachene di Sinjar e Qandil per vendicare la morte di 8 soldati turchi, rimasti uccisi in un attacco-bomba avvenuto nella Turchia sud-orientale.

Negli ultimi mesi, la Turchia ha condotto, a più riprese, attacchi contro le basi del Partito dei Lavoratori del Kurdistan nell’Iraq settentrionale, soprattutto nella roccaforte situata tra le montagne Qandil. Tuttavia, in seguito alle elezioni avvenute nel mese di giugno, sono scemate le preoccupazioni inerenti all’ipotesi di una massiccia offensiva via terra contro la regione incriminata. Il PKK è un gruppo proscritto dal Paese e considerato da Ankara, come anche dagli Stati Uniti e dall’Unione Europea, illegale e terroristico; il PKK è operativo in Turchia e concerta insurrezioni ai danni delle autorità statali sin dagli anni Ottanta. Le violenze e le aggressioni si sono intensificate profondamente nella regione turca sud-orientale a maggioranza curda sin da quando è crollato il cessate-il-fuoco, nel 2015, e il governo ha condotto ripetutamente operazioni su larga scala per catturare i militanti del gruppo sia sul territorio iracheno sia su quello nazionale.

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Alice Bellante

di Redazione

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