Tunisia: “L’attacco suicida del 29 ottobre è stato un episodio isolato”

Pubblicato il 31 ottobre 2018 alle 16:28 in Africa Tunisia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il governo della Tunisia sostiene che l’attentato suicida del 29 ottobre a Tunisia sia stato un episodio isolato. Quella mattina, la 30enne Mona Guebla, disoccupata laureata in Business English, si è fatta saltare in aria nei pressi di un posto di blocco di polizia lungo la via Habib Bourguiba, ferendo 15 agenti e 2 adolescenti. Si è trattato del primo attacco terroristico del genere da quelli che colpirono il Paese nel corso del 2015.

Il ministro dell’Interno, Hichem Fourati, il cui Ministero si torva nella via dove è avvenuto l’attacco, ha spiegato che la donna non era presente sulle liste dei sospettati estremisti e che non era nota alla polizia per avere affiliazioni religiose. “È stato un atto isolato, i servizi di sicurezza sono andati in allerta e hanno risposto velocemente all’accaduto”, ha spiegato Fourati.

Secondo le indagini, Guebla ha utilizzato un ordigno rudimentale e non una cintura esplosiva. La donna era originaria della regione di Mahdia, dove viveva con la famiglia. La polizia ha interrogato due suoi fratelli insieme ai genitori, i quali sostengono che la ragazza sia stata manipolata, in quanto era una figlia modello e che passava solo molto tempo al computer. La famiglia ha spiegato che, da quando Guebla si era laureata tre anni fa, non era stata in grado di trovare lavoro e aveva lavorato occasionalmente come pastore.

Il procuratore generale tunisino ha riferito che non sono stati effettuati arresti in relazione all’attentatrice. La capitale è tornata alla normalità poche ore dopo l’attacco, anche se le pattuglie della polizia sono state rafforzate nella zona dell’incidente e nelle aree limitrofe.

Dal 24 novembre 2015 in Tunisia vige lo Stato di emergenza, che è stato istituito in seguito a una serie di attacchi rivendicati dall’ISIS. Il 18 marzo di quell’anno, due giovani tunisini armati di kalashnikov entrarono nel museo del Bardo, a Tunisi, dove uccisero 24 persone, di cui 20 turisti, 4 dei quali italiani. Successivamente, il 26 giugno, un militante armato dello Stato Islamico fece irruzione presso un resort di Port El Kantaoui, a 10 km da Susa, uccidendo 37 persone. Il 24 novembre 2015, invece, un autobus con a bordo le guardie presidenziali tunisine esplose, causando la morte di 12 ufficiali, sempre per mano dell’ISIS. Da allora, lo stato di emergenza è stato prolungato diverse volte, di cui l’ultima l’8 ottobre. Tale condizione conferisce alle forze di sicurezza poteri eccezionali, come quello di bandire le riunioni, gli scioperi e tutte le altre attività che potrebbero causare disordini. Tra le misure sono incluse alcune direttive che permettono alle forze di sicurezza di prendere il controllo della stampa.

Secondo quanto riferito dal Country Report on Terrorism 2017 del governo americano, nel corso dell’anno passato, la minaccia terroristica è rimasta elevata in Tunisia, in quanto al-Qa’ida nel Magalreb islamico (AQIM), il gruppo di Uqba bin Nafi e l’ISIS hanno continuato a lanciare attacchi contro il personale di sicurezza tunisino. Le forze di sicurezza tunisine, tuttavia, hanno migliorato la loro capacità di prevenire le attività terroristiche.

L’ultimo attacco terroristico contro i turisti è avvenuto il 26 giugno 2015. Il governo ha reso l’antiterrorismo una priorità assoluta e la Tunisia ha continuato a cooperare con la comunità internazionale, compresi gli Stati Uniti, per professionalizzare il suo apparato di sicurezza. L’instabilità in Libia ha permesso ai gruppi terroristici, incluso l’ISIS, di continuare le operazioni di contrabbando presso le frontiere, anche se nel 2017 non sono stati registrati attacchi terroristici legati alla Libia.

La Tunisia è l’unico Paese della regione nordafricana che ha intrapreso una transizione democratica in seguito alle rivolte del 2011. Tuttavia, tale transizione è stata frenata da problemi economici che hanno causato diverse proteste. Lo scorso 7 gennaio, i cittadini tunisini sono scesi in piazza in almeno dieci città per manifestare contro le misure di austerity, che hanno causato l’aumento delle tasse e dei prezzi, imposte dal governo tunisino per ridurre il deficit crescente e contrastare la crisi economica. Il primo gennaio è entrata in vigore una nuova legge finanziaria che ha fatto innalzare i prezzi del gasolio, di alcuni beni e anche le tasse su numerosi beni e servizi, tra cui le automobili, le linee telefoniche e di internet. Il governo aveva assicurato che gli aumenti avrebbero interessato soltanto i beni di lusso e non quelli di prima necessità o alimentari.  

Leggi Sicurezza Internazionale, il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Sofia Cecinini

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.