Palestina: 3 adolescenti morti a Gaza

Pubblicato il 29 ottobre 2018 alle 9:56 in Israele Palestina

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3 adolescenti palestinesi, tra i 13 e i 14 anni, sono stati uccisi in un attacco aereo israeliano diretto a sud della Striscia di Gaza, il 28 ottobre. Ashraf al-Qidra, portavoce del Ministero della Salute dell’enclave, ha identificato i bambini come Khaled Bassam Mahmoud Abu Saeed, 14 anni; Abdul Hameed Mohammed Abdul Aziz Abu Zaher, 13 anni; e Mohammed Ibrahim Abdullah al-Sutari, 13 anni.

I corpi delle vittime sono stati trasferiti all’ospedale di Al-Aqsa a Deir al-Balah, situato nella parte centrale della Striscia. L’agenzia stampa palestinese, Wafa, ha riferito che l’esercito israeliano “ha aperto il fuoco contro le ambulanze e impedendo loro l’accesso” sulla scena del bombardamento, a nord-est di Khan Younis. Da parte sua, l’esercito israeliano ha unicamente dichiarato che le proprie forze aeree hanno sparato su 3 palestinesi dopo che questi si sono avvicinati alla recinzione, “apparentemente intenti a piazzare un ordigno esplosivo improvvisato”.

I bombardamenti e le uccisioni in questione sono arrivate 24 ore dopo che i militanti palestinesi del Jihad Islamico avevano raggiunto un cessate-il-fuoco con Israele, dopo le rispettive incursioni belliche via cielo del mattino, grazie all’intervento e alla mediazione dell’Egitto.

 Gli attacchi che hanno portato ai negoziati per il cessate-il-fuoco si sono susseguiti in un botta e risposta avvenuto prima che sorgesse il sole, nelle ore precedenti all’alba di sabato 27 ottobre,  quando il Movimento per il Jihad Islamico in Palestina, aveva lanciato 30 razzi a salve contro Israele, dall’altra parte della recinzione di frontiera. In un comunicato, il gruppo rendeva noto che le azioni militari erano state innescate dall’uccisione, da parte delle forze armate israeliane, di 4 manifestanti palestinesi lungo il confine, nella giornata di venerdì 26 ottobre. Il movimento aveva poi aggiunto che avrebbe sospeso il lancio di missili soltanto se Israele avesse cessato le ostilità nella regione. L’esercito israeliano, il quale ha più volte affermato di ritenere Hamas responsabile di qualunque cosa accada a Gaza, ha reso noto che, in seguito al suddetto lancio di missili palestinesi, le sue forze avrebbero colpito circa 80 bersagli in Palestina, tra cui un edificio di 4 piani usato da Hamas come proprio quartier generale. Sembra che in seguito agli attacchi non ci siano state vittime né da una parte né dall’altra.

Le tensioni lungo il confine tra Israele e Gaza non hanno fatto altro che aumentare dal 30 marzo 2018, data in cui è iniziata la cosiddetta di Marcia del Ritorno, il cui scopo è invocare il diritto dei palestinesi al ritorno in patria e la fine del blocco israeliano, in vigore da 11 anni. Da allora, la popolazione palestinese protesta settimanalmente lungo la recinzione ad est della Striscia di Gaza. Le manifestazioni in questione si sarebbero teoricamente dovute concludere il 15 maggio, data in cui palestinesi ricordano la Nakba, o Catastrofe, un riferimento alla rimozione forzata di 750.000 palestinesi dalle loro case e villaggi per aprire la strada alla creazione di Israele nel 1948. I palestinesi sostengono che le loro proteste rappresentino un’ondata di rabbia popolare contro Israele. I residenti dei territori palestinesi invocano il diritto di ritornare nelle proprie case, dalle famiglie da cui sono stati allontanati o separati 70 anni prima, a causa della fondazione dello Stato di Israele, avvenuta il 14 maggio 1948. Lo Stato Ebraico, dal canto suo, sostiene che le proteste e le manifestazioni siano organizzate dal gruppo islamista Hamas, il quale controlla la Striscia di Gaza e nega al Paese il diritto di esistere.

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Alice Bellante

di Redazione

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