Gaza: palestinesi lanciano razzi, Israele risponde

Pubblicato il 27 ottobre 2018 alle 10:15 in Israele Palestina

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Prima dell’alba, Israele ha colpito decine di bersagli nella Striscia di Gaza, dopo che alcuni militanti palestinesi avevano lanciato dall’altra parte del confine quelli che sono stati registrati come i più potenti razzi dal mese di agosto, in rappresaglia contro la recente uccisione di 4 manifestanti palestinesi da parte dell’esercito israeliano.

Prima che sorgesse il sole, nelle ore precedenti all’alba di sabato 27 ottobre, Il Movimento per il Jihad Islamico in Palestina, uno degli altri gruppi armati operativi a Gaza oltre ad Hamas, ha lanciato 30 razzi a salve contro Israele, dall’altra parte della recinzione di frontiera. In un comunicato più tardi diffuso dal gruppo si rende noto che tali azioni militari sono state innescate dall’uccisione, da parte delle forze armate israeliane, di 4 manifestanti palestinesi lungo il confine, nella precedente giornata di venerdì 26 ottobre. Il movimento ha peraltro specificato che sospenderà il lancio di missili soltanto se Israele farà lo stesso.

A Israele, durante la notte, gli abitanti sono stati allertati dal suono delle sirene e si sono nascosti nei bunker antiaerei. Alcuni dei razzi palestinesi sono stati intercettati. L’esercito israeliano, il quale ha più volte affermato di ritenere Hamas responsabile di qualunque cosa accada a Gaza, ha reso noto che, in seguito al lancio dei missili palestinesi, ha colpito circa 80 bersagli, tra cui un edificio di 4 piani usato da Hamas come proprio quartier generale. Nel versante palestinese di Gaza sono state udite e attestate numerose esplosioni, tuttavia sembra che non ci siano vittime dell’attacco e risposta né da una parte né dall’altra del confine.

Nella giornata di venerdì 26 ottobre, 4 manifestanti palestinesi erano stati uccisi dalle truppe israeliane durante le proteste settimanali lungo il confine di Gaza. L’esercito di Israele aveva commentato il fatto affermando che i palestinesi in questione avevano attaccato i loro uomini con granate esplosive, alcuni scavalcando la demarcazione di confine.

I funzionari della sicurezza egiziani sono attualmente impegnati in trattative separate sia con i leader di Israele sia con quelli palestinesi, nel tentativo di ripristinare la calma nella regione. Sono 213 i palestinesi che finora sono stati uccisi dalle truppe israeliane da quando sono iniziate le proteste, secondo i dati divulgati dal Ministero della Salute palestinese.

Circa 2 milioni di palestinesi abitano nella Striscia di Gaza, regione che versa in una profonda crisi economica, colpita dalla povertà e dal forte tasso di disoccupazione. Israele ha indetto un embargo navale verso la zona e controlla serratamente gli attraversamenti marini verso l’enclave mediorientale, per evitare che l’area venga rifornita di munizioni e armi.

Le tensioni lungo il confine tra Israele e Gaza non hanno fatto altro che aumentare dal 30 marzo 2018, data in cui è iniziata la cosiddetta di Marcia del Ritorno, il cui scopo è invocare il diritto dei palestinesi al ritorno in patria e la fine del blocco israeliano, in vigore da 11 anni. Da allora, la popolazione palestinese protesta settimanalmente lungo la recinzione ad est della Striscia di Gaza. Le manifestazioni in questione si sarebbero teoricamente dovute concludere il 15 maggio, data in cui palestinesi ricordano la Nakba, o Catastrofe, un riferimento alla rimozione forzata di 750.000 palestinesi dalle loro case e villaggi per aprire la strada alla creazione di Israele nel 1948. I palestinesi sostengono che le loro proteste rappresentino un’ondata di rabbia popolare contro Israele. I residenti dei territori palestinesi invocano il diritto di ritornare nelle proprie case, dalle famiglie da cui sono stati allontanati o separati 70 anni prima, a causa della fondazione dello Stato di Israele, avvenuta il 14 maggio 1948. Lo Stato Ebraico, dal canto suo, sostiene che le proteste e le manifestazioni siano organizzate dal gruppo islamista Hamas, il quale controlla la Striscia di Gaza e nega al Paese il diritto di esistere.

I leader israeliani hanno avvertito di essere pronti ad intensificare l’azione militare a Gaza per frenare attacchi e proteste. L’esercito israeliano ha dichiarato che i manifestanti, lo scorso venerdì 12 ottobre, hanno lanciato sassi, ordigni esplosivi, bombe incendiarie e granate. Secondo alcuni funzionari del Ministero della Salute di Gaza, sarebbero 7 i palestinesi uccisi dalle forze di difesa israeliane nella data in questione, dopo che l’esercito dello stato ebraico ha aperto il fuoco contro un gruppo di residenti della Striscia che aveva sfondato la recinzione.

Israele ha subito numerose condanne internazionali per il suo uso della forza mortale, nonostante ciò lo Stato Ebraico continua ad affermare che la sua strategia militare è unicamente finalizzata a proteggere i suoi confini e la popolazione civile. Israele ha ritirato truppe e coloni da Gaza nel 2005, ma mantiene uno stretto controllo delle sue frontiere terrestri e marittime, citando preoccupazioni per la sicurezza. Anche l’Egitto, sulla stessa linea, limita i movimenti dentro e fuori Gaza dai suoi confini.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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