Gaza: negoziata tregua tra militanti palestinesi e Israele

Pubblicato il 27 ottobre 2018 alle 15:50 in Israele Palestina

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I militanti palestinesi del Jihad Islamico hanno raggiunto un cessate-il-fuoco con Israele, dopo le rispettive incursioni belliche via cielo del mattino, grazie all’intervento e alla mediazione dell’Egitto.

Nel corso della giornata di sabato 27 ottobre, Daoud Shehab, portavoce del Movimento per il Jihad Islamico in Palestina, gruppo militante armato operativo a Gaza indipendentemente da Hamas, ha reso noto che, tramite il ruolo mediatore dell’Egitto, è stata raggiunta una tregua con le forze israeliane: “Dopo contatti tra i leader del Jihad Islamico e i fratelli in Egitto, è stato raggiunto un accordo su un cessate-il-fioco comprensivo che inizierà immediatamente”. Il portavoce ha messo in chiaro che il suo gruppo rispetterà la tregua “se l’occupazione (Israele) farà altrettanto”. Gli ufficiali di sicurezza egiziani si erano impegnati in negoziati separati sia con i leader israeliani sia con quelli palestinesi nel tentativo di ripristinare la calma lungo il confine. La notizia non è ancora stata confermata dai portavoce delle forze armate israeliane; in genere, Israele riconosce molto di rado di raggiungere accordi con i gruppi militanti a Gaza, ritenuti dal Paese come organizzazioni terroristiche.

Durante la giornata di sabato, un portavoce militare israeliano, il Tenente-Colonnello Jonathan Conricus, ha accusato la Siria e l’Iran di coinvolgimento nell’attacco missilistico condotto dal Movimento per il Jihad Islamico palestinese. “Ordini e incentivi sono stati impartiti da Damasco con un chiaro coinvolgimento delle forze al-Quds delle Guardie Armate della Rivoluzione”, ha riferito Conricus ai giornalisti, concludendo: “La nostra risposta non è limitata geograficamente”. Le cosiddette forze Quds, o al-Quds, rappresentano un’unità speciale del corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica, la quale ha l’obiettivo di esportare all’estero la rivoluzione iraniana e di gestire le sue operazioni extraterritoriali.

Israele accusa spesso Teheran di aiutare i militanti palestinesi a Gaza, ma raramente attribuisce all’Iran la colpa di attacchi missilistici mirati. Shehab, il portavoce del gruppo armato palestinese artefice dell’attacco, ha minimizzato le accuse di Israele tacciandole di essere “un tentativo” del Paese di “eludere le proprie responsabilità” in merito ai 4 manifestanti palestinesi uccisi nelle proteste di venerdì 26 ottobre.

 Gli attacchi che hanno portato ai negoziati per il cessate-il-fuoco si sono susseguiti in un botta e risposta avvenuto prima che sorgesse il sole, nelle ore precedenti all’alba di sabato 27 ottobre, Il Movimento per il Jihad Islamico in Palestina, aveva lanciato 30 razzi a salve contro Israele, dall’altra parte della recinzione di frontiera. In un comunicato il gruppo rendeva noto che tali azioni militari erano state innescate dall’uccisione, da parte delle forze armate israeliane, di 4 manifestanti palestinesi lungo il confine, nella precedente giornata di venerdì 26 ottobre. Il movimento aveva aggiunto che avrebbe sospeso il lancio di missili soltanto se Israele avesse cessato le ostilità nella regione. . L’esercito israeliano, il quale ha più volte affermato di ritenere Hamas responsabile di qualunque cosa accada a Gaza, ha reso noto che, in seguito al suddetto lancio di missili palestinesi, le sue forze hanno colpito circa 80 bersagli in Palestina, tra cui un edificio di 4 piani usato da Hamas come proprio quartier generale. Sembra che non ci siano vittime dell’attacco e risposta né da una parte né dall’altra del confine.

Le tensioni lungo il confine tra Israele e Gaza non hanno fatto altro che aumentare dal 30 marzo 2018, data in cui è iniziata la cosiddetta di Marcia del Ritorno, il cui scopo è invocare il diritto dei palestinesi al ritorno in patria e la fine del blocco israeliano, in vigore da 11 anni. Da allora, la popolazione palestinese protesta settimanalmente lungo la recinzione ad est della Striscia di Gaza. Le manifestazioni in questione si sarebbero teoricamente dovute concludere il 15 maggio, data in cui palestinesi ricordano la Nakba, o Catastrofe, un riferimento alla rimozione forzata di 750.000 palestinesi dalle loro case e villaggi per aprire la strada alla creazione di Israele nel 1948. I palestinesi sostengono che le loro proteste rappresentino un’ondata di rabbia popolare contro Israele. I residenti dei territori palestinesi invocano il diritto di ritornare nelle proprie case, dalle famiglie da cui sono stati allontanati o separati 70 anni prima, a causa della fondazione dello Stato di Israele, avvenuta il 14 maggio 1948. Lo Stato Ebraico, dal canto suo, sostiene che le proteste e le manifestazioni siano organizzate dal gruppo islamista Hamas, il quale controlla la Striscia di Gaza e nega al Paese il diritto di esistere.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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