Israele: attacchi aerei a Gaza

Pubblicato il 25 ottobre 2018 alle 16:23 in Israele Palestina

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Alcuni aerei da guerra israeliani hanno colpito numerosi luoghi nella Striscia di Gaza nelle prime ore di giovedì 25 ottobre, causando ingenti danni alle proprietà nel territorio palestinese.

Gli aerei da combattimento dello Stato Ebraico hanno preso di mira un complesso militare nella parte nord della Striscia, una struttura di addestramento e un sito di produzione e stoccaggio di munizioni nel sud. Secondo le dichiarazioni di una portavoce dell’esercito, le incursioni sarebbero state portate avanti in risposta ad un razzo sparato da Gaza, il quale non ha provocato né vittime né danni, ma ha eluso il sistema di difesa israeliano Iron Dome, innescando l’avvio di un’inchiesta.

L’attacco del 25 ottobre arriva una settimana dopo che lo Stato Ebraico risposto con 20 attacchi aerei ad un’aggressione missilistica nella città meridionale di Beersheba, il 17 ottobre.

Le tensioni lungo il confine tra Israele e Gaza non hanno fatto altro che aumentare dal 30 marzo, data in cui è iniziata la cosiddetta di Marcia del Ritorno, il cui scopo è invocare il diritto dei palestinesi al ritorno in patria e la fine del blocco israeliano, in vigore da 11 anni. Da allora, la popolazione palestinese protesta settimanalmente lungo la recinzione ad est della Striscia di Gaza. Le manifestazioni in questione si sarebbero teoricamente dovute concludere il 15 maggio, data in cui palestinesi ricordano la Nakba, o Catastrofe, un riferimento alla rimozione forzata di 750.000 palestinesi dalle loro case e villaggi per aprire la strada alla creazione di Israele nel 1948. I palestinesi sostengono che le loro proteste rappresentino un’ondata di rabbia popolare contro Israele. I residenti dei territori palestinesi invocano il diritto di ritornare nelle proprie case, dalle famiglie da cui sono stati allontanati o separati 70 anni prima, a causa della fondazione dello Stato di Israele, avvenuta il 14 maggio 1948. Lo Stato Ebraico, dal canto suo, sostiene che le proteste e le manifestazioni siano organizzate dal gruppo islamista Hamas, il quale controlla la Striscia di Gaza e nega al Paese il diritto di esistere.

I leader israeliani hanno avvertito di essere pronti ad intensificare l’azione militare a Gaza per frenare attacchi e proteste. Circa 200 palestinesi sono stati uccisi da truppe israeliane da quando sono iniziate le proteste, secondo i dati del Ministero della Sanità palestinese. L’esercito israeliano ha dichiarato che i manifestanti, lo scorso venerdì 12 ottobre, hanno lanciato sassi, ordigni esplosivi, bombe incendiarie e granate. Secondo alcuni funzionari del Ministero della Salute di Gaza, sarebbero 7 i palestinesi uccisi dalle forze di difesa israeliane nella data in questione, dopo che l’esercito dello stato ebraico ha aperto il fuoco contro un gruppo di residenti della Striscia che aveva sfondato la recinzione.

Israele ha subito numerose condanne internazionali per il suo uso della forza mortale, nonostante ciò lo Stato Ebraico continua ad affermare che la sua strategia militare è unicamente finalizzata a proteggere i suoi confini e la popolazione civile. Israele ha ritirato truppe e coloni da Gaza nel 2005, ma mantiene uno stretto controllo delle sue frontiere terrestri e marittime, citando preoccupazioni per la sicurezza. Anche l’Egitto, sulla stessa linea, limita i movimenti dentro e fuori Gaza dai suoi confini.

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Alice Bellante

di Redazione

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