Israele: riprendono le spedizioni di carburante

Pubblicato il 24 ottobre 2018 alle 9:42 in Israele Palestina

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Israele, mercoledì 24 ottobre, riprenderà le spedizioni di carburante alla Striscia di Gaza, dopo un arresto di 12 giorni imposto in seguito ai continui scontri di confine, secondo quanto riportato dal Ministero della Difesa israeliano.

Lo Stato Ebraico aveva sospeso le consegne di carburante finanziate dal Qatar il 12 ottobre, ore dopo che le truppe israeliane avevano ucciso a colpi d’arma da fuoco 5 palestinesi che, secondo fonti militari, avevano sfondato la barriera di confine, attaccando una base all’interno del territorio israeliano.

In seguito a ciò, nella sera di martedì 23 ottobre, una dichiarazione del Ministero della Difesa ha annunciato che: “Conformemente alle raccomandazioni degli organismi di sicurezza, è stato deciso di riprendere la fornitura di carburante del Qatar da domani”.

Sulla stessa linea, domenica 21 ottobre, il ministro della Difesa israeliano, Avigdor Lieberman, aveva ordinato la riapertura degli attraversamenti di confine che lo collegano Israele alla Striscia di Gaza, permettendo nuovamente il transito di beni e persone da e per l’enclave, in seguito alla diminuzione delle violenze lungo la frontiera.

Gli attraversamenti di confine di Erez e Kerem Shalom erano stati chiusi il 17 ottobre, per ordine del ministro della Difesa, dopo che un missile, proveniente dalla Striscia di Gaza, era esploso all’esterno di una casa nella città meridionale israeliana di Beersheba, mentre un altro razzo si era inabissato nelle acque appartenenti a Tel Aviv. In risposta a tali attacchi, l’esercito israeliano aveva lanciato una serie di incursioni aeree, bombardando 20 obiettivi nell’enclave, inclusi alcuni tunnel al di sotto delle frontiere. Nei giorni seguenti, le Nazioni Unite e l’Egitto avevano mediato un cessate-il-fuoco tra Israele e il gruppo terroristico Hamas, che controlla la Striscia di Gaza, ma nessuna delle due parti aveva ufficialmente riconosciuto la tregua.

Nonostante ciò, nei giorni seguenti la chiusura dei due attraversamenti di confine, rispetto alle settimane precedenti si è verificato un significativo calo delle violenze lungo la recinzione che divide Gaza da Israele, sia a livello di numero di partecipanti sia a livello di intensità degli scontri, che sono stati definiti dai funzionari della Difesa israeliana come alcuni dei più tranquilli dall’inizio della “Marcia del Ritorno”, cominciata il 30 marzo. Israele ritiene che Hamas abbia cambiato la sua politica relativa alle proteste e stia lavorando per limitare le violenze per dare ai mediatori egiziani la possibilità di stringere un accordo tra il gruppo terroristico e le autorità israeliane, così da ottenere una tregua a lungo termine a Gaza.

Israele aveva ritirato truppe e coloni dall’enclave nel 2005, ma continua a mantenere uno stretto controllo delle sue frontiere terrestri e marittime, citando preoccupazioni per la sicurezza. Anche l’Egitto, sulla stessa linea, limita i movimenti dentro e fuori Gaza dai suoi confini. Sulla Striscia di Gaza è in vigore da circa 11 anni un embargo che ha portato i due terzi della popolazione a vivere in base agli aiuti che riescono a entrare nell’area, dove ci sono solo 4 ore di elettricità al giorno. Le Nazioni Unite hanno avvertito che il blocco israeliano è responsabile per aver provocato una situazione umanitaria “catastrofica”. Israele, da parte sua, giustifica il blocco imposto su Gaza, sostenendo che esso è necessario per isolare Hamas, contro il quale ha combattuto tre guerre dal 2008.

Il gruppo terroristico Hamas aveva preso il controllo di Gaza nel 2007, durante la guerra civile, facendo scoppiare una crisi nella politica palestinese. Più di una volta si è tentato di riconciliare le due parti, riportando l’Autorità Palestinese nell’area, ma tutti i tentativi sono falliti. Da una parte, il leader della Palestina, Mahmoud Abbas, rifiuta di stipulare accordi con Hamas, in quanto ritiene che qualsiasi collaborazione equivarrebbe a riconoscere il controllo del gruppo su Gaza, sminuendo il ruolo dell’Autorità Palestinese. Dall’altra parte, Hamas ha respinto tutte le richieste di disarmo.

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Alice Bellante

di Redazione

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