Israele: riaperti attraversamenti di confine con la Striscia di Gaza

Pubblicato il 22 ottobre 2018 alle 6:02 in Israele Palestina

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Israele ha riaperto gli attraversamenti di confine che lo collegano alla Striscia di Gaza, domenica 21 ottobre, permettendo nuovamente il transito di beni e persone da e per l’enclave, in seguito alla diminuzione delle violenze lungo la frontiera.

L’ufficio del ministro della Difesa, Avigdor Liberman, ha preso tale decisione consultandosi con i funzionari delle Forze di Difesa Israeliane, i servizi di sicurezza Shin Bet e l’unità di collegamento con i palestinesi, nota con il nome di Coordinator of Government Activities in the Territories (COGAT). Tuttavia, le autorità hanno spiegato che devono ancora prendere una decisione in merito ai rifornimenti di carburante donate a Gaza dal Qatar.

Gli attraversamenti di confine di Erez e Kerem Shalom erano stati chiusi il 17 ottobre, per ordine del ministro della Difesa, dopo che un missile, proveniente dalla Striscia di Gaza, era esploso all’esterno di una casa nella città meridionale israeliana di Beersheba, mentre un altro razzo si era inabissato nelle acque appartenenti a Tel Aviv. In risposta a tali attacchi, l’esercito israeliano aveva lanciato una serie di incursioni aeree, bombardando 20 obiettivi nell’enclave, inclusi alcuni tunnel al di sotto delle frontiere. Nei giorni seguenti, le Nazioni Unite e l’Egitto avevano mediato un cessate-il-fuoco tra Israele e il gruppo terroristico Hamas, che controlla la Striscia di Gaza, ma nessuna delle due parti aveva ufficialmente riconosciuto la tregua.

Nonostante ciò, nei giorni seguenti la chiusura dei due attraversamenti di confine, rispetto alle settimane precedenti si è verificato un significativo calo delle violenze lungo la recinzione che divide Gaza da Israele, sia a livello di numero di partecipanti sia a livello di intensità degli scontri, che sono stati definiti dai funzionari della Difesa israeliana come alcuni dei più tranquilli dall’inizio della “Marcia del Ritorno”, cominciata il 30 marzo. Israele ritiene che Hamas abbia cambiato la sua politica relativa alle proteste e stia lavorando per limitare le violenze per dare ai mediatori egiziani la possibilità di stringere un accordo tra il gruppo terroristico e le autorità israeliane, così da ottenere una tregua a lungo termine a Gaza.

Israele aveva ritirato truppe e coloni dall’enclave nel 2005, ma continua a mantenere uno stretto controllo delle sue frontiere terrestri e marittime, citando preoccupazioni per la sicurezza. Anche l’Egitto, sulla stessa linea, limita i movimenti dentro e fuori Gaza dai suoi confini. Sulla Striscia di Gaza è in vigore da circa 11 anni un embargo che ha portato i due terzi della popolazione a vivere in base agli aiuti che riescono a entrare nell’area, dove ci sono solo 4 ore di elettricità al giorno. Le Nazioni Unite hanno avvertito che il blocco israeliano è responsabile per aver provocato una situazione umanitaria “catastrofica”. Israele, da parte sua, giustifica il blocco imposto su Gaza, sostenendo che esso è necessario per isolare Hamas, contro il quale ha combattuto tre guerre dal 2008.

Il gruppo terroristico Hamas aveva preso il controllo di Gaza nel 2007, durante la guerra civile, facendo scoppiare una crisi nella politica palestinese. Più di una volta si è tentato di riconciliare le due parti, riportando l’Autorità Palestinese nell’area, ma tutti i tentativi sono falliti. Da una parte, il leader della Palestina, Mahmoud Abbas, rifiuta di stipulare accordi con Hamas, in quanto ritiene che qualsiasi collaborazione equivarrebbe a riconoscere il controllo del gruppo su Gaza, sminuendo il ruolo dell’Autorità Palestinese. Dall’altra parte, Hamas ha respinto tutte le richieste di disarmo.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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