Giordania reclamerà i terreni oggetto del trattato con Israele del 1994

Pubblicato il 22 ottobre 2018 alle 9:29 in Giordania Israele

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Il re Abdullah II, domenica 21 ottobre, ha informato lo Stato di Israele che la Giordania intende rivendicare 2 tratti di territorio divenuti di proprietà privata israeliana in seguito al trattato di pace del 26 ottobre 1994, segnando una mossa accolta favorevolmente da attivisti e da gruppi della società civile che si oppongono all’accordo.

Come parte dell’intesa, Israele “affitta” circa 405 ettari di terreni agricoli nel settore meridionale del confine con la Giordania, o al-Ghumar, così come la piccola area di al-Baqura nei pressi della confluenza dei fiumi Giordano e Yarmouk. Tali aree sono attualmente regolate attraverso un “regime speciale” istituito nel trattato di pace, secondo cui Israele riconosce la sovranità giordana ritenendo però la proprietà terriera privata sul territorio.

I territori in questione comprendono anche diversi terreni agricoli ricchi di acqua coltivati da agricoltori israeliani da 25 anni. Ogni cambiamento al sistema attuale richiede un preavviso di 12 mesi necessario per impedire un’estensione automatica. Il termine per il rinnovo delle locazioni è giovedì 25 ottobre.

“Abbiamo informato Israele della fine dell’applicazione degli annessi del trattato di pace riguardanti al-Baqura e al-Ghumar. Le aree in questione sono sempre state in cima alle mie priorità. La decisione è basata sulla nostra acutezza di prendere tutto ciò che è necessario per la Giordania e i giordani. Al-Baqura e al-Ghumar sono terra giordana e resteranno giordani ” ha dichiarato il re, il 21 ottobre, secondo l’agenzia di stampa statale di Petra.

In seguito a tale annuncio, il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha affermato che Israele è disposta a negoziare con la Giordania un’estensione delle locazioni, le quali scadranno l’anno prossimo. Perciò, al momento, non è chiaro come e quando i territori sotto il controllo israeliano dal 1948 saranno restituiti alla Giordania.

La decisione di rivendicare le aree in questione è arrivata una settimana dopo che 85 membri del Parlamento giordano hanno firmato una petizione per chiedere al re di intervenire contro il rinnovo dell’accordo di locazione, secondo il parlamentare Khalil Atiyeh. “Per oltre un anno, abbiamo chiesto lo smantellamento di questo accordo, dal momento che non è nell’interesse della Giordania o del popolo giordano” ha dichiarato Atiyeh ad Al Jazeera.

Sulla stessa linea, Oraib al-Rantawi, analista politico nella capitale della Giordania, Amman, ha affermato: “Il re ha percepito il rifiuto popolare circa l’accordo con Israele, specialmente negli ultimi mesi in cui il declino economico del paese ha portato a proteste di massa”.

Proprio negli ultimi mesi, migliaia di giordaniani arrabbiati sono scesi in piazza per protestare contro gli aumenti dei prezzi, una legge sulla riforma delle imposte sul reddito e la corruzione, in un Paese in cui la povertà e il tasso di disoccupazione nazionale si aggirano intorno al 20%. Sufyan al-Tell, ex funzionario ambientale delle Nazioni Unite e critico esplicito del trattato di pace tra Israele e Giordania, ha dichiarato ad Al Jazeera che l’annuncio del re è “tempestivo e riflette la volontà del popolo della Giordania”.

La Giordania è uno dei soli 2 Paesi arabi che hanno firmato un trattato di pace con Israele, l’altro è l’Egitto. Nonostante gli accordi, il sentimento pubblico della Giordania contro Israele è forte a causa della continua occupazione dei territori palestinesi e del suo trattamento dei residenti.

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Alice Bellante

di Redazione

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