Omicidio Khashoggi: Arabia Saudita cambia versione dei fatti

Pubblicato il 21 ottobre 2018 alle 11:08 in Arabia Saudita Turchia

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Dopo aver dichiarato che la morte del giornalista Jamal Khashoggi era avvenuta all’interno del proprio consolato di Istanbul in seguito a una colluttazione, l’Arabia Saudita ha modificato la sua versione dell’accaduto, proponendone un’altra che contraddice la spiegazione precedente.

Un funzionario del governo saudita, rimasto anonimo, ha fornito dettagli riguardo al gruppo di 15 persone, cittadini dell’Arabia Saudita, inviati presso il consolato nella città turca il 2 ottobre per affrontare Khashoggi. Secondo la nuova versione, il governo saudita voleva convincere Khashoggi a tornare in patria, come parte di una campagna per prevenire che gli oppositori del Paese venissero ingaggiati dai nemici. Per questo motivo, il vice presidente dell’Intelligence saudita, Ahmed al-Asiri, aveva assemblato il gruppo di 15 persone, inviandolo a Istanbul per incontrare il giornalista e convincerlo a tornare in Arabia Saudita.

Secondo il piano, il team avrebbe dovuto trattenere Khashoggi in una casa sicura fuori Istanbul per un certo periodo di tempo, ma l’accordo era di rilasciarlo se, alla fine, l’uomo si fosse opposto a tornare in patria. Il funzionario saudita ha dichiarato che la situazione è degenerata sin dall’inizio, in quanto il gruppo ha ignorato gli ordini e ha utilizzato la violenza. Infatti, il giornalista era stato portato inizialmente nell’ufficio del console generale, dove un impiegato, Maher Mutreb, gli aveva comunicato del suo ritorno in patria. Khashoggi si era rifiutato e aveva spiegato all’uomo che era atteso fuori dagli uffici e che, se non fosse riapparso in un’ora, sarebbero state allertate le autorità turche. Il giornalista, infatti, aveva dato tali istruzioni alla sua fidanzata, che lo aspettava all’esterno del consolato. In quel momento, Mutreb aveva spiegato all’uomo che, se si fosse rifiutato, sarebbe stato drogato e rapito e, in seguito alle proteste di Khashoggi, il gruppo di 15 persone si era mobilitato, trattenendolo per il collo e coprendogli la bocca per evitare che urlasse, provocando così la sua morte.

Il funzionario saudita ha spiegato che il corpo del giornalista era poi stato avvolto in un tappeto, portato fuori da un veicolo consolare e consegnato a un “cooperatore locale”. Inoltre, l’esperto forense Salah Tubaigy aveva provato a rimuovere le tracce dell’incidente. Secondo le autorità turche, i resti di Khashoggi potrebbero essere stati gettati nella foresta Belgrad, vicino Istanbul, e nelle campagne nei pressi della città di Yalova. Dopo l’omicidio, un impiegato del consolato saudita aveva indossato gli abiti del giornalista e sarebbe uscito da una porta secondaria, per dare l’impressione che l’uomo avesse lasciato l’edificio, disfacendosi poi dei suoi effetti personali. Il gruppo di 15 persone avrebbe poi redatto un falso resoconto dove veniva dichiarato che Khashoggi era stato lasciato libero di andare via quando aveva avvisato che avrebbe potuto coinvolgere le autorità turche. Il team aveva altresì comunicato di aver lasciato il Paese.

Alla richiesta di spiegazioni sul cambiamento della versione riguardo le circostanze della morte di Khashoggi, Riad ha comunicato che, inizialmente, il governo si era basato su informazioni false, ma che, in un secondo momento, è stata lanciata un’indagine interna.

In seguito al cambiamento di versione dell’Arabia Saudita, sia il leader della Casa Bianca, Donald Trump, sia alcuni governi europei hanno richiesto che vengano eseguite ulteriori indagini sul caso. La Germania ha definito “inadeguata” la spiegazione e ha messo in dubbio la vendita di armi a Riad, mentre la Francia e l’Unione Europea hanno fatto pressioni per l’apertura di una indagine più approfondita, per capire le circostanze della morte di Khashoggi. Anche il ministro degli Esteri canadese, Chrystia Freeland, ha dichiarato che le spiegazioni di Riad mancano di credibilità e coerenza, mentre Trump ha sottolineato che è impossibile che il principe saudita, Mohammed bin Salman, che era stato oggetto delle critiche di Khashoggi, non era a conoscenza dell’omicidio del giornalista.

Khashoggi, un editorialista del quotidiano statunitense The Washington Post che aveva criticato l’ascesa al potere del principe saudita, era scomparso il 2 ottobre, dopo essere entrato nel consolato di Istanbul per ottenere i documenti necessari per il suo matrimonio. Dopo aver negato qualsiasi coinvolgimento nella sparizione di Khashoggi per due settimane, sabato 20 ottobre l’Arabia Saudita aveva ammesso che l’uomo era morto in una rissa avvenuta all’interno del consolato. La Turchia sospetta che il corpo del giornalista sia stato smembrato. Nelle due settimane dopo la sparizione dell’uomo, l’intelligence turca aveva reso pubbliche una serie di registrazioni audio contenenti dettagli sulla morte dell’uomo, provando che Khashoggi era stato ucciso all’interno del consolato. Riad aveva respinto tali accuse, definendole infondate.

La sparizione di Khashoggi ha scatenato una importante crisi in Arabia Saudita, coinvolgendo altresì il monarca, re Salman, che ha ordinato alcuni cambiamenti nel servizio di intelligence del Paese. Il caso ha minacciato le relazioni commerciali del regno: numerosi funzionari e aziende si sono ritirati da una conferenza commerciale relativa agli investimenti nel Paese, prevista per la fine del mese, e alcuni legislatori statunitensi hanno fatto pressioni su Trump perché il presidente imponga sanzioni sul governo saudita e fermi la vendita di armi al regno.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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