Cisgiordania: Netanyahu vuole demolire villaggio beduino nelle zone palestinesi occupate

Pubblicato il 21 ottobre 2018 alle 12:44 in Israele Palestina

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Il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, ha precisato che la decisione di rinviare la demolizione del villaggio beduino di Khan Al-Ahmar, in Cisgiordania, è solo una breve tregua, e che sono in corso gli sforzi per strappare un accordo di ricollocamento per i residenti di tale villaggio.

Nella giornata di domenica 21 ottobre, in risposta ad alcuni giornalisti, Netanyahu ha puntualizzato che lo sfratto dei residenti del villaggio beduino di Khan Al-Ahmar, situato nei territori occupati palestinesi della Cisgiordania, sebbene rinviato, verrà portato a termine. “Non ho intenzione di rinviarlo indefinitamente ma, nonostante voci affermino il contrario, solo per un breve periodo di tempo”, ha affermato il premier israeliano, aggiungendo: “Il lasso di tempo necessario, in base a un accordo, per consentire l’evacuazione verrà deciso dal gabinetto di sicurezza. Lo convocherò oggi stesso e fisseremo una data. Sarà a breve distanza e credo che tutti acconsentiranno”.

Il commento è stato causato da una notizia circolata il giorno precedente, sabato 20 ottobre, quando un funzionario del governo israeliano, parlando sotto anonimato, aveva diffuso l’informazione che lo sfratto era stato rinviato e che il Paese, in coordinazione con l’Autorità Palestinese, stava considerando una soluzione di ricollocamento alternativa. Inizialmente, i residenti dovevano essere rilocati verso un’area distante circa 12 km, ed era previsto che Israele inviasse i suoi bulldozer già il primo ottobre.

La decisione di Israele di demolire il villaggio beduino di of Khan al-Ahmar ha messo in moto preoccupazioni e critiche internazionali, tra cui le perplessità dell’Unione Europea e delle Nazioni Unite. A tal proposito, dapprima il pubblico ministero della Corte Penale Internazionale con base all’Aia ha fatto sapere che lo sfratto della popolazione e la successiva demolizione di Khan al-Ahmar potrebbe costituire a tutti gli effetti un crimine di guerra. Tuttavia, in un secondo momento, la Corte suprema ha stabilito la demolizione del luogo e il trasferimento dei suoi abitanti, emanando che il villaggio sarebbe stato costruito senza i permessi necessari (permessi che i palestinesi sostengono di avere avuto a suo tempo, ma che non siano dimostrabili in alcun modo in tribunale), e in aggiunta a ciò esso si trova nell’area C dei territori palestinesi, ovvero quella che, in base agli accordi di Oslo del 20 agosto 1993, è posta sotto il controllo amministrativo e militare di Israele.

Con la “Dichiarazione dei principi”, il nome del documento prodotto dagli accordi di Oslo, Israele riconobbe per la prima volta nell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) l’interlocutore ufficiale che rappresentava il popolo palestinese, e gli concesse il diritto di governare su alcuni dei territori occupati. L’OLP, da parte sua, riconobbe il diritto di Israele a esistere e rinunciò formalmente all’uso della violenza, fino a quel momento impiegata per raggiungere lo scopo del gruppo, ossia la creazione di uno stato palestinese. La Cisgiordania, in base agli accordi di Oslo, è divisa in tre zone sottoposte a diversa giurisdizione: la Zona A (17% del territorio totale), sotto il controllo dell’Autorità Nazionale Palestinese (ANP), la Zona B (24% del territorio), sotto il controllo civile dell’ANP e militare israeliano, e la Zona C, sotto il controllo totale israeliano (59% del territorio).

Gli insediamenti israeliani nei territori occupati rivendicati dai palestinesi, che sono, limitatamente a Gush Etzion, 22 con una popolazione di 70mila coloni in Cisgiordania, sono considerate illegali da molti Paesi e anche, a livello internazionale, dalla Risoluzione 242 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite del 1967. Israele si batte contro tale giudizio.

Con il nome di Autorità Nazionale Palestinese si intende l’organismo di auto-governo palestinese ad interim formato nel 1994 in seguito agli Accordi di Oslo per governare la Striscia di Gaza e le aree A e B della Cisgiordania. Dal 3 gennaio 2013, successivamente alla risoluzione 67/19 dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, l’Autorità Palestinese ha adottato il nome di Stato di Palestina sui documenti ufficiali, tuttavia restano giuridicamente due organismi distinti.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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