Siria: ISIS libera 6 dei 29 ostaggi di Sweida

Pubblicato il 20 ottobre 2018 alle 12:51 in Medio Oriente Siria

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Lo Stato Islamico ha liberato 6 ostaggi facenti parte di un numeroso gruppo di donne e bambini sequestrati dal gruppo terrorista in seguito all’attacco alla città siriana di Sweida, avvenuto il 25 luglio scorso.

L’agenzia di stampa SANA ha reso noto che, nella giornata di sabato 20 ottobre, 2 donne e 4 bambini sono stati liberati dall’ISIS e hanno fatto ritorno alle proprie abitazioni, a distanza di tre mesi dal loro rapimento, sopraggiunto per mano dei militanti islamici durante un attacco contro un villaggio a est della cittadina siriana di Sweida. “Come risultato dell’assedio dell’esercito contro i terroristi, e degli sforzi compiuti dagli enti interessati, 6 dei 29 ostaggi sono stati liberati, e i restanti verranno liberati molto presto”, ha annunciato in giornata il governatore di Sweida, Amer al-Eshi.

L’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, ONG di monitoraggio e sorveglianza con base in Gran Bretagna, ha reso noto che i militanti hanno rilasciato la prima tranche di ostaggi in seguito a negoziati e trattative con le autorità locali. Secondo l’organizzazione, le forze filo-governative siriane si erano schierate in gran numero intorno all’enclave dello Stato Islamico al fine di mettere il gruppo alle strette e far pressione per ottenere il rilascio dei prigionieri.

Il 5 agosto scorso, l’ISIS aveva ucciso un ragazzo di 19 anni, studente, facente parte delle decine di ostaggi sequestrati tra i musulmani drusi della provincia siriana di Sweida. Il giovane era stato il primo giustiziato degli oltre 30 drusi, in maggioranza donne e bambini, catturati dalle milizie dello Stato islamico il 25 luglio scorso durante un raid in un villaggio della provincia sud-occidentale di Sweida. 

Numerosi rapimenti erano avvenuti durante tale serie di attacchi coordinati contro la provincia di Sweida, che avevano provocato la morte di oltre 250 persone. La Russia aveva a suo tempo tentato di negoziare la liberazione di circa 30 ostaggi civili, di cui 16 bambini, anche questi appartenenti alla minoranza religiosa drusa. Tuttavia, le negoziazioni erano fallite e il regime aveva lanciato un’offensiva militare nella regione. Il ragazzo giustiziato dall’ISIS era stato rapito insieme a sua madre durante un’incursione nel proprio villaggio, al-Shabki, sempre il 25 luglio.

Le forze governative, fedeli al presidente siriano, Bashar al-Assad, e godendo del sostegno militare della Russia e dell’Iran, si sono impegnate nel corso degli ultimi mesi in numerose battaglie e scontri contro i militanti islamici dell’ISIS stanziati in una piccola enclave a nord-est della città siriana di Sweida. Con il sostegno della Russia, il regime siriano aveva lanciato un’offensiva militare il 19 giugno nella Siria sudoccidentale. Tale serie di attacchi aveva colpito le provincie di Daraa e Quneitra, rispettivamente vicine al confine con la Giordania e alla frontiera con le alture del Golan occupate da Israele, oltre a quella di Sweida. L’assalto in questione era finalizzato ad ottenere il controllo dell’area strategica, conosciuta come il “triangolo della morte”, la quale collega la campagna meridionale di Damasco con le provincie di Daraa e Quneitra. La zona in questione è un baluardo delle milizie ribelli sostenute dall’Iran, compreso il gruppo Hezbollah, ragion per cui lo Stato Ebraico è tanto interessato a mantenere le alture del Golan demilitarizzate e sotto il proprio controllo. Sweida è per lo più controllata dal regime di Bashar al-Assad ed è popolata dalla minoranza drusa. La zona, prima della recente offensiva, era rimasta relativamente isolata dalla violenza della guerra civile.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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