Libia, Siria, Ucraina, ISIS: parla Putin

Pubblicato il 20 ottobre 2018 alle 6:05 in Russia

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Il presidente russo Vladimir Putin, intervenendo al Club di discussione Valdai a Sochi, ha affrontato i principali temi di politica internazionale, dalla Siria all’Ucraina. 

Parlando della Siria Putin ha lanciato un allarme: l’ISIS ha 700 ostaggi occidentali, europei e statunitensi, nelle aree della Siria controllate dalle forze ribelli appoggiate dagli USA. Secondo Putin i terroristi islamici avrebbero lanciato anche un ultimatum, minacciando di uccidere 10 persone al giorno qualora questo non venisse rispettato.

“Secondo i nostri dati – ha detto il presidente russo nel consesso di Sochi – hanno preso in ostaggio alcuni cittadini statunitensi ed europei. Tutti tacciono, c’è un silenzio come se non succedesse nulla”. Putin non ha tuttavia specificato però cosa chiedano i terroristi in cambio della liberazione degli ostaggi né quale sia la scadenza dell’ultimatum.

Sempre riguardo al paese mediorientale, secondo Putin la Russia, grazie alla sua operazione militare, ha impedito sviluppi peggiori degli eventi in Siria. “Per noi, il peggior sviluppo immaginabile sarebbe stato il totale degrado dello stato e l’infiltrazione, da questo territorio, di una parte significativa di militanti nella Federazione russa e nei paesi limitrofi con i quali non abbiamo barriere doganali e, di fatto, un regime senza visti. Sarebbe stato un pericolo molto serio per noi. Abbiamo in gran parte prevenuto questo pericolo con le nostre azioni” – ha affermato il leader del Cremlino. Tuttavia, avverte ancora Putin, bisogna fare attenzione, perché ISIS si sta rinforzando sulla sponda orientale dell’Eufrate.

Parlando dell’Ucraina, Putin afferma che le autorità ucraine perseguono una politica antipopolare, mentre il principale problema in Ucraina rimane la crisi nelle regioni orientali. “Il problema principale in Ucraina è la crisi nel Donbass, e il modo peggiore per costruire relazioni è l’omicidio – ha dichiarato il presidente russo riferendosi all’omicidio del leader dell’autoproclamata Repubblica Popolare di Donetsk, Aleksandr Zacharčenko – il modo corretto è osservare gli accordi di Minsk. Si tratta di un documento di compromesso. L’Ucraina si è detta d’accordo, tuttavia le attuali autorità ucraine non intendono rispettare gli accordi di Minsk”.

Il presidente russo ha sottolineato inoltre che la Russia è interessata a una ripresa a pieno titolo delle relazioni con l’Ucraina, ma Kiev sta portando la situazione in un vicolo cieco, perseguendo “una politica antipopolare”.

“La Russia, certamente, è interessata al totale ripristino delle relazioni con l’Ucraina. Ma cosa stanno facendo le attuali autorità ucraine? Non solo stanno portando la situazione in un vicolo cieco, stanno pure perseguendo una politica antinazionale e antipopolare cercando di imitare Saakashvili in Georgia quando ha attaccato l’Ossezia del Sud” – ha spiegato Putin facendo riferimento all’attacco georgiano contro la regione autonoma che nel 2008 provocò l’intervento russo e l’indipendenza de facto dell’Ossezia del Sud e dell’Abchazia.

Putin ha infine discusso anche di Libia.  “In Libia lo stato ha cessato di esistere e ora singole milizie combattono tra di loro: un disastro totale – ha affermato – Dicevamo che la Libia era una muraglia che preservava l’Europa dal problema delle migrazioni e invece… voglio chiedere ai partner occidentali: che avete fatto? L’avete distrutta? Sì e lo avete fatto voi, e ora cercate il colpevole”. Quanto accaduto in Libia, come in Iraq – ha concluso il leader del Cremlino  – “è il risultato di un approccio monopolistico, unilaterale, ma che per fortuna sta tramontando”.

 

Sicurezza internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale

Traduzione dallo russo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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