Trump: “Khashoggi è morto. Gravi conseguenze per Riad, se responsabile”

Pubblicato il 19 ottobre 2018 alle 11:29 in Arabia Saudita USA e Canada

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dichiarato che, con tutta probabilità, il giornalista saudita, Jamal Khashoggi, scomparso nel consolato del suo Paese a Istanbul, in Turchia, il 2 ottobre, è morto e che Washington è intenzionata ad indagare a fondo l’accaduto e che la sua risposta nei confronti dell’Arabia Saudita potrebbe essere “molto severa”. Tali commenti sono arrivati dal presidente americano giovedì 18 ottobre, a due settimane di distanza dalla scomparsa del giornalista che si è imposta al centro dell’attenzione diplomatica e mediatica mondiale.

Khashoggi, noto oppositore di Riad auto-esiliatosi negli Stati Uniti dove lavora come editorialista del Washington Post, è scomparso nel pomeriggio del 2 ottobre, dopo aver fatto visita al consolato saudita di Istanbul, in Turchia, per ottenere alcuni documenti in vista del suo imminente matrimonio. Da allora non è più stato visto.

Le autorità turche sostengono che l’uomo sia stato deliberatamente ucciso da una squadra di 15 agenti sauditi, molti dei quali avrebbero legami con il principe ereditario saudita, Mohammed bin Salman. Il 17 ottobre, Ankara ha riferito che dall’esame di alcune prove audiovisive emerge che Khashoggi è stato ucciso in pochi minuti, dopo essere stato torturato. In particolare, il giornalista, a cui sarebbero state mozzate le dita, sarebbe stato decapitato e in seguito smembrato. Dopo aver ispezionato il consolato saudita e la residenza del console, la polizia turca, pertanto, ha deciso di ampliare l’area delle ricerche, che sta ora effettuando nella Foresta di Belgrado, situata nella periferia di Istanbul, e in una zona rurale in prossimità della città di Yalova, a circa 90 chilometri dalla città turca in cui si sono perse le tracce del giornalista, per trovarne i resti.

Il 18 ottobre, Trump ha dichiarato per la prima volta che, sulla base di alcuni rapporti dell’intelligence, “sembra proprio” che Khashoggi sia stato ucciso. Durante un’intervista con il New York Times, il leader della Casa Bianca ha aggiunto altresì di ritenere credibile un coinvolgimento saudita di alto livello nel presunto omicidio Khashoggi, come suggeriscono i rapporti dell’intelligence. Se il ruolo di Riad dovesse essere confermato, Washington sta considerando conseguenze “molto severe”. Tuttavia, ha precisato il presidente americano, è ancora “un po’ presto” per trarre conclusioni definitive in merito alle responsabilità dell’accaduto.

I commenti del leader della Casa Bianca arrivano pochi giorni dopo la visita del Segretario di Stato statunitense, Mike Pompeo, in Arabia Saudita e in Turchia, dove ha discusso del caso Khashoggi. Il funzionario americano ha riferito di aver suggerito a Trump di concedere qualche altro giorno ai Sauditi per completare le indagini sulla scomparsa del giornalista. Solo quando l’indagine saudita sarà conclusa, ha spiegato Pompeo, sarà possibile valutare “come – o se – gli Stati Uniti debbano rispondere al caso Khashoggi”. Gli Stati Uniti “hanno una lunga relazione strategica con il Regno dell’Arabia Saudita dal 1932”, ha ricordato Pompeo, sottolineando altresì il ruolo di Riad anche come partner degli Stati Uniti nella lotta al terrorismo.

L’amministrazione Trump, peraltro, ha rilanciato i rapporti bilaterali tra Stati Uniti e Arabia Saudita, mentre il Consigliere anziano e genero di Trump, Jared Kushner, ha stretto una relazione personale con il principe ereditario saudita. Il 13 ottobre, il leader della Casa Bianca ha annunciato che la sua amministrazione si è aggiudicata un ordine commerciale militare del valore di 110 miliardi di dollari da parte di Riad, e che tale accordo, insieme a quelli dei committenti sauditi che investono pesantemente negli Stati Uniti, crea centinaia di migliaia di posti di lavoro statunitensi. Per tali ragioni, l’amministrazione Trump è stata piuttosto cauta finora sul caso Khashoggi. Trump ha affermato ripetutamente di non essere disposto a ritirare i contratti di vendita di armi conclusi con Riad, che rimane uno dei principali alleati degli Stati Uniti in Medio Oriente. In particolare, Washington considera Riad un valido contrappeso all’influenza dell’Iran nella regione mediorientale nonché una delle principali fonti di petrolio a livello globale. Come riportato dalla CNN, “la Casa Bianca ha bisogno dell’Arabia Saudita per mantenere la stabilità sui mercati petroliferi internazionali mentre affronta Teheran e introduce nuove sanzioni energetiche contro i Paesi che acquistano petrolio iraniano a partire dal 4 novembre”.

Intanto, il Segretario statunitense al Tesoro, Steve Mnuchin, ha seguito alcuni suoi colleghi, fra cui alcuni membri del governo francese, inglese e olandese, informando che non parteciperà alla conferenza degli investitori programmata per il 23, 24 e 25 ottobre a Riad che, da parte sua, continua a negare le accuse, sostenendo che sta indagando sulla scomparsa del giornalista. Tuttavia, secondo quanto riferito al New York Times da tre fonti anonime, la leadership saudita starebbe considerando di accusare Ahmed al-Assiri, un consigliere di alto livello del principe ereditario saudita, ma nessuna conferma ufficiale in tal senso è arrivata per il momento da Riad.

Leggi Sicurezza Internazionale, il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Roberta Costanzo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.