Israele: potenziato lo schieramento militare lungo la Striscia di Gaza

Pubblicato il 19 ottobre 2018 alle 9:40 in Israele Palestina

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Israele ha deciso di schierare le sue forze corazzate lungo il confine di Gaza come dimostrazione di forza, giovedì 18 ottobre, un giorno dopo che un missile palestinese ha distrutto una casa nel sud di Israele, nella città di Beersheba.

Un fotografo di Reuters ha contato circa 60 carri armati e mezzi corazzati israeliani in un’area di dispiegamento vicino al confine, definendo lo schieramento militare come il più grande visto dalla guerra del 2014 tra Israele e Hamas.

Il dispiegamento in questione risulta chiaramente visibile dalle principali strade israeliane vicino alla Striscia di Gaza. Proprio alla luce di ciò, alcuni alti ufficiali di sicurezza egiziani hanno incontrato i leader dell’enclave palestinese, controllata da Hamas, per cercare di allentare le tensioni. Un funzionario palestinese ha inoltre dichiarato che la delegazione egiziana è in contatto anche con i leader israeliani per lo stesso fine. “La situazione è delicata, nessuno vuole una guerra” ha affermato l’ufficiale della Striscia di Gaza.

Per quanto riguarda, invece, l’attacco missilistico che ha colpito la città meridionale di Beersheba, Hamas ha negato qualsiasi coinvolgimento. In risposta, il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha convocato il suo gabinetto di sicurezza, mercoledì 17 ottobre, subito dopo l’attacco, convenendo di prendere seri provvedimenti nel caso in cui gli attacchi palestinesi continuassero. Le autorità israeliane hanno dichiarato che non tollereranno attacchi missilistici o tentativi di violare la frontiera israeliana, durante le proteste di confine.

Le tensioni lungo il confine tra Israele e Gaza non hanno fatto altro che aumentare dal 30 marzo, data in cui è iniziata la cosiddetta di Marcia del Ritorno, il cui scopo è invocare il diritto dei palestinesi al ritorno in patria e la fine del blocco israeliano, in vigore da 11 anni. Da allora, la popolazione palestinese protesta settimanalmente lungo la recinzione ad est della Striscia di Gaza. Le manifestazioni in questione si sarebbero teoricamente dovute concludere il 15 maggio, data in cui palestinesi ricordano la Nakba, o Catastrofe, un riferimento alla rimozione forzata di 750.000 palestinesi dalle loro case e villaggi per aprire la strada alla creazione di Israele nel 1948. I palestinesi sostengono che le loro proteste rappresentino un’ondata di rabbia popolare contro Israele. I residenti dei territori palestinesi invocano il diritto di ritornare nelle proprie case, dalle famiglie da cui sono stati allontanati o separati 70 anni prima, a causa della fondazione dello Stato di Israele, avvenuta il 14 maggio 1948. Lo Stato Ebraico, dal canto suo, sostiene che le proteste e le manifestazioni siano organizzate dal gruppo islamista Hamas, il quale controlla la Striscia di Gaza e nega al Paese il diritto di esistere.

I leader israeliani hanno avvertito di essere pronti ad intensificare l’azione militare a Gaza per frenare attacchi e proteste. Circa 200 palestinesi sono stati uccisi da truppe israeliane da quando sono iniziate le proteste, secondo i dati del Ministero della Sanità palestinese. L’esercito israeliano ha dichiarato che i manifestanti, lo scorso venerdì 12 ottobre, hanno lanciato sassi, ordigni esplosivi, bombe incendiarie e granate. Secondo alcuni funzionari del Ministero della Salute di Gaza, sarebbero 7 i palestinesi uccisi dalle forze di difesa israeliane nella data in questione, dopo che l’esercito dello stato ebraico ha aperto il fuoco contro un gruppo di residenti della Striscia che aveva sfondato la recinzione.

Israele ha subito numerose condanne internazionali per il suo uso della forza mortale, nonostante ciò lo Stato Ebraico continua ad affermare che la sua strategia militare è unicamente finalizzata a proteggere i suoi confini e la popolazione civile. Israele ha ritirato truppe e coloni da Gaza nel 2005, ma mantiene uno stretto controllo delle sue frontiere terrestri e marittime, citando preoccupazioni per la sicurezza. Anche l’Egitto, sulla stessa linea, limita i movimenti dentro e fuori Gaza dai suoi confini.

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Alice Bellante

di Redazione

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