ONU: aiuti ai profughi siriani dimenticati nel deserto giordano

Pubblicato il 18 ottobre 2018 alle 12:21 in Giordania Siria

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Le Nazioni Unite, giovedì 18 ottobre, hanno annunciato di aver organizzato un convoglio di aiuti congiunti con la Syrian Arab Red Crescent, destinato a decine di migliaia di siriani bloccati nel deserto vicino al confine giordano. L’organismo mondiale ha precisato che il convoglio consegnerà “assistenza umanitaria a circa 50.000 donne, bambini e uomini che sono bloccati nel campo di Rukban, nel sud-est della Siria, vicino al confine tra Iraq e Giordania”.

Secondo Ali al-Za’tari, il più alto funzionario delle Nazioni Unite presente a Damasco, la situazione umanitaria all’interno del campo di Rukban è critica. Sulla stessa linea, anche Linda Tom, portavoce dell’ufficio di coordinamento umanitario dell’ONU, OCHA, ha dichiarato di essere “profondamente preoccupata per il deterioramento della situazione umanitaria” nel campo.

Il declino delle condizioni umanitarie nell’area in questione ha preso piede in seguito ad un attentato suicida rivendicato dallo Stato Islamico nel giugno 2016, quando il gruppo ha ucciso 7 soldati giordani nella terra di nessuno vicino all’incrocio di Rukban. Poco dopo l’accaduto, l’esercito giordano ha dichiarato le regioni desertiche del Paese, le quali si estendono a nord-est verso la Siria e ad est verso l’Iraq, “zone militari chiuse”.

Tuttavia, alla luce delle preoccupazioni condivise dalla comunità internazionale, anche il Regno, parte della coalizione a guida statunitense in Siria, ha permesso diverse consegne di aiuti umanitari nell’area, precisando però che ciò non implicherà una riapertura dei confini.

Il campo, il quale ospita sfollati provenienti da tutta la Siria, si trova vicino alla base di al-Tanf, utilizzata dalla coalizione guidata dagli Stati Uniti che combatte contro l’ISIS. L’Osservatorio siriano per i diritti umani afferma che l’area soffre di una grave mancanza di cibo e medicine, aggravata dalla sua remota posizione nel deserto, determinata dalla chiusura del confine giordano, e dalle forze del regime che tagliano tutte le strade verso il campo. A conferma di ciò, l’ultima consegna di aiuti ONU a Rukban è avvenuta nel gennaio 2018 attraverso la Giordania.

L’UNICEF, il fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia, la scorsa settimana ha invitato le parti belligeranti in Siria ad acconsentire all’istituzione di servizi sanitari di base al campo, sottolineando che 2 bambini che non avevano avuto accesso agli ospedali erano morti nelle passate 48 ore.

La Giordania condivide con la Siria un confine che si estende per più di 370 km. Per questo motivo, fin dallo scoppio della guerra civile, iniziata il 15 marzo 2017, i cittadini siriani fuggiti dal conflitto si sono rifugiati nel Regno Hashemita. Stando ai dati diffusi dalle Nazioni Unite, al momento, Amman starebbe ospitando più di 650.000 rifugiati siriani.

La questione dei richiedenti asilo ha costituito una sfida molto grande per la Giordania, un Paese non particolarmente ricco di risorse naturali, in cui il tasso di disoccupazione era del 18,2% nel primo trimestre del 2017. I siriani che oltrepassano il confine vengono mandati nel campo profughi di Azraq, situato in un’area desertica a circa 60 km a est di Amman. La Giordania non è un Paese firmatario della Convenzione di Ginevra del 1951 sullo statuto dei rifugiati, pertanto non ha l’obbligo di registrare i rifugiati come richiedenti asilo. Tuttavia, il Paese ha firmato la Convenzione contro la tortura del 1984, di conseguenza non può rimandare coloro che si rifugiano nel suo territorio nel Paese d’origine, se in questo è presente il rischio che vengano torturati.

Amman stima che il numero effettivo di persone che chiedono asilo nel Paese sia di circa 1.3 milioni, aggiungendo che per ospitarli sono stati spesi più di 10 miliardi di dollari. “La Giordania non ha abbandonato e non vuole abbandonare il suo ruolo umanitario o il suo impegno nelle convenzioni internazionali, tuttavia ha superato la capacità di assorbimento” ha dichiarato Ghanimat, la quale funge anche da portavoce governativa.

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Alice Bellante

di Redazione

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