Il punto sul caso Khashoggi e la posizione degli USA

Pubblicato il 17 ottobre 2018 alle 12:37 in Arabia Saudita USA e Canada

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Il Segretario di Stato statunitense, Mike Pompeo, ha dichiarato che l’Arabia Saudita si è impegnata a condurre un’indagine completa sulla scomparsa del giornalista Jamal Khashoggi, mentre il presidente americano, Donald Trump, ha concesso all’alleato mediorientale il beneficio del dubbio in merito al coinvolgimento di Riad nel caso che, ormai da due settimane, si è imposto al centro dell’attenzione diplomatica e mediatica mondiale.

Khashoggi, noto oppositore di Riad auto-esiliatosi negli Stati Uniti dove lavora come editorialista del Washington Post, è scomparso nel pomeriggio del 2 ottobre, dopo aver fatto visita al consolato saudita di Istanbul, in Turchia, per ottenere alcuni documenti in vista del suo imminente matrimonio. Da allora non è più stato visto.

Le autorità turche sostengono che l’uomo sia stato deliberatamente ucciso da una squadra di 15 agenti sauditi, molti dei quali avrebbero legami con il principe ereditario saudita, Mohammed bin Salman. Il New York Times ha confermato, in esito ad una sua indagine indipendente, che almeno 9 dei 15 sospettati identificati dagli inquirenti turchi hanno lavorato nei ministeri e nei servizi militari o di sicurezza sauditi. In particolare, secondo quanto riportato dal quotidiano turco Hurryiet Daily, Khashoggi sarebbe stato torturato e decapitato il 2 ottobre all’interno del consolato saudita a Istanbul nel corso di un interrogatorio. Il suo corpo sarebbe in seguito stato sezionato e occultato. A sostegno di tale versione, le autorità turche sostengono di avere prove audiovisive, nelle quali sarebbe possibile riconoscere la voce del console saudita, Mohammad Utaybi, tornato nel Paese del Golfo, il 16 ottobre, prima che la polizia turca perquisisse la sua residenza a Istanbul.

L’Arabia Saudita, da parte sua, ha negato ripetutamente tali accuse, definendole “infondate” e insistendo che il giornalista è partito poco dopo il suo arrivo, senza, però, fornire prove di tale versione. Tuttavia, secondo alcuni media americani, tra cui la CNN e il New York Post, il Regno sarebbe pronto ad ammettere che Khashoggi è stato ucciso durante un interrogatorio andato male, nell’ambito di un’operazione “non autorizzata”.

Il 16 ottobre, Pompeo si è recato in Arabia Saudita, per ordine di Trump, che lo ha mandato nel Paese mediorientale per incontrare il re Salman, il principe ereditario e il ministro degli Esteri. “In ognuno di questi incontri, ho sottolineato l’importanza di condurre un’indagine completa sulla scomparsa di Jamal Khashoggi”, ha riferito il funzionario statunitense, mercoledì 17 ottobre, prima di lasciare la capitale saudita, Riad, per la Turchia. Riad, ha continuato Pompeo, si è impegnata a farlo. “Hanno detto che sarà un’indagine approfondita, completa e trasparente”, ha riportato Pompeo, aggiungendo che la leadership saudita ha colto altresì l’importanza di avviare tale indagine in tempi rapidi, per rispondere al più presto alle molte domande che stanno emergendo sul caso Khashoggi. Quando gli è stato chiesto se i Sauditi avessero chiarito se il giornalista è vivo o morto, Pompeo ha risposto che “non hanno discusso di nessuno dei fatti”. Tuttavia, il funzionario statunitense ha concluso che Riad è determinata ad andare fino in fondo alla questione e che non farà eccezioni a seconda della persona cui sarà attribuita la responsabilità.

La questione è particolarmente rilevante con riferimento al principe ereditario 31enne saudita, Mohammed bin Salman, che si è adoperato per apparire un fervente riformatore nonchè un fidato alleato dell’Occidente. Impegnato a rafforzare il legame tra Riad e l’amministrazione Trump, si è presentato come il volto di una nuova Arabia Saudita, diversificando l’economia del Paese per allentarne la dipendenza dal petrolio e adoperandosi per introdurvi alcuni cambiamenti sociali. Nel caso in cui l’uccisione del giornalista venisse confermata, tuttavia, questa rischierebbe di compromettere la sua campagna. Peraltro, il coinvolgimento del Regno nella guerra in Yemen, l’arresto di alcune attiviste, una disputa diplomatica con il Canada e una querelle con la Francia, che ha accusato il Paese del Golfo di aver tenuto prigioniero il primo ministro libanese, Saad al-Hariri, nel novembre 2017, stanno mettendo alla prova l’immagine del principe.

Nonostante le preoccupazioni dell’Occidente in merito al rispetto dei diritti umani in Arabia Saudita, Trump ha affermato ripetutamente di non essere disposto a ritirare i contratti di vendita di armi conclusi con Riad, che rimane uno dei principali alleati degli Stati Uniti in Medio Oriente. In particolare, il presidente americano ha rilanciato i rapporti bilaterali tra Stati Uniti e Arabia Saudita. Il 13 ottobre, il leader della Casa Bianca ha annunciato che la sua amministrazione si è aggiudicata un ordine commerciale militare del valore di 110 miliardi di dollari da parte di Riad, e che tale accordo, insieme a quelli dei committenti sauditi che investono pesantemente negli Stati Uniti, crea centinaia di migliaia di posti di lavoro statunitensi. Per tali ragioni, l’amministrazione Trump è stata piuttosto cauta finora sul caso Khashoggi. Dopo aver minacciato una “punizione severa” nei confronti dell’Arabia Saudita, il 14 ottobre, nel corso di un’intervista con la CBS, Trump nei giorni scorsi aveva invece informato che l’episodio non avrebbe avuto alcun impatto sulle relazioni tra Washington e Riad. Il 15 ottobre, su Twitter, Trump ha riferito di aver contattato telefonicamente il re saudita Salman, il quale, ha scritto il leader della Casa Bianca, ha negato “di essere a conoscenza di qualsiasi cosa possa essere accaduta” a Khashoggi. Il 16 ottobre, infine, il presidente americano ha concesso il beneficio del dubbio all’Arabia Saudita che, intanto, secondo quanto riportato dal New York Times, il 16 ottobre, avrebbe depositato nei conti del Dipartimento di Stato statunitense i 100 milioni di dollari a lungo promessi per sostenere Washington nelle aree della Siria liberate dallo Stato Islamico. “Penso che prima dobbiamo scoprire che cosa è accaduto. Eccoci di nuovo, sei colpevole fino a prova contraria”, ha dichiarato Trump, durante un’intervista con l’agenzia di stampa, Associated Press. Al contrario, diversi deputati statunitensi hanno puntato il dito contro Riad, mentre l’Occidente aumenta la pressione sul Regno saudita per ottenere risposte.

Intanto, il 17 ottobre, Pompeo è arrivato ad Ankara, dove incontrerà il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, e il ministro degli Esteri, Mevlut Cavusoglu, per discutere il caso Khashoggi.

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Roberta Costanzo

di Redazione

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