Etiopia: premier crea Ministero della Pace

Pubblicato il 17 ottobre 2018 alle 7:22 in Africa Etiopia

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Il primo ministro dell’Etiopia, Abiy Ahmed, ha creato il Ministero della Pace e ha assegnato la metà dei posti interni al suo gabinetto alle donne, nel tentativo di sedare gli scontri etnici scoppiati nel Paese nel corso dei mesi passati.

Spiegando la ragione della creazione del Ministero, Ahmed ha riferito che “il problema principale dell’Etiopia è proprio la mancanza di pace”, motivo per cui il nuovo dipartimento lavorerà duramente affinché venga ristabilita. L’ex portavoce del Parlamento, Mufeirat Kamil, è stata nominata ministro della Pace, e avrà il compito di controllare l’operato delle agenzie di intelligence e di sicurezza, ha precisato il premier etiope. Ahmed ha altresì nominato l’ex ministro delle Costruzioni, Aisha Mohammed, ministro della Difesa, carica ricoperta per la prima volta da una donna nella storia del Paese del Corno d’Africa.

Da quando è salito alla guida dello Stato africano, il 2 aprile scorso, Ahmed ha avviato un cambiamento radicale non solo dal punto di vista economico, ma anche da quello politico e sociale. Uno dei maggiori risultati finora ottenuti è stata la firma dell’accordo di pace con l’Eritrea, il 9 luglio, con cui I due Paesi vicini hanno sancito fine dello stato di guerra, in corso dal maggio 1998. Ahmed ha altresì intrattenuto colloqui di pace con diversi gruppi di ribelli, tra cui l’Oromo Liberation front (OLF), il Patriotic Ginbot (PG7), l’Ogaden National Liberation Front (ONLF) e il Tigray People’s Democratic Movement.

Nonostante ciò, Il 16 settembre, nella la città di Barayu, nella regione Oromia, 58 persone hanno perso la vita e molte altre sono state costrette ad abbandonare le proprie case per via di scontri. Amnesty International ha condannato l’accaduto, ritenendo che le violenze avevano un fondamento etnico. Le offensive sono scoppiate in seguito al ritorno in Etiopia della leadership dell’OLF. I residenti di Barayu hanno riferito che i negozi sono stati saccheggiati e che i cittadini sono stati attaccati da giovani oromo che hanno preso di mira le case e gli esercizi commerciali appartenenti ad altre minoranze etniche. La settimana successiva, le autorità di Addis Abeba hanno arrestato migliaia di persone nei pressi della capitale, mandandole presso campi militari per essere riabilitate. Tuttavia, il 3 ottobre gli scontri sono continuati nella regione occidentale di Benishangul-Gumuz, nella zona di Kamashi, provocando la morte di 44 persone e costringendo 70.000 cittadini ad abbandonare le proprie case.

Questa situazione ha contribuito ad accrescere il numero degli sfollati interni, che ammontano a circa 1,4 milioni di sfollati, 200.000 in più rispetto alla Siria, secondo quanto riportato dall’Internal Displacement Monitoring Center (IDMC). Tali cifre ha precisato il IDMC, fanno dell’Etiopia il primo Paese al mondo per numero di sfollati. 

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Sofia Cecinini

di Redazione

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