Jihadisti nigeriani giustiziano operatrice umanitaria

Pubblicato il 16 ottobre 2018 alle 13:44 in Africa Nigeria

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I terroristi nigeriani dello Stato Islamico nell’Africa occidentale (ISWA), affiliati a Boko Haram, hanno giustiziato Hauwa Leman, un’operatrice umanitaria del Comitato Internazionale della Croce Rossa (ICRC), catturata dai militanti a Rann, a Kala Belge, lo scorso marzo in Nigeria, insieme ad altri suoi colleghi. La notizia è stata confermata dal governo nigeriano. Già a settembre, i jihadisti avevano ucciso la 25enne Saifura Hussaini Ahmed Khorsa, catturata insieme a Hauwa Leman.

I terroristi hanno diffuso un video in cui mostrano l’uccisione delle vittime, dove appare anche Leman che viene obbligata ad inginocchiarsi con le mani legate, con indosso un hijab bianco. Subito dopo, uno dei militanti le spara da una distanza ravvicinata. In una dichiarazione di accompagnamento al filmato, ISWA riferisce di aver mantenuto la promessa di uccidere un altro operatore umanitario. “Saifura e Hauwa sono state giustiziate perché considerate apostati, in quanto un tempo erano musulmane, ma poi hanno abbandonato l’Islam quando hanno scelto la Croce Rossa. Per noi, inoltre, non c’è alcuna differenza tra la Croce Rossa e l’Unicef”, conclude la dichiarazione dei terroristi, i quali aggiungono che non avranno scrupoli a rendere schiavi o ad uccidere altri uomini, donne o bambini considerati infedeli.

Ventiquattro ore prima dell’esecuzione, i jihadisti avevano dato l’ultimatum al governo per salvare Hauwa, dicendo che alla scadenza di quel tempo la avrebbero uccisa. Domenica 14 ottobre, il Comitato Internazionale della Croce Rossa aveva lanciato un appello affinché la vita della ragazza venisse risparmiata. In seguito alla morte di Hauwa, il ministro dell’Informazione e della Cultura nigeriano, Lai Mohammed, ha reso noto che il governo di Abuja ha appreso con profondo dolore la morte dell’operatrice umanitaria, dichiarando tuttavia di continuare a lavorare per salvare gli altri ortaggi nelle mani dei terroristi.

Da quando Boko Haram ha avviato le proprie offensive, nel 2009, più di 30.000 persone sono state uccise e circa 2.6 milioni di cittadini hanno dovuto abbandonare le loro case. La rivolta, cominciata nel Nord-Est della Nigeria, si è allargata fino a coinvolgere Niger, Ciad e Camerun, causando una grave crisi umanitaria nella regione. Per combattere i ribelli, i quattro Stati hanno istituito, nell’aprile 2012, una Task Force multinazionale congiunta (MNJTF). Nel maggio 2018, il rappresentante speciale dell’Africa occidentale all’ONU, Mohammed Ibn Chambas, aveva lodato l’iniziativa regionale volta a combattere il terrorismo, ma aveva chiarito che questa non bastava a indebolire il gruppo jihadista, che è ancora lontano dall’essere sconfitto.

Boko Haram è solito sferrare le sue offensive attraverso l’impiego di kamikaze che vengono fatti esplodere in luoghi affollati, come piazze e mercati. Generalmente, l’organizzazione fa ampio uso di donne e bambine che, dopo essere state rapite, vengono costrette a diventare terroriste suicide. Tuttavia, anche gli scontri tra i militanti e l’esercito sono frequenti. A febbraio, i soldati di Abuja erano riusciti a liberare una base del gruppo nella foresta di Sambisa, a Sabil Huda, conosciuta per essere l’ultimo nascondiglio dei terroristi. Nel corso delle operazioni, gli agenti nigeriani avevano catturato 46 militanti e avevano distrutto i campi di addestramento dei terroristi. 

Il Country Report on Terrorism 2017 del governo americano informa che, nel corso dell’anno passato, Boko Haram e l’ISWA hanno compiuto complessivamente 276 attacchi, che hanno causato 1278 morti e 949 feriti, posizionandosi al quinto posto nella lista delle organizzazioni terroristiche più letali al mondo dopo ISIS, Talebani, al-Shabaab e il Partito Comunista indiano. La Nigeria continua a collaborare con altri vicini colpiti dal terrorismo nella task force multinazionale congiunta, tra cui Benin, Camerun, Ciad e Niger per contrastare i terroristi.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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