IOM: appello per assistere i cittadini della Rep. Dem. del Congo espulsi dall’Angola

Pubblicato il 16 ottobre 2018 alle 16:26 in Immigrazione Rep. Dem. del Congo

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L’Organizzazione Internazionale per la Migrazione (IOM) ha lanciato un appello alla comunità internazionale per raccogliere donino 1 milione di dollari per assistere 200.000 cittadini della Repubblica Democratica del Congo che hanno fatto ritorno dall’Angola.

Il comunicato dell’IOM spiega che, dal primo ottobre, le autorità di Luanda hanno iniziato una serie di espulsioni di massa, mandando via i cittadini congolesi dai propri territori, soprattutto in prossimità della provincia Lunda Norte. Ad oggi, martedì 16 ottobre, sono stati registrati circa 200.000 congolesi a Kamako, nella provincia di Kasai, dove sono giunti attraverso le frontiere di Mayanda, Tshimbulu e Kabungu. Nella sola giornata del 12 ottobre, le guardie di frontiere hanno contato il rientro di oltre 16.000 persone.

Dall’.11 ottobre, l’IOM sta collaborando con il Local Crisis Committee di Kamako, per fornire cibo e assistenza medica agli espulsi e agli individui che si trovano in circostanze vulnerabili. “Tra coloro che hanno fatto ritorno dall’Angola ci sono minori non accompagnati, donne incinte e che stanno allattando, siamo molto preoccupati per la loro situazione”, ha spiegato Emery Kianga, ufficiale delle operazioni dell’IOM nella Repubblica Democratica del Congo. Nel frattempo, vengono riportati incidenti di furti a causa della situazione di caos.

A parte quello dell’IOM, non è stato fornito alcun tipo di supporto ai rimpatriati di Kamako, dove la necessità di cibo, acqua potabile, assistenza medica e trasporti cresce ogni giorno. Molti cittadini congolesi si erano recati in Angola per lavorare nell’industria dell’estrazione artigianale dei diamanti, mentre altri erano fuggiti per via delle offensive tra i gruppi armati e le forze armate del Paese. In particolare, la violenza nella regione di Grand Kasai ha prodotto una grave crisi umanitaria che, a sua volta, ha costretto migliaia di persone a lasciare le proprie case per trovare rifugio altrove.

Ad avviso dell’IOM, per far fronte alla situazione, è necessario cercare di risolvere le cause profonde dei disordini, e fermare le espulsioni di massa, per trovare soluzioni di lungo termine. Nell’immediato, il milione di dollari che l’organizzazione vorrebbe raccogliere servirebbe ad assistere gli sfollati. Il comunicato dell’IOM sottolinea che la sua attività nella Repubblica Democratica del Congo è possibile grazie all’aiuto del Giappone che, dal marzo 2018, si impegna a finanziare l’assistenza umanitaria alle persone più vulnerabili nella regione Kasai.

Essendo ricca di risorse e avendo una delle economie con il tasso di crescita più elevato dell’Africa, grazie soprattutto alla produzione di petrolio, l’Angola costituisce un luogo attraente per molti migranti economici. Fin dalla fine della guerra civile, nell’aprile 2002, tuttavia, le autorità di Luanda hanno portato avanti una politica rigida nei confronti dell’immigrazione irregolare. Il Paese ha aperto numerosi centri di detenzione, dove migliaia di stranieri vengono trattenuti per poi essere rimpatriati, spesso vivendo in condizioni degradanti e subendo violenze. Secondo numerosi report ufficiali, le autorità angolane cercano di diffondere la xenofobia tra i cittadini, raccontando che in Angola è in corso un’invasione silenziosa di almeno mezzo milione di migranti illegali, i quali rappresentano una grave minaccia per la sicurezza interna. Numerosi migranti provenienti dai Paesi musulmani dell’Africa occidentale, hanno subito ripetuti attacchi, divenendo vittima di discriminazioni etniche e religiose.

Da parte sua, dopo aver guadagnato l’indipendenza dal Belgio, nel 1960, la Repubblica Democratica del Congo, Stato africano ricco di risorse, non è mai riuscito ad effettuare una transizione di potere pacifica. La violenza ha raggiunto il culmine e si è estesa in tutta la nazione dopo che l’attuale presidente, Joseph Kabila, nel dicembre 2016, ha deciso di rimanere al potere per il terzo mandato presidenziale. Da allora, il conflitto ha spinto più di 1 milione e mezzo di congolesi ad abbandonare le proprie case, mentre più di 3.000 sono morti, tra l’ottobre 2016 e l’agosto 2017, nella sola regione di Greater Kasai. Il 4 agosto 2017, l’UNICEF ha denunciato la situazione, rendendo noto che la Repubblica Democratica del Congo sta affrontando una delle peggiori crisi umanitarie al mondo. La situazione è talmente grave che, oltre agli scontri continui, nel Paese sono diffuse pratiche come la tortura, i rapimenti, le esecuzioni e il reclutamento di bambini soldato. Tajudeen Oyewale, rappresentante dell’UNICEF per la Repubblica Democratica del Congo, ha riferito che complessivamente 850.000 bambini sono stati dispersi nel corso delle violenze. Il 20 marzo scorso, le Nazioni Unite hanno condannato le forze di sicurezza della Repubblica Democratica del Congo per le uccisioni compiute durante operazioni illegali e ingiustificate per sedare le proteste durante il 2017 e nei primi mesi del 2018. Secondo quanto riferito dall’ufficio per i Diritti Umani dell’Onu, le autorità congolesi hanno fatto ricorso all’uso della forza contro i manifestanti, cercando di insabbiare le violazioni dei diritti umani nascondendo i cadaveri delle vittime. Il presidente Kabila ha sempre smentito le accuse.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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