Australia: UNHCR chiede evacuazione dei migranti trattenuti sulle isole del Pacifico

Pubblicato il 13 ottobre 2018 alle 13:07 in Australia Immigrazione

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Le Nazioni Unite hanno chiesto all’Australia di evacuare urgentemente tutti i migranti detenuti sulle isole di Nauru e Papua Nuova Guinea, incolpando Canberra del deterioramento delle loro condizioni di salute.

L’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), venerdì 12 ottobre ha denunciato le scarse condizioni di vita sulle due isole, dove sono ancora trattenute più di 1.400 persone, mandate lì dal governo australiano. Dall’introduzione della politica sull’immigrazione, nel 2013, l’Australia ha trasferito sulle isole del Pacifico circa 3.000 rifugiati, intercettati via mare mentre cercavano di raggiungere il territorio australiano. Di questi, 800 si trovano ancora a Nauru e 650 in Papua Nuova Guinea. Le condizioni di vita sulle due isole hanno avuto un impatto negativo sulla salute mentale e fisica delle persone lì detenute. Già nel 2016, gli esperti medici dell’UNHCR avevano constatato che molti rifugiati soffrivano di depressione, ansia e disturbo da stress post-traumatico, ma da allora è stato constatato che le condizioni sono peggiorate ulteriormente.

La portavoce dell’UNHCR, Catherine Stubberfield, ha rilasciato una dichiarazione dove ha spiegato che tali attività hanno violato una serie di misure, non proteggendo i rifugiati, ai quali sono state negate anche le necessità di base. A settembre 2018, si legge nel comunicato, sono state evacuate per motivazioni mediche da Nauru molte più persone rispetto ai precedenti 2 anni insieme. Ciò rifletterebbe la scarsa situazione sanitaria e il peggioramento delle condizioni nell’area. Dalla Papua Nuova Guinea, invece, non è stato ancora evacuato nessuno nel 2018, nonostante l’urgente necessità di evacuazione medica. Il gruppo umanitario Medici Senza Frontiere, che è stato espulso da Nauru, ha dichiarato che il peggioramento dello stato di salute mentale ha lasciato alcuni bambini rifugiati in uno stato semi-comatoso che non permette loro di mangiare, bere o parlare.

Da quando l’Australia ha cominciato a trattenere migranti e rifugiati su queste isole, 12 di loro sono morti e, secondo le Nazioni Unite, la metà si è confermata essere deceduta per suicidio. Dal 2016, l’UNHCR ha ripetutamente avvisato Canberra dell’impatto negativo della decisione di spostare i rifugiati sulle isole del Pacifico sulla salute mentale e fisica dei migranti, preoccupazioni sostenute anche da altri enti indipendenti, quali ad esempio l’Associazione Medica Australiana. L’Agenzia per i rifugiati delle Nazioni Unite ha altresì sottolineato ripetutamente la necessità di trovare una soluzione a lungo termine per risolvere la situazione che includa aiuti medici completi e aiuti psicologici per coloro che hanno subito traumi e torture.

Il Ministero degli Interni australiano non ha rilasciato alcun commento, ma in un dichiarazione al quotidiano The Guardian aveva comunicato di trattare con serietà la salute dei rifugiati, spiegando che tutti coloro che erano stati trasferiti su Nauru erano liberi di muoversi nell’isola, poiché non si trovano in stato di arresto. Il governo di Canberra ha altresì confermato che nell’area vengono offerti numerosi servizi sanitari durante tutta la settimana, tra i quali figurano 65 professionisti sanitari, inclusi 33 esperti di salute mentale. Infine, l’Australia ha dichiarato che le problematiche dei rifugiati devono essere risolte dai governi di Papua Nuova Guinea e Nauru, nonostante l’UNHCR abbia sottolineato che Canberra ha disegnato, finanziato e gestito il programma relativo ai migranti. Secondo un accordo bilaterale con il governo australiano, concluso a novembre 2016, gli Stati Uniti avrebbero dovuto accogliere circa 1.250, ma al momento tale patto non è ancora entrato in vigore. L’UNHCR, più di una volta, ha suggerito a Canberra di accettare la proposta della Nuova Zelanda di accogliere i rifugiati che al momento si trovano su entrambe le isole o di trasferirli immediatamente su territorio australiano, per evitare altre perdite di vite.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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