Tunisia: esteso lo stato di emergenza

Pubblicato il 8 ottobre 2018 alle 16:21 in Africa Tunisia

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La Tunisia ha esteso lo stato di emergenza fino al 6 novembre, a causa delle tensioni politiche in vista delle elezioni presidenziali del prossimo anno.

L’annuncio è stato effettuato dalla presidenza tunisina, il 6 ottobre, ed è stato il risultato di consultazioni tra il presidente Beji Caid Essebsi e i ministri della Difesa e dell’Interno. Secondo quanto riferito da un comunicato ufficiale, i ministri ed il presidente hanno affrontato questioni relative alla sicurezza e alla situazione militare del Paese nordafricano, soprattutto nei pressi dei suoi confini, per rispondere al meglio alla minaccia terroristica e della criminalità organizzata.

Essebsi si è confrontato anche con il premier Youssef Chahed, nonostante i rapporti non troppo amichevoli. Nel corso dell’anno passatoi, il Paese nordafricano è andato incontro ad una nuova crisi politica, da quando il figlio di Essebsi, leader del partito laico Nidaa Tounes, a luglio, ha chiesto le dimissioni del premier Chahed, affiliato allo stesso partito, accusandolo di non essere riuscito a rialzare l’economia della Tunisia. Tuttavia, il partito degli islamisti moderati Ennahda, che si è schierato in supporto al premier tunisino, sostiene che le sue dimissioni avrebbero effetti negativi sulla stabilità del Paese.

Lo stato di emergenza è stato proclamato per la prima volta il 24 novembre 2015 in seguito a una serie di attacchi rivendicati dall’ISIS. Il 18 marzo dio quell’anno, due giovani tunisini armati di kalashnikov entrarono nel museo del Bardo, a Tunisi, dove uccisero 24 persone, di cui 20 turisti, 4 dei quali italiani. Successivamente, il 26 giugno, un militante armato dello Stato Islamico fece irruzione presso un resort di Port El Kantaoui, a 10 km da Susa, uccidendo 37 persone. Il 24 novembre 2015, invece, un autobus con a bordo le guardie presidenziali tunisine esplose, causando la morte di 12 ufficiali, sempre per mano dell’ISIS. Da allora, lo stato di emergenza è stato prolungato diverse volte, di cui la penultima lo scorso maggio. Tale condizione conferisce alle forze di sicurezza poteri eccezionali, come quello di bandire le riunioni, gli scioperi e tutte le altre attività che potrebbero causare disordini. Tra le misure sono incluse alcune direttive che permettono alle forze di sicurezza di prendere il controllo della stampa.

Dal rovesciamento di Zine al-Abidine Ben Ali, nel 2011, 9 diversi gabinetti non sono riusciti a diminuire l’inflazione e la disoccupazione in Tunisia. L’inflazione annuale ha toccato il livello record del 7.7% ad aprile 2018, con la moneta tunisina caduta a picco e le importazioni alimentari sempre più costose. Chahed spinge per rinnovare le imprese statali in perdita, ma è ostacolato dal potente sindacato UGTT, che non condivide la sua politica. La situazione è stata peggiorata dai numerosi attacchi terroristici che hanno ridotto il turismo e gli investimenti esteri, peggiorando così gli standard di vita dei cittadini. I finanziatori internazionali come il Fondo Monetario Internazionale, che ha tenuto a galla il Paese, stanno diventando sempre più impazienti. Si prevede che nuove elezioni legislative e presidenziali si terranno nel 2019.

Secondo quanto riferito dal Country Report on Terrorism 2017 del governo americano, nel corso dell’anno passato, la minaccia terroristica è rimasta elevata in Tunisia, in quanto al-Qa’ida nel Magalreb islamico (AQIM), il gruppo di Uqba bin Nafi e l’ISIS hanno continuato a lanciare attacchi contro il personale di sicurezza tunisino. Le forze di sicurezza tunisine, tuttavia, hanno migliorato la loro capacità di prevenire le attività terroristiche. L’ultimo attacco terroristico contro i turisti è avvenuto il 26 giugno 2015. Il governo ha reso l’antiterrorismo una priorità assoluta e la Tunisia ha continuato a cooperare con la comunità internazionale, compresi gli Stati Uniti, per professionalizzare il suo apparato di sicurezza. L’instabilità in Libia ha permesso ai gruppi terroristici, incluso l’ISIS, di continuare le operazioni di contrabbando presso le frontiere, anche se nel 2017 non sono stati registrati attacchi terroristici legati alla Libia.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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