L’India ha deportato in Myanmar 7 membri dei Rohingya

Pubblicato il 8 ottobre 2018 alle 6:02 in India Myanmar

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La televisione indiana ha dichiarato che il governo del Paese ha deciso di deportare in Myanmar 7 membri della minoranza etnica dei Rohingya.

Il 3 ottobre, le autorità indiane avevano deciso di prelevare 7 uomini da un centro di detenzione e trasferirli al confine, per poi consegnarli, il giorno successivo, nelle mani delle forze birmane, causando il panico fra i circa 40.000 rifugiati della minoranza etnica che si erano trasferiti in India. Le autorità indiane hanno dichiarato che il rimpatrio delle 7 persone era parte di una procedura di routine.

L’UNHCR ha manifestato la sua preoccupazione, venerdì 5 ottobre, circa la sicurezza di coloro che sono stati espulsi, spiegando che ai Rohingya sono stati negati assistenza legale e l’opportunità di rivendicare il diritto d’asilo. Inoltre, il portavoce dell’agenzia dell’ONU, Andrej Mahecic, ha spiegato che le attuali condizioni dello Stato di Rakhine, in Myanmar, da dove proviene la minoranza etnica, non sono sicure abbastanza per garantire un ritorno dignitoso e sostenibile per i rifugiati.

L’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) ha fornito a circa 16.500 rifugiati carte d’identità per aiutare a prevenire molestie, arresti, detenzioni e deportazioni arbitrarie. L’India, tuttavia, ha dichiarato di non riconoscere tali documenti e ha respinto la posizione dell’ONU, che ha dichiarato che deportare i Rohingya viola il principio di non respingimento, in base al quale è vietato rimandare i rifugiati in luoghi dove la loro vita è in pericolo. “Tutti coloro che sono entrati nel Paese senza un valido permesso legale saranno considerati irregolari e, per legge, dovranno essere mandati indietro e rimpatriati” ha dichiarato il portavoce del Ministero degli Affari Interni indiano.

Secondo Reuters, molti Rohingya che risiedono in India temono che il primo ministro del Paese, Narendra Modi, attuerà misure riguardanti la deportazione di tutti i membri della minoranza etnica dallo Stato. A maggio 2019 sono previste elezioni generali in India, e pertanto si teme che intraprendere azioni contro i Rohingya potrebbe essere considerata una tattica populistica. Il capo del partito al potere, Amit Shah, ha dichiarato che i migranti irregolari sono “come termiti che rodono la nostra sicurezza nazionale” e ha promesso che, se rieletto, non permetterà a nessuno di loro di rimanere nel Paese, senza tuttavia menzionare nello specifico alcun gruppo di migranti.

La situazione per i Rohingya residenti in India non è delle migliori. Nel 2017, la Camera di Commercio della città di Jammu aveva minacciato di lanciare un movimento per identificare e uccidere i rifugiati. Ciò aveva costretto il governo indiano a trattare la problematica dei Rohingya più seriamente. Inoltre, alcuni media dell’India hanno accusato i migranti di essere terroristi e trafficanti di droga ed esseri umani. L’India, che sta cercando di migliorare le relazioni economiche con il Myanmar per contrastare la Cina, ha altresì dichiarato di condividere la preoccupazione birmana riguardo la violenza estremista dei militanti Rohingya.

Ad agosto 2017, alcuni militanti Rohingya avevano assalito una serie di posti di blocco nello Stato di Rakhine, portando a un giro di vite da parte dell’esercito birmano che aveva costretto circa 700.000 membri della minoranza etnica a fuggire attraverso il confine con il Bangladesh. Le Nazioni Unite hanno accusato il Myanmar di aver perpetrato un genocidio, accusa che le autorità locali respingono.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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