Premier dell’Etiopia partecipa all’11esimo congresso della coalizione governativa

Pubblicato il 4 ottobre 2018 alle 7:17 in Africa Etiopia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il primo ministro dell’Etiopia, Abiy Ahmed, ha partecipato all’apertura dell’11esimo congresso della coalizione governativa, Ethiopian People’s Revolutionary Democratic Front (EPRDF), mercoledì 3 ottobre, ad Auasa, nella zona centrale del Paese. Duran te il congresso, che avrà la durata di tre giorni, i membri della coalizione discuteranno sulle nuove riforme politiche, economiche e di sicurezza avviate dall’amministrazione di Ahmed. “Se un uovo viene rotto da una forza esterna, la vita finisce. Se rotto da forze interne, la vita inizia”, ha dichiarato il capo dello staff del premier, citando le sue parole.

La coalizione governativa etiope è formata da quattro partiti, quali:

  • Southern Ethiopian People’s Democratic Movement (SEPDM)
  • Amhara Democratic Party (ADP)
  • Oromo Democratic Party (ODP)
  • Tigraryan People’s Liberation Front (TPLF)

Secondo quanto riportato dal quotidiano Africa News, quest’ultimo partito è quello dominante. Nonostante la regione Tigrè, terra di origine dell’etnia tigrina, sia molto più piccola rispetto a Oromia, dal 1991, anno in cui venne rovesciato il regime del leader militare Mengistu Haile Mariam, il TPLF è riuscito a prevalere all’interno della coalizione di governo. Molti attivisti etiopi che si trovano all’estero, da anni, accusano i tigrini di aver concluso contratti senza alcuna competenza e di dominare il settore della sicurezza. Tuttavia, gli ufficiali della regione hanno sempre smentito tali indiscrezioni.

Si tratta della prima volta in 3 anni che la coalizione riesce a organizzare il proprio 11esimo congresso, che era stato posticipato in diverse occasioni a causa delle proteste contro il governo di Addis Abeba. Il Paese del Corno d’Africa è stato caratterizzato da tensioni politiche a partire dal novembre 2015 per via del Master Plan, un piano adottato dalle autorità etiopi, che aveva l’obiettivo di espandere il territorio della capitale a discapito degli abitanti della regione di Oromo, la più grande e la più popolosa dello Stato. Nonostante il progetto fosse stato cancellato nel mese di gennaio 2016, le proteste erano continuate, diffondendosi anche nella regione di Amhara e, gradualmente, nel resto del Paese. I cittadini avevano cominciato altresì a chiedere la liberazione dei prigionieri e il riconoscimento di maggiori diritti e maggiore rappresentanza politica per gli abitanti di Oromo e Amhara così che, dal 3 gennaio, il governo di Addis Abeba ha rilasciato più di 7.000 prigionieri per cercare di sedare le tensioni, senza tuttavia riuscirvi. In seguito alle dimissioni dell’ex premier, Hailemariam Desalegn, presentate il 15 febbraio, la coalizione governativa ha proclamato lo stato di emergenza per la durata di 6 mesi, con l’obiettivo di interrompere le proteste. Tale condizione, revocata il 5 giugno scorso grazie ad Ahmed, ha previsto una serie di restrizioni alla popolazione per mantenere l’ordine pubblico e garantire la sicurezza, tra cui il divieto di sciopero, di manifestare e di organizzare o partecipare a riunioni non autorizzate.

Da quando è salito alla guida dello Stato africano, Ahmed ha avviato un cambiamento radicale non solo dal punto di vista economico, ma anche da quello politico e sociale. Uno dei maggiori risultati finora ottenuti è stata la firma dell’accordo di pace con l’Eritrea, il 9 luglio, con cui I due Paesi vicini hanno sancito fine dello stato di guerra, in corso dal maggio 1998. Il ventennale conflitto tra Etiopia ed Eritrea ha destabilizzato l’intera regione e ha visto entrambi i governi incanalare gran parte dei loro budget nella sicurezza.

In un articolo pubblicato su Foreign Affairs, Michael Woldemariam, professore di Relazioni Internazionali e Scienze Politiche presso la Boston University, spiega che l’Etiopia, secondo Paese più popoloso dell’Africa, costituisce il centro gravitazione dell’area del Corno d’Africa e rappresenta l’unico Stato in grado di guidare la regione. Le riforme del nuovo premier e la pace con l’Eritrea, sostiene Woldemariam, potrebbero aprire la strada verso una nuova era di pace e sviluppo, esortando altresì i Paesi vicini, quali Eritrea, Gibuti, Somalia e Sudan, a rivalutare le proprie pratiche autocratiche e ad avviare un processo di democratizzazione.

Leggi Sicurezza Internazionale, il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Sofia Cecinini

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.