Etiopia: il partito Amhara National Democrtatic Movement cambia nome e logo

Pubblicato il 2 ottobre 2018 alle 6:00 in Africa Etiopia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

L’Amhara National Democratic Movement (ANDM), uno dei quattro partiti della coalizione governativa dell’Etiopia, Ethiopian People’s Revolutionary Democratic Front (EPRDF), ha annunciato che cambierà il nome e il logo, chiamandosi Amhara Democratic Party (ADP). La decisione è stata presa nel corso del fine settimana passato, e la notizia è stata annunciata ufficialmente lunedì primo ottobre.

Africa News spiega che la mossa avviene a poche settimane di distanza da una comunicazione simile diffusa da un altro partito di coalizione, l’Oromo People’s Democrati Organization (OPDO), che ha cambiato il proprio nome in Oromo Democratic Party (ODP). Le regioni di Amhara e Oromia costituiscono i principali teatri delle manifestazioni contro il governo, scoppiate nel novembre 2015 per chiedere riforme democratiche. Nello specifico, gli scontri erano iniziati in seguito all’adozione del Master Plan, un piano adottato dalle autorità etiopi che mirava a espandere il territorio della capitale a discapito degli abitanti della regione di Oromia, la più grande e la più popolosa del Paese. Nonostante il progetto fosse stato cancellato nel mese di gennaio 2016, le proteste erano continuate, diffondendosi anche nella regione di Amhara e, gradualmente, nel resto del Paese.

I cittadini avevano cominciato altresì a chiedere la liberazione dei prigionieri e il riconoscimento di maggiori diritti per gli abitanti di Oromo e Amhara così che, dal 3 gennaio scorso, il governo di Addis Abeba ha rilasciato più di 7.000 prigionieri per cercare di sedare le tensioni, senza tuttavia riuscirvi. In seguito alle dimissioni dell’ex premier Hailemariam Desalegn, presentate il 15 febbraio scorso, è stato imposto uno stato di emergenza per la durata di 6 mesi, che ha previsto una serie di restrizioni alla popolazione per mantenere l’ordine pubblico e garantire la sicurezza, tra cui il divieto di sciopero, di manifestare e di organizzare o partecipare a riunioni non autorizzate. Il 27 marzo è stato eletto il nuovo premier, Abiy Ahmed, ex tenente-colonnello dell’esercito originario della regione Oromia e parte dell’Oromo Peoples Democratic Organization. Da quando è salito alla guida dello Stato africano Ahmed, oltre ad aver revocato lo stato di emergenza il 5 agosto, ha avviato un cambiamento radicale non solo dal punto di vista economico, ma anche da quello politico e sociale. 

La coalizione governativa etiope EPRDF è formata da quattro partiti, quali il Southern Ethiopian People’s Democratic Movement (SEPDM), l’Amhara Democratic Party (ADP), l’Oromo Democratic Party (ODP), e il Tigraryan People’s Liberation Front (TPLF). Secondo quanto riportato dal quotidiano Africa News, quest’ultimo partito è quello dominante. Nonostante la regione Tigrè, terra di origine dell’etnia tigrina, sia molto più piccola rispetto a Oromia, dal 1991, anno in cui venne rovesciato il regime del leader militare Mengistu Haile Mariam, il TPLF è riuscito a prevalere all’interno della coalizione di governo. Molti attivisti etiopi che si trovano all’estero, da anni, accusano i tigrini di aver concluso contratti senza alcuna competenza e di dominare il settore della sicurezza. Tuttavia, gli ufficiali della regione hanno sempre smentito tali indiscrezioni.

Leggi Sicurezza Internazionale, il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Sofia Cecinini

di Redazione