Immigrazione: i fatti più importanti di settembre 2018

Pubblicato il 1 ottobre 2018 alle 11:53 in Approfondimenti Immigrazione

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Secondo le stime dell’Organizzazione Internazionale per la Migrazione (IOM), dal primo gennaio al 26 settembre 2018, sono giunti in Europa via mare 81.2015 migranti. Si tratta di una diminuzione significativa rispetto agli oltre 134.000 sbarchi registrati nei Paesi europei nello stesso periodo del 2017. Il Paese di primo approdo si conferma la Spagna, con un totale di 35.859 arrivi via mare, seguita dalla Grecia con 23.180 sbarchi, dall’Italia con 21.024 sbarchi, da Malta con 714 sbarchi e da Cipro con 430 arrivi.

Il mese di settembre si è aperto con un report della UN Refugee Agency (UNHCR), intitolato “Desperate Journeys”, il quale ha reso noto che i trafficanti di esseri umani che operano in Libia stanno correndo rischi sempre più grandi per fare le traversate verso l’Europa, dal momento che la Guardia Costiera libica è molto più attiva rispetto agli anni passati, intercettando sempre più imbarcazioni cariche di migranti. Ciò, secondo la UNHCR aumenta il rischio di morte in mare nel corso dei viaggi verso i Paesi europei. Alla luce di ciò, il documento nota che, nonostante il numero degli sbarchi e di decessi nel Mediterraneo sia in continuo calo, i viaggi sono divenuti più mortali per coloro che tentano di raggiungere l’Europa. A tale proposito, l’IOM ha riferito che il numero degli sbarchi di migranti provenienti dalla Libia in Italia, pari a 12.322 dal primo gennaio al 31 agosto 2018, è il più basso mai registrato in almeno cinque anni.

Il 5 settembre, centinaia di migranti sono fuggiti da un centro di detenzione nei pressi Tripoli per mettersi al riparo dagli scontri tra milizie rivali, in corso nella capitale e nella zona circostante dalla fine di agosto. Il centro di detenzione in questione ospitava 1.900 stranieri, ma molti erano già stati trasferiti dalle autorità presso altri luoghi più sicuri. Alcuni, invece, hanno trovato rifugio all’interno di una fattoria. Il giorno seguente, la UNHCR e il Ministero dell’Interno libico hanno predisposto il ricollocamento di 800 migranti in pericolo per via del caos a Tripoli, in un centro di detenzione “più sicuro”.

Il 10 settembre, l’Onu ha annunciato di voler inviare una squadra in Italia per valutare l’incremento degli episodi di violenza e razzismo contro i migranti, presone di discendenza africana e Rom. “Il governo italiano ha negato l’ingresso di navi di soccorso delle Ong, questo tipo di atteggiamento politico e altri sviluppi recenti hanno conseguenze devastanti per molte persone già vulnerabili”, ha spiegato il neo Alto Commissario per i diritti umani dell’Onu, Ginevra Michelle Bachelet, aggiungendo che, nonostante il numero di sbarchi in Europa sia diminuito, il tasso di mortalità nel Mediterraneo, nei primi 6 mesi dell’anno, è risultato ancora più elevato rispetto al passato. Ad avviso dell’Alto commissario, gli sforzi dei governi per respingere gli stranieri non risolveranno la crisi migratoria, ma andranno ad aumentare le ostilità. Per tutta risposta, il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, ha commentato affermando che l’Onu è prevenuta nei confronti dell’Italia.

Sempre il 10 settembre, l’IOM ha ripreso le procedure di rimpatrio dalla Libia, in seguito alla fine degli scontri a Tripoli. Quel giorno, un volo diretto in Ghana è partito dall’aeroporto di Mitiga con a bordo 21 migranti provenienti da diversi distretti di Tripoli. Gli stranieri in questione avevano espresso la volontà di rientrare in patria attraverso il programma di rimpatrio volontario dell’IOM, che permette ai migranti di raggiungere i Paesi di origine in totale sicurezza e ricevendo assistenza durante il viaggio e dopo l’arrivo per essere reintegrati nelle comunità locali.  

Tra l’11 e il 12 settembre, il network contro la povertà Oxfam ha lanciato un allarme alle autorità europee in merito alla situazione dei migranti sulle isole greche nel Mar Egeo, dove gli stranieri sono ormai oltre 20.400. In particolare, Oxfam ha chiesto all’Europa di velocizzare le riforma del sistema di asilo, invece di focalizzare l’attenzione sul piano dei centri controllati. In tal modo, la protezione e il ricollocamento dei migranti verrebbe garantito in tutti gli Stati membri.

Il 14 settembre, il ministro dell’Interno italiano, Matteo Salvini, ha avuto un momento di tensione con il ministro dell’Immigrazione del Lussembrurgo, Jean Asselborn, in occasione della Conferenza sui migranti a Vienna. Quando Asselbron ha dichiarato che l’Europa necessita i migranti perché è un continente che sta invecchiando, Salvini ha risposto affermando: “Forse voi volete schiavi a basso costo, noi incentiviamo gli italiani a fare figli”. Da parte sua, Asselbron, infastidito dall’affermazione di Salvini, gli ha rivolto un insulto. Lo stesso capo del Viminale ha riportato l’accaduto sul proprio profilo Twitter. Nel corso del proprio intervento a Vienna, Salvini ha spiegato di essere salito al governo per aiutare i giovani italiani, e non per “espiantare il meglio giovani africani per rimpiazzare quelli europei che per motivi economici non fanno più figli”. “Magari a Lussembrugo c’è questa esigenza, ma in Italia vogliamo aiutare i nostri figli a fare altri figli e non ad avere nuovi schiavi per soppiantare i figli che non facciamo più”, ha sottolineato il ministro.

Il 15 settembre, Frontex ha reso noto che, nei primi otto mesi del 2018, il numero di migranti irregolari che sono entrati in Europa attraverso le quattro principali rotte migratorie, quali Mediterraneo occidentale, centrale e orientale e i Balcani, è diminuito del 40% rispetto allo stesso periodo del 2017.

Nei giorni successivi, un naufragio al largo della costa sud-orientale della Turchia è costato la vita a 2 donne, mentre altre 16 persone, tra cui 8 bambini, sono stati salvati dalla Guardia Costiera locale. Secondo quanto riferito dai soccorritori, i superstiti sono 15 iracheni e un cittadino siriano. L’imbarcazione era diretta verso la Grecia. Il 19 settembre, Medici Senza Frontiere (MSF) ha reso noto che le gravi condizioni del campo di migranti più grande d’Europa, sull’isola greca di Lesbos, stanno portando alcuni stranieri a tentare il suicidio. Ad avviso dell’organizzazione umanitaria, il sovraffollamento del campo e le pessime condizioni in cui i migranti sono costretti a vivere hanno contribuito a peggiorare lo stato mentale e di salute di alcune persone. “Senza spazio per dormire, senza cibo a sufficienza e con l’accesso minimo alle cure mediche i migranti sono davvero al limite”, ha reso noto MSF. Due giorni dopo, le autorità greche hanno annunciati che circa 2.000 migranti sarebbero stati trasferiti dal campo di Lesbos, sulla Grecia continentale.

Il 20 settembre, poco prima del un meeting di Salisburgo tra i leader europei, il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, ha dichiarato che l’Europa deve porre fine al gioco delle colpe sull’immigrazione e, al contrario, deve focalizzarsi di più sulla collaborazione con i Paesi stranieri per rafforzare i propri confini e diminuire il numero degli arrivi. “Invece di sfruttare politicamente la situazione dovremmo concentrarci su ciò che può funzionare, non possiamo continuare a essere divisi tra chi vuole risolvere la questione dell’immigrazione illegale e chi, invece, vuole sfruttarla per fini politici”, ha spiegato Tusk.

Il meeting informale dei leader europei a Salisburgo si è concluso senza una posizione comune. L’unico punto sul quale i 27 capi di Stato si sono trovati d’accordo è il coinvolgimento dei Paesi terzi, incluso l’Egitto. Nel comunicato successivo all’incontro, il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, ha riferito che, nonostante le diverse posizioni, tutti i Paesi europei ritengono che l’immigrazione illegale deva essere contrastata. A tal fine, sono state formulate alcune linee guida, tra cui il rafforzamento dei confini esterni e una maggiore cooperazione con i Paesi terzi. Secondo Tusk, la collaborazione non dovrebbe essere basata soltanto su scopi legati all’immigrazione, ma dovrebbe porre le basi per una partnership più ampia. In merito all’Egitto, il presidente del Consiglio europeo ha reso noto che, insieme al cancelliere austriaco, Sebastian Kurz, è stato avviato un dialogo con il presidente Abdel Fattah al-Sisi, che Tusk incontrerà domenica 23 settembre. È previsto che, nelle prossime settimane, vengano presi contatti anche con altri Stati africani. Sul piano della sicurezza interna dei Paesi europei, i leader hanno concordato di rafforzare le guardie di frontiera e la Guardia Costiera, anche se questioni come la sovranità e la dimensione di Frontex dovranno essere discusse in futuro.

Il 23 settembre, l’autorità marittima di Panama (PMA) ha revocato la registrazione per le attività di ricerca e salvataggio alla nave Aquarius 2, che non potrà più effettuare tali attività fino a quando non le verrà assegnata una nuova bandiera. Aquarius 2 sta continuando ad operare nel Mediterraneo, al largo della Libia, insieme ad altre imbarcazioni di Ong. Al momento dell’annuncio, Aquarius 2 si trovava in mare con a bordo 58 migranti. La decisione dell’autorità marittima di Panama indica che, una volta che Aquarius 2 giungerà in porto per portare gli stranieri in salvo, non potrà più operare se non troverà una nuova bandiera.

Il 24 settembre, il Consiglio dei Ministri ha adottato il decreto sicurezza e immigrazione all’unanimità. Nel corso della conferenza stampa a palazzo Chigi, Salvini ha spiegato che, con tale mossa, l’Italia non violerà alcun diritto fondamentale, ma garantirà i diritti delle persone ed i Trattati, adottando una disciplina più efficace. In merito a possibili posizioni contrarie e critiche, il ministro ha assicurato che non c’è alcun problema e che, se ci sarà una critica positiva, “cambierà, aggiungerà e arricchirà” i provvedimenti. Il decreto sicurezza e immigrazione prevede che gli immigrati che compiono reati mentre attendono l’approvazione della richiesta di asilo, le autorità italiane annulleranno tala richiesta, rimandandolo nel proprio Paese di origine. Salvini ha altresì spiegato che, grazie al calo degli arrivi in Italia, sarà possibile spendere 350 milioni per assumere dopo anni di crisi circa 10.000 tra uomini e donne delle forze dell’ordine, per garantire la sicurezza del Paese. Il decreto prevede anche un maggiore contrasto alla Mafia, attuato attraverso l’apertura di 4 sedi specifiche dell’agenzia dei beni confiscati ai mafiosi.

Il 30 settembre, i 58 migranti a bordo della nave Aquarius 2, in stallo in mare dal 23 settembre, sono sbarcati a Malta, in attesa di essere redistribuiti in Europa. I rifugiati, provenienti da Palestina, Siria, Somalia, Libano e Pakistan, erano stati tratti in salvo dall’imbarcazione gestita da Sos Mediteranee e Medici senza Frontiere in 2 gruppi al largo della Libia. L’Aquarius 2, tuttavia non aveva ricevuto il permesso di approdare in Italia, Francia o a Malta. Inizialmente, infatti, Parigi si era rifiutata di accogliere i 58 migranti nel porto di Marsiglia, asserendo che la nave avrebbe dovuto attraccare nel porto più vicino, in linea con le regole europee.  In seguito, il presidente francese, Emmanuel Macron, e il primo ministro maltese, Joseph Muscat, si erano accordati per trasferire le persone a Malta. Dopo essere stati trasferiti a bordo di una nave militare maltese in acque internazionali, i 58 migranti sono stati fatti approdare a La Valletta. Come d’accordo, le persone saranno trasferite nei prossimi giorni in Francia, Germania, Spagna e Portogallo. “Il governo di Malta ha partecipato a questo sforzo per motivi puramente umanitari e senza pregiudizio per la sua posizione sulle attività Sar, che rimane invariata” ha comunicato il governo maltese.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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