La Macedonia potrebbe entrare nell’UE e nella NATO dopo il referendum del 30 settembre

Pubblicato il 30 settembre 2018 alle 6:01 in Macedonia NATO

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Domenica 30 settembre, la Macedonia terrà un referendum per decidere se cambiare o meno il nome del Paese, così da potersi qualificare per diventare un membro dell’Unione Europea e della NATO.

Atene aveva imposto il veto sulle richieste macedoni di entrare a far parte delle due organizzazioni a causa di una disputa relativa al nome del Paese stesso. La discussione era cominciata quando lo Stato si era dichiarato indipendente dalla Jugoslavia, adottando il nome di Repubblica di Macedonia, in seguito al referendum avvenuto nel settembre 1991. La Grecia, la quale usa lo stesso nome per designare una sua regione interna, aveva chiesto al Paese di cambiare appellativo e aveva bloccato, fino a giugno, le aspirazioni di Skopje di entrare a far parte di UE e NATO. Tuttavia, Il 17 giugno, le due parti avevano firmato un trattato in base al quale la Macedonia aveva deciso di cambiare il suo nome in “Repubblica della Macedonia del Nord”, da ratificare per mezzo del referendum del 30 settembre, mentre la Grecia aveva acconsentito a sollevare il veto sull’ingresso del Paese nella NATO e dell’Unione Europea. L’11 luglio, la NATO aveva ufficialmente invitato Skopje ad avviare i colloqui di adesione che, qualora andassero a buon fine, la renderebbero il trentesimo paese membro dell’Alleanza.

Durante il referendum del 30 settembre, i cittadini dovranno rispondere a una sola domanda: “Si è a favore o contro l’entrata nell’Unione Europea e nella NATO attraverso l’attuazione del trattato relativo al cambiamento del nome?”. Il primo ministro macedone, Zoran Zaev, ha spiegato che l’entrata nella NATO porterà stabilità e sicurezza nel Paese, due caratteristiche necessarie per attirare investimenti nel Paese che, a detta sua, “non vive, ma sopravvive”. Il premier ha dichiarato di aspettarsi che il Parlamento adotti i cambiamenti costituzionali, se vincerà il “sì”, entro la primavera del 2019, una volta che la Grecia ratificherà il patto. Secondo le ultime indagini, circa 70% degli intervistati voteranno a favore del cambiamento del nome.

Tuttavia, in Macedonia sono attivi anche alcuni gruppi nazionalisti, tra i quali il partito United Macedonia, che ha legami con United Russia, del quale fa parte il presidente russo, Vladimir Putin, che stanno portando avanti una campagna per boicottare il voto. Mosca, infatti, considera l’espansione della NATO verso oriente come una minaccia alla sua sicurezza nazionale. Secondo Reuters, i nazionalisti stanno portando avanti la loro campagna per boicottare il referendum attraverso i social media, diffondendo fake news. Il segretario della Difesa statunitense, James Mattis, ha accusato la Russia di intromettersi nel voto cercando di reprimere l’affluenza. Da parte sua, il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, ha respinto le accuse, affermando che Mosca non ha fatto nulla che potrebbe essere interpretato come il favoreggiamento di un voto in particolare.

Anche se dovesse vincere il “sì” al referendum macedone del 30 settembre, non è certo che la questione venga risolta. Non è sicuro, infatti, che la Grecia ratifichi l’esito del voto, date le divisioni nella coalizione al potere ad Atene. Infatti, un partito di destra ha promesso di esprimersi contro la questione, quando questa verrà analizzata al Parlamento, nel 2019.

Tuttavia, i diplomatici occidentali ritengono che l’integrazione dei Paesi dei Balcani Occidentali nella NATO e nell’Unione Europea sia il modo migliore per stabilizzare e sviluppare una regione affetta ancora dall’instabilità scaturita in seguito alla guerra in Jugoslavia degli anni ’90.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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