Investimenti Energetici Cinesi in Africa: tra promesse e realtà

Pubblicato il 30 settembre 2018 alle 14:48 in Asia Cina

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La Cina investirà 60 miliardi di dollari per sostenere progetti infrastrutturali in ambito energetico in Africa nei prossimi tre anni, secondo quanto ha promesso il presidente Xi Jinping durante l’ultimo Forum per la Cooperazione Sino-Africana.

I progetti in ambito di energia dovrebbero essere tutti nelle energie pulite, tuttavia i mega-progetti realizzati e pianificati finora sul continente africano mostrano un crescente gap tra le promesse di cooperazione nelle nuove energie verdi e gli investimenti reali che vertono ancora su petrolio, gas e carbone.

Una delle principali problematiche dell’Africa è che due terzi della popolazione del continente non ha accesso a fonti energetiche affidabili, soprattutto nelle zone rurali. Attualmente il fabbisogno energetico africano viene soddisfatto per tre quarti dai combustibili fossili rappresentando ancora la maggiore fonte mondiale di emissioni di gas serra. Si tratta di un fabbisogno che ci si aspetta si triplicherà entro il 2040 e che rappresenta per l’Africa un imperativo: quello di essere in grado di fornire più energia affidabile e sostenibile alla sua popolazione.

È proprio in questo senso che la Cina entra in gioco. In un momento in cui la cooperazione globale sul clima è sempre meno definita, Pechino si è fatta portavoce della diplomazia e della politica globale sul clima impegnandosi a ridurre il suo utilizzo di combustibili fossili e a installare il più alto numero possibile di energie rinnovabili come solare ed eolico in patria e all’estero.

Il president della Banca per lo Sviluppo Aficano, Akinwumi Adesina, ha affermato che la lotta alla povertà energetica è uno degli obiettivi principali della cooperazione economica Cina-Africa. Obiettivo che si concretizza nei finanziamenti cinesi per lo sviluppo delle infrastrutture energetiche, soprattutto nell’Africa Sub-sahariana.

I finanziamenti cinesi arrivano tramite le banche nazionali per lo sviluppo come la China Development Bank e la Export-Import Bank of China che concedono prestiti ai dipartimenti governativi o alle aziende statali africane e ricadono sotto il coordinamento diretto della Commissione Nazionale per lo Sviluppo le Riforme (NDRC) del governo cinese. Tra le condizioni per la concessione dei prestiti c’è il coinvolgimento delle aziende statali cinesi a cui vengono assegnati gli appalti per la realizzazione dei progetti infrastrutturali.

I progetti e gli investimenti cinesi dovrebbero essere mirati a portare avanti la cooperazione sulle fonti energetiche pulite, ma questo non sembra stia realmente avvenendo. Secondo i dati dell’Agenzia Internazionale per l’Energia (IEA), il 44% della capacità energetica aggiuntiva sviluppata nell’Africa sub-sahariana dal 2010 al 2015 grazie agli appalti cinesi proviene da fonti energetiche tradizionali ed inquinanti come carbone, petrolio e gas. Il restante 50% è stato realizzato invece attraverso enormi progetti di infrastrutture idroelettriche con imponenti impatti negativi a livello ambientale e sociale. Se la Cina, da un lato, sta conducendo importanti investimenti nel solare e nell’eolico in patria, in Africa queste fonti rinnovabili rappresentano solo il 7% dei progetti.

Guardando agli investimenti, dal 2014 al 2017, le banche per gli investimenti cinesi hanno rappresentato i maggiori finanziatori dei progetti energetici in Africa all’interno del G20 con stanziamenti medi di 5 miliardi di dollari ogni anno, secondo un rapporto di Oil Change International. Di questi finanziamenti, i tre quarti sono stati destinati a progetti che ruotano intorno a petrolio e gas.

Perché, dunque la Cina promette investimenti in energie pulite, ma realizza progetti infrastrutturali nelle fonti tradizionali?

La ragione è da ricercarsi nella transizione energetica che la Cina sta realizzando internamente. Il tentativo di ridurre le emissioni inquinanti ha generato una forte pressione sulle aziende statali cinesi alle quali viene richiesto da un lato di continuare a trainare la crescita economica, dall’altro di aumentare l’impatto ambientale. Questo fa sì che le grandi aziende statali cinesi da sempre orientate sulle fonti energetiche tradizionali stiano cercando opportunità di investimento all’estero in progetti di estrazione che possano aiutare a soddisfare l’insufficienza di risorse energetiche in patria.

Se la Cina vuole portare avanti il ruolo di leader nella governance globale del clima, dovrà impegnarsi a riformare la sua politica di finanziamento dei progetti infrastrutturali negli altri Paesi e a virare verso progetti a basso impatto di carbonio. Questo permetterebbe di realizzare la trasformazione energetica sostenibile di cui l’Africa ha bisogno e di consolidare la posizione della Cina come leader della governance climatica globale, secondo l’analisi di The Diplomat.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e cinesi e redazione a cura di Ilaria Tipà

di Redazione

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