Corea del Nord: disarmo impossibile in queste circostanze

Pubblicato il 30 settembre 2018 alle 9:03 in Corea del Nord USA e Canada

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Il ministro degli Esteri nordcoreano ha riferito alle Nazioni Unite che il prolungarsi delle sanzioni sta accentuando la sfiducia verso gli Stati Uniti, e che in simili circostanze sarà impossibile che il Paese abbandoni unilateralmente il suo arsenale nucleare.

Il ministro degli Affari Esteri di Pyongyang, Ri Yong Ho, ha riferito all’Assemblea Generale dell’Onu che la Corea del Nord, nel corso dell’ultimo anno, ha intrapreso misure che mostrano “in maniera significativa la sua buona volontà”, quali l’interruzione dei suoi test nucleari e missilistici, lo smantellamento del suo sito addetto ai test nucleari, e la promessa di non proliferazione dell’energia e della tecnologia. “Tuttavia, non vediamo risposte dello stesso tenore da parte degli Stati Uniti”, ha lamentato il ministro, aggiungendo: “Se manca la fiducia negli USA, non ci sarà certezza nella nostra sicurezza nazionale, e in tali circostanze non sarà in alcun modo possibile che il nostro Paese si disarmi unilateralmente per primo”. Ri ha fatto riferimento a un comunicato congiunto rilasciato dai leader nordcoreano e americano, rispettivamente Kim Jong Un e Donald Trump, che aveva fatto seguito al vertice senza precedenti in cui, il 12 giugno, i due diplomatici si erano incontrati a Singapore per lavorare verso la denuclearizzazione della penisola coreana. In quell’occasione, Trump aveva promesso a Kim e al suo Paese che Washington avrebbe accompagnato tale disarmo garantendo la sicurezza di Pyongyang.

Se da una parte il commento pronunciato da Ri, sabato 29 settembre, ha rimesso in chiaro la prospettiva nordcoreana, che accoglie negativamente la reazione scettica degli Stati Uniti verso il suo piano di denuclearizzazione “a fasi”, secondo il quale Pyongyang vorrebbe essere ricompensata del suo impegno con lo sgravio delle sanzioni via via, per tappe graduali, dall’altra le sue parole sembrano aver rimesso sul piatto dei negoziati l’ipotesi di una denuclearizzazione unilaterale, che in passato il Paese aveva fermamente sconfessato.

“Gli Stati Uniti insistono su una denuclearizzazione prima di tutto, e aumentano il livello di pressione con le sanzioni per raggiungere il loro scopo coercitivo”, ha aggiunto il ministro nordcoreano, spiegando: “La percezione che le sanzioni possano piegarci è la chimera di un popolo che non ci conosce. Ma il problema è che  le continue sanzioni stanno accentuando la nostra sfiducia”. Nel suo intervento, Ri non ha fatto cenni alla possibilità di un secondo vertice tra Kim e Trump, ipotesi che invece era stata prospettata presso le Nazioni Unite dallo stesso presidente americano nel corso della settimana precedente. Invece, il ministro degli Esteri di Pyongyang ha sottolineato l’importanza delle tre riunioni che, nel corso degli ultimi 5 mesi, hanno messo vis-à-vis Kim e il presidente sudcoreano, Moon Jae-in, e ha aggiunto: “Se la parte in causa in questa questione della denuclearizzazione fosse la Corea del Sud e non gli Stai Uniti, la denuclearizzazione della penisola coreana non si troverebbe ora in questa impasse”.

La Cina e la Russia sostengono che il Consiglio di Sicurezza dell’Onu dovrebbe già ricompensare Pyongyang per i progressi effettuati fino ad ora, mentre gli Stati Uniti restano cauti e, come ha ribadito mercoledì 26 il segretario di Stato, Mike Pompeo, vogliono sollevare le sanzioni solo una volta che la denuclearizzazione sarà stata conclusa e verificata. Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha introdotto sanzioni contro Pyongyang all’unanimità dal 2006, nel tentativo di bloccare il programma missilistico e nucleare del Paese.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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