USA: sanzioni alla Siria se blocca il processo politico

Pubblicato il 29 settembre 2018 alle 12:29 in Siria USA e Canada

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Gli Stati Uniti e i loro alleati perseguiranno una “strategia di isolamento”, che include anche sanzioni, se il presidente siriano, Bashar al-Assad, ostacolerà il processo politico volto a porre fine al conflitto siriano, ha rivelato un diplomatico statunitense esperto della questione siriana, definendo il regime siriano “un cadavere fallimentare” tenuto in piedi da Mosca e da Teheran.

Nella giornata di venerdì 28 settembre, Jim Jeffrey, il rappresentante speciale americano per la Siria nominato dal Segretario di Stato americano, Mike Pompeo, ha riferito all’agenzia di stampa Reuters che Washington coopererà con gli alleati europei, asiatici e mediorientali per imporre severe sanzioni internazionali sulla Siria se il governo di Assad non vorrà collaborare alla riscrittura della costituzione del Paese e al processo che garantirà nuove elezioni regolari a Damasco. “Se il regime si opporrà, credo che a quel punto ci comporteremo come abbiamo fatto con l’Iran prima del 2015, ossia imponendo sanzioni internazionali estremamente severe”, ha spiegato Jeffrey, alludendo alle misure punitive imposte a Teheran a causa del suo programma nucleare e missilistico. L’inviato americano ha poi specificato che, anche qualora suddette sanzioni contro la Siria non dovessero passare all’interno del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, verranno comunque imposte tramite l’alleanza di Washington con i Paesi dell’Unione Europea e con gli alleati asiatici, e a quel punto gli Stati Uniti “si impegneranno a rendere la vita il più possibile dura per quel cadavere fallimentare che è il regime (siriano) e lasceranno che siano i russi e gli iraniani, che hanno causato questo caos, a ingegnarsi per tirarlo fuori dai guai”.

Jeffrey ha altresì affermato che Washington intrattiene ancora un dialogo con Mosca e sta cercando di convincerla a usare la sua influenza sulla Siria per persuadere Damasco a prendere attivamente parte ai negoziati e permettere ai suoi diplomatici di partecipare alle trattative di Ginevra.

Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, che include anche la Russia e gli Stati Uniti, ha mobilitato l’inviato Staffan De Mistura affinché spinga per ottenere un accordo su una nuova costituzione per la Siria, insieme a nuove elezioni e una riforma di governo. Il primo incarico di De Mistura, deciso dopo una riunione dei ministri degli Esteri di Stati Uniti, Egitto, Francia, Germania, Giordania, Regno Unito ed Arabia Saudita, tenutasi a New York giovedì 27 settembre, è quello di formare un comitato costituzionale e aggiornare l’Onu sulla situazione e sugli sperati progressi entro la fine di ottobre. L’inviato dell’Onu ha reso noto che sceglierà circa 50 membri di suddetto organo, tra cui sia persone fedeli al governo attuale, sia oppositori e membri indipendenti. La decisione inerente alla costituzione del comitato era stata presa durante le conferenze per la pace siriana tenutesi a gennaio nel resort sciistico Sochi, in Russia, e dapprima Damasco aveva acconsentito, per poi cambiare idea e rifiutare il progetto. Il governo siriano ha acconsentito a rilasciare una lista di candidati membri del comitato costituzionale nel mese di settembre solo in seguito a un incontro tra Assad e il presidente russo, Vladimir Putin. La Russia svolge la funzione dell’ago della bilancia nel contesto internazionale tra i vari Paesi e la Siria, sia sul campo di battaglia, dove ha aiutato, insieme all’Iran, le truppe del regime a riconquistare enormi porzioni di terra cadute nelle mani dei ribelli siriani, sia sul piano diplomatico, dove difende a spada tratta gli interessi di Assad con le altre potenze.

In questo contesto, Lavrov ha accusato il gruppo di Paesi fautori dell’incarico di De Mistura di voler minare gli sforzi compiuti ad Astana e fare pressioni sull’inviato dell’Onu solo per poter imporre la propria visione della risoluzione del conflitto siriano, il che sarebbe, a suo dire, un “grave errore”, in quanto spetta ai siriani decidere in che tipo di Paese vorranno vivere, e non può essere deciso da “strutture frutto di accordi delle potenze straniere”.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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